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Elezioni comunali 2016. il miracolo pd a varese

Creato il 23 giugno 2016 da Caval48 @carlovalentini

di CARLO VALENTINI

Domani si misurerà in direzione Pd l'abilità di Matteo Renzi nel cercare di uscire dal cul-de-sac in cui lo hanno relegato i risultati elettorali. Come ha già anticipato ammetterà la sconfitta, piuttosto generalizzata ma con qualche eccezione. Una, in particolare, non è stata celebrata a dovere: è rimasta nascosta sotto le macerie delle tante sconfitte e anche offuscata dalle due principali vittorie, Milano e Bologna. Eppure a Varese (81 mila abitanti) è avvenuta una rivoluzione. Nel cuore pulsante della Lega-valley dopo 23 anni il Pd ha riconquistato il Comune. Un miracolo, considerando il trend nazionale pidiessino, avvenuto in una roccaforte del Carroccio: qui la Lega conquistò ai suoi albori bossiani il suo primo sindaco. Da allora si sono susseguiti i successi (e i sindaci) leghisti (superando anche una vicenda giudiziaria che nel 2005 portò alle dimissioni del primo cittadino e al commissariamento del Comune) fino al brusco risveglio di domenica. Tanto che è proprio dalla catastrofe varesina che sta prendendo corpo il malessere interno verso Matteo Salvini. Scherzi della politica: fino a ieri i due Matteo baldanzosamente cavalcavano con l'appeal dei vittoriosi la politica italiana, oggi si ritrovano entrambi nell'angolo, sotto accusa.

L'eroe si chiama Davide Galimberti. E' riuscito a sconfiggere, a capo del solo Pd, la corazzata Potemkin. Infatti il candidato sindaco leghista ( Paolo Orrigoni ) era appoggiato da tutto il centrodestra: Lega, Forza Italia, Fratelli d'Italia, Area Popolare, oltre ad alcune civiche. Non solo. Orrigoni come capolista aveva messo Roberto Maroni, il governatore della Lombardia, che è varesino e qui ha incominciato la sua carriera politica. Quel nome doveva essere un traino. Non è stato così (solo 313 preferenze) e ora anche lui deve leccarsi le ferite.

Gongola il segretario regionale Pd, Alessandro Alfieri (44 anni, laurea in Economia alla Bocconi): "A Varese abbiamo messo la Lega con le spalle al muro. Maroni aveva chiesto a Renzi di dimettersi in caso di sconfitta a Milano, bene: non solo abbiamo tenuto Milano, ma abbiamo anche vinto a casa sua, forse sarà bene che pensi lui alle dimissioni".

Galimberti, 39 anni, è avvocato amministrativista, sposato, due figli, ha due tessere: Pd e Anpi (l'associazione dei partigiani, che tra l'altro sta bacchettato Renzi e si è schierata per il no al referendum costituzionale ). In campagna elettorale ha proposto anche un singolare spot coi suoi due figli under 10, Stefano e Matteo, che dicevano: "Papà sarà il sindaco perfetto perché farà il parco giochi e farà diventare la scuola più grande" .

E' riuscito a ribaltare lo svantaggio (5,1%) del primo turno. Ha vinto al ballottaggio col 51,8%, favorito dalla bassa affluenza (50,23% rispetto al 55,89% del primo turno), dal tracollo della Lega (passata dal 24% del 2011 al 16%), dal sostegno (esterno) di un candidato centrista che non aveva raggiunto (7%) il ballottaggio, Stefano Malerba, 50 anni, presidente del Rugby Varese, imprenditore del settore abbigliamento (proviene dalla nota famiglia del calzificio), che ha creato un suo movimento, Lega civica. Dice: "Gli unici dati politici certi al termine di questa campagna elettorale è che Galimberti è sindaco perché la Lega Civica si è schierata per il cambiamento e che il nostro soggetto politico si è affermato e legittimato sul campo di battaglia".

Insomma, il partito della nazione qui sembra avere funzionato. Anche perché il M5s non ha presentato una propria lista e la sinistra al di fuori del Pd ha racimolato quasi nulla.

