Elogio degli e-book: intervista a Mauro Sandrini

Creato il 21 luglio 2011 da Tiziana Zita @Cletterarie

Sociologo e ingegnere, Mauro Sandrini ha pubblicato il suo Elogio degli ebook rigorosamente in ebook e lo ha messo in vendita a 99 centesimi, un po’ come Amanda Hocking, la giovane scrittrice americana che è diventata miliardaria vendendo i suoi romanzi a meno di un dollaro. Perché questa scelta futuristica e provocatoria? 99 centesimi è un prezzo simbolico?

Non c’è una scelta strategica dietro il prezzo a 99 centesimi. L’ho fissato così per il gusto della provocazione. Per vedere l’effetto che fa proporre un libro in questo modo. È stato anche un modo per sperimentare, non solo in termini di vendite, ma anche il rapporto che le persone hanno con l’oggetto libro. Per esempio ho saputo che alcuni non l’hanno acquistato “perché un libro che costa così poco di sicuro non è serio”. Trovo molto divertente questa considerazione che lega il valore del contenuto al prezzo. Anche se non credo che per tutti sia così e, anzi, il prezzo basso aumenta la divulgazione di un testo.

Sei diventato miliardario come Amanda Hocking? Insomma il tuo Elogio degli ebook a 99 centesimi lo hai venduto?  

No. Non sono diventato ricco con questo libro, però l’ho venduto. Fino ad ora mi sono divertito molto con l’auto pubblicazione. È come avere la possibilità di giocare con tutti i pezzi del sistema di produzione di un libro: da quello creativo della scrittura, a quello altrettanto creativo del marketing e della distribuzione fino alla vendita diretta. Trovo entusiasmante il poter “giocare” con ognuno di questi tasselli avendo da un lato piena autonomia, dall’altro un vincolo assoluto che è dato dall’ “utilizzatore finale”: il lettore.

Nel tuo libro parli del fatto che hai svuotato gli scaffali ed eliminato le librerie, ma non puoi aver sostituito i libri di carta con gli ebook, visto che in Italia i titoli in formato digitale sono ancora molto pochi: a meno che tu non li abbia rimpiazzati con testi in lingua originale, o scannerizzati uno per uno. Quanti dei titoli che avevi sei riuscito a ritrovare?
No, no… non ho svuotato completamente gli scaffali, quella utilizzata nel libro è un’allegoria. Sono un sentimentale anch’io e non riuscirei a liberarmi di certi libri. Però ho sgombrato il campo da tutti quelli che mi mettevano tristezza, come certi manualoni degli esami da ingegnere…
In generale ho fatto così: ho ripulito gli scaffali dai libri che non mi piacevano più. Li ho regalati, portati al mercatino delle pulci e i peggiori, smaltiti presso il centro raccolta rifiuti. Per quelli nuovi invece è più facile: compro libri di carta solo se non sono disponibili in versione digitale. L’unica eccezione a questa regola è quando devo fare un regalo. In quel caso l’edizione cartacea vince alla grande su quella digitale. Penso di essere piuttosto laico nel rapporto con l’oggetto libro e di non avere un rapporto feticistico: quel che mi interessa è quel che c’è scritto, non la scatola in cui i pensieri sono raccolti.

Se qualcuno si auto- pubblica come hai fatto tu, chi svolge i compiti che in genere spettano all’editore? Ad esempio, chi fa il controllo editoriale del testo? Chi sceglie la copertina? Chi si occupa del marketing? Hai fatto tutto da solo?
No non ho fatto tutto solo. Mi sono fatto aiutare da professionisti che conoscevo e da alcuni altri che ho incontrato per strada. Per esempio il fatto di proporre un testo a un prezzo basso mette l’acquirente nella disposizione d’animo di darti una mano se ti è scappata una svista. Se tu proponi un testo a 99 centesimi e ti è sfuggito un refuso il lettore non si sente “fregato” e te lo segnala. Così nel giro di pochi giorni gli errori se ne sono volati via… Questo non sarebbe certo successo se lo avessi venduto a 12-18 Euro come fanno alcuni editori blasonati che però non sempre offrono garanzie di qualità editoriale digitale. E di sicuro non accendono la disponibilità dei lettori a collaborare, visto che per quel prezzo ci si aspetta un prodotto perfetto.

Quali difficoltà hai incontrato nell’autopubblicazione?
La principale è stata quella della scrittura, che è poi la stessa difficoltà di chiunque scriva un libro.

Cosa consigli a chi abbia voglia di autopubblicarsi? Secondo te,  è comunque meglio tentare prima con gli editori tradizionali?
Francamente penso il contrario. Con l’autopubblicazione puoi fare i primi esperimenti senza attendere mesi o anni per vedere giudicato il tuo lavoro. Se il tuo lavoro riesce ad avere un minimo di diffusione, i feedback dei lettori arrivano subito e con questi puoi migliorare. Non è detto, infatti, che siano entusiastici. Però sono sempre sinceri. E questo è un valore.

Almeno bisognerebbe poter offrire entrambe le versioni, digitale e cartacea, visto che come dicevamo, in Italia il mercato dell’ebook è molto limitato.
Si, soltanto che offrire anche il cartaceo aumenta (molto) i costi vivi dell’operazione. È la strada che ho seguito comunque. L’edizione digitale distribuita su tutte le librerie online e quella cartacea acquistabile attraverso il sito del libro.

