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Emanuele Severino, filosofo ” eterno “, testo di Vasco Ursini

Creato il 11 aprile 2019 da Paolo Ferrario @PFerrario

Sposto in modo maldestro un libro dallo scaffale della libreria e una pila mi viene addosso. Tendo le braccia, con istinto protettivo, per fermarne la caduta, come se i libri fossero figli, ma riesco a salvarne soltanto uno: La legna e la cenere di Emanuele Severino.

Gli altri precipitano rovinosamente a terra e forse non è un caso. Severino è il massimo filosofo italiano vivente, definizione persino riduttiva poiché andrebbe allargata almeno a tutto il secolo scorso.

Il libro che riprendo tra le mani, edito da Rizzoli, è del 2000 e presenta discussioni sul significato dell’esistenza, interlocuzioni con altri filosofi e studiosi di rilievo nazionale e internazionale.

La prima, tanto per gradire, è con Hans-Georg Gadamer sul pensiero greco e la scienza moderna. No, non è stato un caso aver afferrato quel libro, perché giorni fa avevo finito di rileggere l’eccellente ritratto che a Severino ha dedicato Marcello Veneziani in Imperdonabili. Cento ritratti di maestri sconvenienti. Novantasette sono morti e tre ancora viventi: Severino, Alain de Benoist e Roger Scruton. Ma il profilo su Severino è l’unico scritto con la partecipazione diretta del filosofo bresciano che, avendolo letto in anteprima, ha voluto fornire all’autore qualche utile chiarimento. Il dialogo che ne è venuto fuori, sull’impossibilità del diventar altro e da altro, è una breve, efficacissima dimostrazione di un pensiero forte che si erge e svetta fra tanti pensieri deboli o inesistenti.


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