Dice Galimberti: "la mia vittoria è segno dell'incapacità della Lega di fornire risposte concrete ai problemi del cittadini e del fatto che qui anche i grillini hanno votato per me. La mia giunta sarà composta al 50% da uomini e al 50% da donne e il mio stipendio sarà deciso, in parte, dai cittadini tramite un referendum online. Ho la grandissima ambizione di far tornare protagonisti i varesini, soprattutto quel 50% che non ha votato. Per fare questo il Comune di Varese deve tornare ad essere presente nei quartieri, nelle vie, e dare risposte concrete".

I vecchi leghisti locali, delusi, non hanno dubbi e lo spiegano senza remore: la Lega ha abbandonato le parole d'ordine del federalismo, della Padania e dell'indipendenza per trasformarsi in un partito genericamente di protesta con in più il flirt con Marine Le Pen e con CasaPound che ha di fatto collocato la Lega all'estrema destra. Una virata che avrebbe fatto scappare i militanti e i voti bossiani. Dice lo sconfitto, Paolo Orrigoni, 39 anni, a capo di Tigros, una catena di supermercati locali: "La sconfitta è mia, non credo che ci siano altri ragionamenti da fare".

In piazza del Podestà, dove vi è la storica sede della Lega, i giovani padani hanno affisso uno striscione: "Varés continueremo a difenderti". Ma il crack elettorale si abbatte su una Lega dilaniata, una vicenda che incomincia nel 2010, quando Bossi espulse Andrea Mascetti, fondatore di Terra Insubre, associazione culturale di studio delle tradizioni celtiche ma anche legale di tutti i Comuni e le Asl a guida leghista. Mascetti era in guerra con Marco Reguzzoni, bossiano, presidente della Provincia di Varese, poi capogruppo alla Camera. L'anno dopo si tenne il congresso e vinse Maurilio Canton, indicato sempre da Bossi, ma proclamato in mezzo a contestazioni e proteste dei delegati maroniani che tifavano per altri. Da allora non c'è stato un momento di pace tra le fazioni e alla fine è stato travolto anche Reguzzoni, diventato un bossiano ingombrante nella nuova Lega. Adesso lui così commenta il risultato elettorale: "Il centrodestra ha perso dappertutto. Oggi sono fuori dalla politica, faccio l'imprenditore. Io so che sono stato candidato fino al 2008 e l'ultima volta a Varese abbiamo preso il 69,9%. Al primo turno, ci tengo a specificarlo. Poi è stato criticato il modo in cui veniva gestita la Lega, è stato criticato il sottoscritto e io, a fronte di queste critiche e di questi modi di vedere la politica, ho preferito dedicarmi a fare l'imprenditore. I risultati che hanno raccolto dopo qualche anno, però, sono questi".

L'indiziato numero uno dell'insuccesso è, ovviamente, il leader leghista Matteo Salvini: "La sconfitta di Varese mi brucia. Ma quando governi da tempo è fatale che tutti si coalizzino contro uno e noi non siamo stati abbastanza blindati. E poi, diciamolo, non siamo stati abbastanza riconoscibili e convincenti".

Aggiunge Roberto Maroni: "La sconfitta che brucia di più per me è quella di Varese. Mi sono candidato per amore della mia città, ma siccome vedo sempre il bicchiere mezzo pieno dopo 23 anni di governo capisco che la sconfitta ci sta, è successo anche a Torino, è una questione psicologica. Non c'entra tanto la politica, ci sono alcune questioni che hanno determinato questa sconfitta: la prima è, com'è accaduto in molte altre città, la voglia di cambiare, a prescindere da come uno governa. Comunque

sono stato eletto e rimarrò a fare il consigliere comunale perché è un impegno che ho preso con i cittadini e che voglio mantenere, anche per essere la voce critica nei confronti della nuova amministrazione e del nuovo sindaco, a cui ho fatto i complimenti , così come li ho fatti a Beppe Sala, perché sul piano istituzionale è giusto che i rapporti vengano tenuti".

La vittoria del centrosinistra è arrivata nonostante il fuoco di sbarramento degli avversari sullo svolgimento di un Gay Pride, il 18 giugno. Il Comune leghista si era opposto, l'università aveva concesso il patrocinio e a sorpresa aveva sfilato anche il console americano Rami Shakra, in ricordo del massacro d'Orlando. Il centrodestra sperava di trarre vantaggio dall'ostracismo alla sfilata (duemila persone, Galimberti non ha partecipato "per evitare strumentalizzazioni") invece non è andata così.


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