Una conseguenza del pas- saggio al digitale è che i ragazzi non sanno più scrivere in corsivo. Sempre più bambini e adolescenti scrivono solo in stampa-tello. Negli Stati Uniti il fenomeno è generalizzato. Il motivo è che per scrivere usano computer e tele- fonini: pigiano sui tasti. Anche in stampatello scri- vono male. Insomma sta scomparendo la capacità di scrivere con la penna. Che ne pensi?
Ne penso male. Io tento di usare la tecnologia senza venirne usato, ma è difficilissimo. Scrivere a mano significa avere un collegamento diretto col pensiero analogico, con le emozioni. Per esempio a te che effetto farebbe ricevere una lettera d’amore scritta a mano su carta profumata invece che con i caratteri standard di un’email sullo schermo del computer?

Un bell’effetto!

Questa domanda apre uno squarcio su uno dei problemi più grandi della rivoluzione digitale: quello di riuscire a coltivare la profondità dei nostri sentimenti, delle nostre emozioni, in una parola della nostra umanità. Che non è digitalizzabile. E non lo sarà. Ti ringrazio molto per avermi costretto a riflettere per rispondere a questa domanda. La terrò con me anche in futuro.

Come sostieni nel tuo libro, noi siamo fatti anche dei libri che abbiamo letto. Tu di quali libri sei fatto: quali sono i tuoi fondamentali?
Bha… non saprei. Quelli che sono stati fondamentali da ragazzo ora non li degnerei di uno sguardo. Ma non perché non siano libri di valore, ma perché li sento lontani nel tempo. Preferisco dirti quelli che per me sono libri fondamentali oggi. Per esempio una fantastica intervista di Rodolfo Braceli a  Gabriel García Márquez. Lo scrittore nel labirinto di ogni giorno (Perrone Editore) e un piccolo, grandissimo libro di uno dei personaggi più marginalizzati del Novecento: lo psichiatra galiziano Wilhelm Reich. In questo libro, scritto negli anni ’50 e destinato a non essere pubblicato, ci svela quelle profondità della nostra umanità che di solito rigettiamo e che, invece, ci posso aiutare a trovare uno spiraglio verso la felicità. Si tratta di Ascolta, Piccolo Uomo (Sugarco Edizioni). Da leggere senza avere paura di girare pagina.

Preferisci saggi, romanzi, o poesie?
Tutti e tre!

Oggi una nuova lobby sono le comunità su internet. Tu a quali appartieni? Cosa ci fai con i social network?
Non credo al concetto di comunità su internet. Per me le comunità sono quelle dove i rapporti fra le persone si consolidano nel tempo lento delle conversazioni. Non in quello velocissimo del real time in rete. Per un vizio del nostro tempo chiamiamo comunità anche agglomerati indistinti di persone che si riconoscono attorno a un interesse, per esempio quello dei libri. Nella maggior parte dei casi non si tratta di comunità, ma di segmenti di mercato. Di cui siamo quasi sempre inconsapevoli. Cerco di ricordarmelo ogni volte che entro dentro Facebook, o Twitter e ora Google+. Ma non è semplice evitare di scivolare dentro l’imbuto dei “social network”.

Leggi un libro alla volta, o tanti contemporaneamente?
Tanti, diversi e contemporanei. Molti iniziati, solo alcuni finiti. Quelli che porto a termine mi entusiasmano.

Dove vai in vacanza e cosa ti porterai: libri, ebook, o tutti e due?
Quest’estate niente vacanze causa crisi economica (a dimostrazione che col self publishing non si diventa ricchi…). Però il mare è vicino a dove abito per cui ci andrò con l’ebook reader per leggere un po’ di tutto e con un quaderno per scrivere – a mano – appunti su progetti futuri: editoriali e non.

Ci consigli qualcosa da leggere quest’estate?
Bhe… visti i tempi di crisi e i prezzi dei libri, consiglio spassionatamente di dare un’occhiata a libri free che si trovano (legalmente) in rete. Per esempio nel Freebox di Simplicissimus ce ne sono di bellissimi. Tra questi, tutti quelli di Wu Ming che pubblicano le edizioni cartacee con Einaudi, ma si sono riservati il diritto di fare quel che vogliono con le edizioni digitali. Si trovano tutti i loro bestseller da Q ad Altai. Secondo me il loro capolavoro è un’opera meno nota dal titolo: Asce di Guerra, scritto con Vitaliano Ravagli. Una storia sulla guerra di liberazione, sulla rivoluzione e sulla violenza. Una storia “forte” che qualcuno doveva avere lo stomaco di scrivere e loro l’hanno fatto. È uno squarcio sul quel lato oscuro dell’umanità che apre le porte alle degenerazioni del potere e da cui è bene vaccinarsi. Anche se guardare in certi antri può spaventare, a volte bisogna farlo. È una storia per lettori che hanno a cuore il mondo in cui vivono.


Per avere un’idea più precisa del libro di Mauro Sandrini, “Elogio degli e-book,” vi rimando al mio articolo “La scrittura trasloca“. Vorrei inoltre ringraziare Mauro che ha messo a disposizione di Cronache Letterarie un suo racconto inedito sulle biblioteche. Il racconto è  come un capitolo in più del suo “Elogio degli e-book”. Se volete scaricarlo cliccate qui!


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