Magazine Diario personale

Elogio della Libreria

Da Shadowriter1303

Oggi voglio parlare di qualcosa che, pian piano, sta sparendo. Non voglio fare il solito discorso “si stava meglio quando si stava peggio” ma elogiare un luogo che genera cultura e aggregazione: la libreria.

Qualsiasi libreria?

No. Non sto parlando delle varie grandi catene che troviamo un po’ ovunque in giro per l’Italia e non solo. Sto parlando della libreria gestita da quelli che, per me, sono degli eroi. Avere un’attività del genere, oggi, credo che sia un’impresa al limite del folle. Insomma, ci troviamo di fronte a uomini e donne che credono ancora nella cultura del libro e in tutto quello che essa rappresenta. Nonostante si legga sempre meno, nonostante si compri sempre meno.

Entrare in libreria

Quando entravo nella libreria di quartiere per la prima la prima volta ero piccolo. Avevo sei o sette anni. Mia madre voleva trasmettermi la sua passione per la lettura e aveva deciso di trovare qualcosa che facesse al caso mio. Per me era un mondo nuovo. Già entrare e trovarsi immersi in quel profumo di carta era una sensazione bellissima. Ovunque mi girassi c’erano libri di ogni tipo. Dalle guide turistiche ai dizionari, dai thriller ai saggi, dai libri per bambini ai testi scolastici. Copertine diverse e colori o foto che invitavano ad aprire il testo in questione. Passai diverso tempo in cerca di qualcosa che mi piacesse. Appena leggevo un titolo che mi interessava, guardavo subito la trama e leggevo la prima pagina. Ammetto di aver cominciato a leggere grazie al topo che andava di moda in quel periodo (no, non parlo di quello Disney).

Il rapporto con il libraio

Quello che più mi piace della libreria tradizionale è il rapporto che si crea con il libraio. I consigli che ti da qualcuno che ama il suo mestiere non sono orientati soltanto a vendere (ovviamente questa è una parte importante). Sono consigli di chi ha la tua passione. Man mano che vi conoscerete lui potrà aiutarti quando cerchi qualcosa ma sei indeciso. Non ha niente a che vedere con quello che potrebbe fare il commesso di una grande catena. Non c’è la stessa cura semplicemente perché sarebbe impossibile. Questo non è un punto d’aggregazione e di scambio di idee ma è l’equivalente di un supermercato. Entri e guardi l’immensa mole di libri con gli spazi dedicati all’ultimo best-seller di Ken Follet o di altri nomi a caso. Non hai più quello scambio di battute con il tuo libraio di fiducia che ti avvisa dell’uscita dell’ultimo romanzo del tuo autore preferito. Non hai più la possibilità di sentire che la moglie, che hai conosciuto una volta perché ha sostituito il marito ammalato, è incinta. In altre parole non c’è il calore umano che rende speciale entrare in una piccola libreria.

Le iniziative

Spesso, non dico sia sempre così perché non posso pensare di sapere tutto, le grandi catene si limitano a fare sconti su determinati editori o autori. Difficilmente ci sono iniziative che coinvolgano la comunità di lettori. Esistono delle eccezioni, chiaramente. Nella libreria di quartiere, invece, è più facile radunare un gruppo affiatato di lettori che possano anche utilizzare lo spazio offerto per metter su eventi di interesse culturale. Non parlo soltanto di presentazioni di libri di piccoli editori. Parlo anche della creazione di gruppi di lettura o di sere dedicate all’incontro con autori. In questo senso la libreria ha un ruolo fondamentale: il ruolo di centro di aggregazione culturale. Leggere è importante quanto avere uno scambio di opinioni con chi ha la stessa passione. Rimanere chiusi nella propria torre d’avorio non è salutare in nessun ambito, in particolare nell’ambito della lettura. Scoprire continuamente nuovi autori e nuovi libri la reputo una cosa fondamentale. Avere la possibilità di scambiarsi opinioni su un romanzo o su un saggio è altrettanto importante perché ci consente di avere più chiavi d’interpretazione per lo stesso testo.

La grande distribuzione sta uccidendo la libreria

Non lo scopro certo io che la grande distribuzione e l’ebook stanno decretando la lenta morte della libreria tradizionale. Sarei ipocrita a dire che non compro libri su Amazon perché, spesso, sono più convenienti. Però ho mantenuto l’abitudine di comprarne almeno qualcuno nella mia libreria di quartiere. Magari non saranno quelli che la terranno aperta ma cerco di sostenerla. Purtroppo credo che il destino sia segnato. Non so esattamente che cosa succederà dopo. Come sempre, chiudo dicendo che ci vorrebbe un serio intervento delle istituzioni per sostenere questi importanti custodi della cultura. Voi amate la libreria tradizionale o l’avete abbandonata in favore della grande distribuzione?


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