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Elio Petri: un Cineasta al di Sopra di Ogni Sospetto

Creato il 05 aprile 2013 da Dietrolequinte @DlqMagazine

Matteo Vergani 5 aprile 2013 Elio Petri: un Cineasta al di Sopra di Ogni Sospetto

Il cadavere di una donna ritrovato in appartamento. Il capo della Sezione omicidi di Roma impegnato in un’indagine intricatissima. E se fosse stato proprio lui ad uccidere la ragazza? Ma come condannare un cittadino apparentemente insospettabile? Generalmente noi tutti, vivendo in una società teoricamente civile, affidiamo ogni giorno la nostra sicurezza a persone il cui compito è quello di amministrare la giustizia per conto del popolo, così come vuole la teoria liberale di John Locke. Ma cosa accade se proprio coloro che hanno questo potere istituzionale si rendono protagonisti di un crimine? Una riflessione abbastanza approfondita sui meccanismi del potere e sull’immunità di chi lo esercita era già stata compiuta a suo tempo da un grande autore come Alfred Hitchcock, che dichiaratamente affermava di non aver fiducia nelle istituzioni poiché esse si ritengono al di sopra di tutto e di tutti. E proprio in film come Sabotatori o La taverna della Giamaica ci viene mostrato come coloro che regolano i meccanismi di giustizia e di punizione, nel momento in cui sono essi stessi a commettere un reato, sentendosi forti della loro posizione di superiorità sociale ed istituzionale finiscono per farla franca o almeno ci riescono fino all’arrivo dell’eroe che manda a monte tutti i loro diabolici piani. Non è poi un caso che, proprio nell’Italia repubblicana del 1970, a pochi mesi di distanza dalla terribile strage terroristica di Piazza Fontana a Milano, in un paese attanagliato dalla crisi politica e dalle lotte ideologiche, un autore come Elio Petri desse una sua personale interpretazione riguardo al tema dell’immunità istituzionale con una pellicola come Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto. Un’opera profondamente riflessiva che propone per la prima volta al pubblico italiano la possibilità che un garante dell’ordine e della sicurezza pubblica, resosi assassino in prima persona, finisca per condurre lui stesso l’indagine sull’omicidio di cui è segretamente autore, sviando le tracce e finendo per accusare e condannare persone innocenti.

Elio Petri: un Cineasta al di Sopra di Ogni Sospetto

La storia ruota infatti attorno alla figura del dirigente di polizia, il quale, subito dopo aver assassinato la sua amante e aver occultato le prove del reato, finisce per essere promosso a capo della Sezione omicidi e riceve il compito di indagare proprio sul delitto da lui commesso. In un primo tempo l’uomo è intenzionato a prendersi gioco delle istituzioni, e forte dell’immunità e dell’insospettabilità che il suo ruolo gli conferisce, inizia a lasciare volutamente degli indizi chiari e palesi, che però come previsto non conducono a lui. Dopo che alcune persone innocenti vengono arrestate però, l’uomo è attanagliato dal senso di colpa e finisce per confessare il suo reato, ma i risvolti saranno del tutto inaspettati. All’epoca della sua uscita, l’opera di Petri, autore già affermato nell’ambito della denuncia politica e sociale nel nostro paese, venne pesantemente criticata dalle forze di opposizione che facevano capo ai partiti di destra, i quali accusavano il regista di aver messo in cattiva luce le istituzioni dello Stato e di aver presentato gli eventi con l’obbiettivo di screditare il potere istituzionale. Diverse furono invece le reazioni della sinistra, la quale osannò il film come il primo documento in grado di svelare i meccanismi di immunità del potere eleggendo Petri a baluardo dell’ideologia rivoluzionaria.

Elio Petri: un Cineasta al di Sopra di Ogni Sospetto

Il regista però respinse apertamente le accuse provenienti dai vari schieramenti, affermando che il suo film voleva essere semplicemente il racconto di un uomo che finisce per abusare della propria posizione per coprire un crimine, finendo per dover convivere con i sensi di colpa e le conseguenze del proprio gesto. Ed in effetti è chiara l’influenza che Delitto e castigo di Dostoevskij ha esercitato sulla pellicola, così come l’atmosfera opprimente e di denuncia della burocrazia derivante dalle opere di Franz Kafka e la palese ideologia marxista di fondo. Ed è proprio con una frase profetica di Kafka che il film si conclude: «Qualunque impressione faccia su di noi, egli è un servo della legge, quindi appartiene alla legge e sfugge al giudizio umano». A garantire il successo al lungometraggio contribuisce inoltre la magistrale interpretazione di Gian Maria Volonté nei panni di un dirigente di polizia cinico e strafottente, oltre che cafone e segretamente depravato. L’attore, guidato dall’ottima regia di Petri, seppe dare un volto nuovo allo stereotipo dell’uomo di giustizia, finendo per impersonare un antieroe, una figura che si inizia ad odiare per poi amare inconsciamente.

Elio Petri: un Cineasta al di Sopra di Ogni Sospetto

Il regista vuole che il pubblico parteggi per la giustizia, ma una giustizia distorta, dove il crimine non paga e dove i più potenti la fanno franca. Concepito per essere il primo capitolo di una trilogia, proseguita con La classe operaia va in paradiso (1971) e La proprietà non è più un furto (1973), Indagine venne distribuito nei primi mesi del 1970, rischiando più volte di essere sequestrato e registrando un’affluenza di pubblico fino a quel momento mai vista. Una settimana dopo il suo rilascio si era classificato ottavo film più visto in Italia, e l’agitazione popolare seguita alla sua pubblicità fu uno dei motori scatenanti dei sentimenti di ribellione e di instabilità politica di quel periodo. Petri era dunque riuscito a smuovere le acque e a rompere un tabù fino ad allora considerato inossidabile: l’immunità del potere, presentata qui in abito giuridico ma velata minaccia alla classe politica.

Elio Petri: un Cineasta al di Sopra di Ogni Sospetto

Paradossalmente però, malgrado il film permise a Petri e a Gian Maria Volonté di aggiudicarsi entrambi un Nastro d’argento (anche Ugo Pirro ne vinse uno, in coppia con il regista, per il miglior soggetto) e all’attore un David di Donatello, il suo valore venne realmente riconosciuto solo all’estero, dove esso ottenne il premio Oscar come miglior film straniero e anche il Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes. La stupenda colonna sonora di Ennio Morricone fu talmente apprezzata da influenzare addirittura un autore del calibro di Stanley Kubrick. Ed oggi, a più di quarantatré anni dalla sua uscita, Indagine viene riproposto in versione rimasterizzata e digitalizzata, per poter permettere alle nuove generazioni di apprezzare un’opera che, oltre ad essere una storia avvincente, è anche un documento storico preziosissimo che testimonia i timori di un’Italia che mai più che oggi ci pare così vicina. L’8, il 9 e il 10 aprile 2013, in tutte le sale del circuito The Space Cinema, grazie ad un’iniziativa della sezione culturale The Space Extra, sarà dunque possibile ammirare di nuovo uno dei film italiani più importanti degli ultimi cinquant’anni. Si prega di non mancare!

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