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[Elio] Due o tre cose a proposito del referendum… (e se vi ho rotto portate pazienza, ma I care)

Creato il 10 giugno 2011 da Margheritadolcevita @MargheritaDolcevita

Dall’intervista a Elio su Vanity Fair di questa settimana.

Lei e gli altri Elii vi siete spesi molto per promuovere i referendum.
«Certo. Il referendum è l’unico strumento di democrazia diretta. Ma ci hanno messo in testa, piano piano, che è una rottura di coglioni. “Oh, che cazzo, c’è da votare per il referendum…”. E invece è importante, bisogna votare e non accettare che arrivi uno che ti viene a dire di non andare a votare. Non sei d’accordo con le abrogazioni? Vai e vota no. Il fallimento per non raggiungimento del quorum è una cosa criminale. Non votare è come non innaffiare la pianta della democrazia».

Hanno detto che l’energia poi finisce.
«Provano a farci credere che senza nucleare non si va più avanti, ma in Italia coprirebbe una percentuale minima del fabbisogno. E infine vogliamo dire che, se non sappiamo gestire l’immondizia, forse è meglio non pensarci nemmeno alle scorie radioattive? Sa dopo quanti anni non è più radioattivo il plutonio? 242 mila anni. Vogliamo mettere queste cose in mano a Paolo Romani, che è quello che ha inventato Colpo Grosso?».

Poi però c’è chi dice che le pale eoliche deturpano il paesaggio. Sa, la storia del “Not in my backyard”, dappertutto ma non nel mio cortile?

«Io nel mio backyard la pala eolica la voglio. È bella come un mulino a vento».

Al di là di tutte le considerazioni scientifiche che si possono fare e che non farò in quanto non ne ho le competenze, io, di chi deve gestire questo genere di cose, non mi fido. Io sono terrorizzata all’idea di una centrale nucleare in mano a chi il potere ce l’ha ora e ce l’avrà nei prossimi anni se il vento non cambia. Non sto parlando degli ingegneri o dei progettisti ovviamente, ma di chi sta un po’ più su, di chi deve decidere il luogo, le modalità di smaltimento delle scorie e compagnia bella. Io non mi fido. Io non mi fido della politica energetica di questo governo. Non mi fido di Paolo Romani, non mi fido della Prestigiacomo, io mi chiedo come si possa seriamente pensare di affidare la progettazione del futuro energetico di una nazione a degli individui (e alla ghenga che li assiste) del genere. Ma stiamo scherzando?

Illustro uno scenario possibile e altamente probabile: centrale nucleare sulla golena del Po o sulle salse di Nirano, stoccaggio scorie nella piscina del delfino curioso all’Oltremare di Riccione, la cui gestione sarà affidata a un agopuntore omeopata e a un’igienista dentale.

E’ quello che tutti vogliamo no?

E a chi mi dice che se tutti la pensassero così l’Italia sarebbe un paese fermo dico ma magari, cazzo, ma magari. Sapete qual è il problema? E’ che prima di pensare alle cose nuove, bisognerebbe aggiustare quelle vecchie. Invece no, si lasciano quelle vecchie marcire, se ne iniziano di nuove che se va bene finiranno tra non so quanti anni e se va male faranno la fine di quelle vecchie e marce. Così facendo ci saranno sempre due Italie, non Nord e Sud o Ovest ed Est, no due Italie che viaggiano a velocità diversa: l’Italia dei treni ad alta velocità, dei Freccia Rossa, e l’Italia dei treni per pendolari, perennemente in ritardo, pieni di pulci, zecche e sporcizia, ad esempio. Se sei uno che la Freccia Rossa se la può permettere buon per te, ma se sei un pendolare è giusto che tu lo prenda nel culo tutti i giorni?

Io spero proprio che l’Italia si fermi e che risolva i problemi che già ha invece di crearne di nuovi in slanci tafazziani di scarsa ragionevolezza.



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