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ELEZIONI GRECIA / 3 – La democrazia o la bancarotta? Se le banche decidono chi deve vincere

Creato il 04 maggio 2012 da Eastjournal @EaSTJournal

di Matteo Zola

ELEZIONI GRECIA / 3 – La democrazia o la bancarotta? Se le banche decidono chi deve vincere

La travagliata vicenda greca, che qui potrete trovare riassunta, arriva a uno snodo fondamentale: le elezioni. Temute dai mercati finanziari, usate dalla politica per ricattare quegli stessi mercati (invero con scarso successo), esse non sono altro che quello che sono: il fondamentale, benché più semplice e insufficiente, esercizio di democrazia. Nella Grecia della crisi le questioni sono molte, e molti sono i partiti che si fronteggiano: ben 32. Chi vincerà?

La banca d’affari Morgan Stanley fa sapere tramite una nota che le elezioni politiche in Grecia “hanno il potenziale per destabilizzare la già precaria situazione europea. Qualora i partiti che supportano il programma di austerity (per ricevere gli aiuti dalla comunità internazionale, ndr) non dovessero vincere, le conseguenze potrebbero essere drammatiche, con l’uscita della Grecia dall’area euro e il fallimento dell’intero progetto europeo”. Seguirà catastrofe nucleare, estinzione dei dinosauri, ritorno dei Maya con un astronave a forma di piramide.

Le affermazioni di Morgan Stanley sono gravi: in primo luogo perché allarmano i mercati, peggiorando la situazione debitoria dell’area euro. In secondo luogo perché non sono fatti suoi chi vince in Grecia, mentre così facendo influenza il voto e il comportamento dei Paesi europei di fronte alle elezioni greche.

Non è un segreto che l’Eurogermania guardi con apprensione al voto ellenico, ma non troppa. Berlino è abbastanza sicura di vincerle queste elezioni: i due partiti di principali, il Pasok (socialisti) e Nea Demokratia (conservatori) avranno la probabilmente la maggioranza. Male che va – la cancelliera e i suoi falchi ne sono persuasi – faranno una “grosse koalition” per tenere fuori le forze antieuropeiste di destra e di sinistra. Tanto soluzioni alternative non ce n’è. Poiché nè il Pasok nè Nea Demokratia potranno sperare di tenere in piedi un governo con forze che vogliono l’uscita della Grecia dalla Ue. E poi, in ogni caso, il prestito contratto tramite Fmi e Bce va restituito, piaccia o no. Altrimenti si chiama furto, e neppure l’Argentina è arrivata a tanto. Prima di sbarazzarsi del Fmi, Buenos Aires ha saldato il suo debito. Ma la Grecia non ha un soldo, cosa può saldare?

Torniamo a Morgan Stanley che conclude dicendo che “se il nuovo parlamento post-elezione non avesse una maggioranza stabile che si impegni a portare avanti le misure di austerity, le conseguenze potrebbero essere disastrose: i prestiti internazionali verrebbero bloccati e alla Grecia non rimarrebbe altra alternativa se non l’uscita dall’area euro, con ritorno alla dracma, un’enorme svalutazione e il ricorso alla stampa incontrollata di nuova moneta. Con tale scenario il contagio ad altri Paesi europei in difficoltà sarebbe inevitabile”. Insomma, non più un default pilotato, come è ora (adesso si può dire che non stanno “salvando la Grecia”) ma un default disordinato. Insomma, la bancarotta.


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