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Elaborare idee per un vivere umano e vivere moralmente bene per sviluppare progetti

Da Salvatore Agueci

Parlarsi tra organismi preposti.

“Gli uomini passano, le idee restano e continuano a camminare sulle gambe di altri uomini”. Questa famosa frase pronunciata da Falcone, nel contesto in cui la proferì aveva un senso, lui, infatti, era fermamente convinto che, qualora fosse stato ucciso, altri avrebbero continuato la sua opera e lottato come lui perché la mafia fosse sconfitta definitivamente.

Dopo di lui è stata utilizzata in altri contesti (probabilmente con significati diversi): si trova scritta esternamente a carattere cubitali, come leitmotiv, su una struttura per immigrati, costruita a Trapani in Via Salemi. Fermo restando il senso che le diede Falcone, esistono dei principi ispiratori di una moralità e civiltà, propulsori, che gli uomini sono tenuti a difendere, al di là di quello che a loro potrebbe capitare. Ma gli uomini non devono essere idealisti, devono camminare con i piedi per terra, sono loro che definiscono le idee e le coniugano, sono “incarnazione di idee in movimento” (Chiara Cantelli  in Delitto e Castigo di Dostoevskij, Newton & Compton Editori,, Roma 2004, p. 7) e le idee per Dostoevskij non sono “un modello trascendente della realtà, ma una forza vivente che produce e anima il mondo” (Pareyson).

Senza entrare nei dettagli filosofico-teologici secondo i quali ci si contende il movente deduttivo o induttivo come causa primordiale o definire la creazione originata dall’idea-amore ispiratrice di Dio, a livello antropologico sono gli esseri umani il fine della loro ideologia, non è il contrario. L’idea serve all’uomo come strumento ispiratore per raggiungere i propri obiettivi di felicità. L’idea, a sua volta, raggiunta da alcuni, diventa definitiva e fa parte dell’economia esistenziale, ma è sempre modificabile se si presentano i presupposti, dati dalla sperimentazione: solo quella divina è assoluta e immodificabile.

Ci sono idee giuste e idee sbagliate: anche i mafiosi hanno delle idee che per loro sono corrette e in nome di esse operano; la loro azione “morale” diventa l’obiettivo anche se sbagliato. Quello che rende le idee corrette è il momento in cui la mente si adegua a una legge naturale, successivamente a una legge positiva, imposta dagli uomini (anche questa deve essere, però, conforme alla legge naturale) e, poi, a una legge rivelata che pone il sigillo alla pienezza della verità.

Per cambiare gli uomini bisogna lavorare sulle idee, e per far questo è indispensabile la conoscenza, la cultura e l’educazione ad esse. La legalità che porta alla giustizia impone un cammino spesso lungo ma, una volta raggiunto, dà risultati duraturi (in questo aveva ragione Falcone). Il punto di partenza è però l’uomo: se non s’investe in formazione, qualunque repressione, senza convinzione, non ha gli effetti sperati. Violenza, infatti, innesca violenza fino all’infinito.

Le idee altrui, fino a quando non si conoscono e non si interiorizzano da divenire proprie, non contano nulla, non sono motivo di condivisione e di azione. Tra il pensiero e gli uomini stessi ci dovrebbe essere un’osmosi, ma le idee da sole, come gli uomini, semplicemente carne, se non si integrano e diventano l’uno ausiliario dell’altro, non producono “ricchezza”. Obiettivo umano e sociale è, allora, unire ideologia e prassi, pensiero e azione, anima e corpo, cultura e lavoro, spiritualità e materialità per ottenere ottimi risultati nell’individuo come nella società.

Per raggiungere questa finalità occorre un patto stretto tra Stato, con tutte le sue strutture, Chiesa e scuola. Questi organi devono parlarsi e collaborare perché si raggiunga un traguardo morale in cui gli uomini producano idee, le idee indirizzino gli uomini a vivere per il bene dei singoli, partendo dal bene comune, mettendo da parte l’individualismo, questo, a sua volta, crei progresso e spinga gli altri esseri umani ad andare avanti sentendosi concreatori della storia e non inutili esseri viventi, divenendo incomprensibilmente spesso “agnelli sacrificali”.

Erice lì, 28 luglio 2019

SALVATORE AGUECI


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