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Elogio allo Sport per i 60 anni Rai (La Gazzetta dello Sport)

Creato il 04 gennaio 2014 da Nicoladki @NicolaRaiano
Elogio allo Sport per i 60 anni Rai (La Gazzetta dello Sport)Elogio della lentezza ma anche della qualità. Ecco, in piena celebrazione dei sessant’anni di mamma Rai ci viene in mente quanto sia stato sottovalutato il ruolo che, nella parabola della televisione verso l’era tecnologica, ha avuto lo sport. Sì, è vero, dopo tre mesi di trasmissioni sperimentali, proprio alle 23.15 di quel 3 gennaio 1954, con le immagini di Inter-Palermo, Lazio-Milan e un po’ di trotto, partì la prima puntata della Domenica Sportiva.
Ma nella storia tormentata della tv di Stato lo sport ha segnato anche alcuni dei principali punti di svolta. Uno dei più importanti fu sicuramente il Processo alla Tappa, presentato al Giro d’Italia ‘62 da Sergio Zavoli che lo aveva già sperimentato per 3 anni alla radio. Quanto gli sono debitori i conduttori di oggi! In un programma che già aveva il fiore all’occhiello delle prime moviole Zavoli non solo introdusse i primi salotti televisivi ma, ribaltando le gerarchie dell’epoca, diede il proscenio non ai campioni ma ai personaggi più ruspanti e quindi più popolari: dal polemista Taccone al «cantante» Zandegù.
Un decennio dopo quella lezione fu ripresa da Beppe Viola che completò il passaggio della Domenica Sportiva da trasmissione di servizio a contenitore di grande giornalismo, inteso come poesia e ironia sportiva applicata all’informazione. Era il ‘72 quando l’indimenticabile scrittore-umorista milanese realizzò quella che resta la pietra miliare dei servizi televisivi: lui in loden come un passeggero qualsiasi sul tram numero 15 in centro a Milano e davanti al microfono un Gianni Rivera che così non si era mai visto. Un cult di quegli spezzoni del passato di cui Rai Sport, quando slitta una gara di sci o la nebbia impedisce le dirette in movimento, delizia il popolo dei nostalgici televisivi.
E come dimenticare lo stile «urlato» di Bisteccone Galeazzi nel canottaggio o i sussurri di un giovane Gianni Minà alle prese con Ali a Kinshasa ‘74 o con Pietro Mennea a Mexico ‘79? Oggi chi prova a rallentare i ritmi per proporre questo giornalismo d’antan (tipo «Sfide») rappresenta un’eccezione. E, diciamo la verità, un mistero come quell’appellativo di «negro» al guardalinee etiope di Italia-Israele, forse mai pronunciata, che ai Mondiali di Messico ‘70 costò la sostituzione a Nicolò Carosio la Rai di oggi non potrà regalarcelo più. Meglio così?
Fausto Narducciper "La Gazzetta dello Sport"

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