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Emanuele Severino, IL NICHILISMO, citazione da: Emanuele Severino, Intorno al senso del nulla, Adelphi, Milano 2013, pp. 108-109

Creato il 07 agosto 2019 da Paolo Ferrario @PFerrario

IL NICHILISMO

Il nichilismo è il pensiero che, sin dall’inizio della storia dell’Occidente, ‘isola’ le cose – le molteplici determinazioni del mondo – le une dalle altre, e così le isola perché le isola da loro ‘essere’: isola, in ‘ciò che è’, nell’ ‘essente’, il ‘ciò che’ dal suo ‘è’.
L’isolamento delle cose dal loro ‘essere’ incomincia con Parmenide (col Parmenide quale è interpretato nella tradizione platonico-aristotelico-hegeliana): appunto sul fondamento di tale isolamento egli perviene all’affermazione della nullità del molteplice. Il mondo intero e l’intera storia dell’uomo sono cioè, per lui, soltanto ‘doxa’, opinione, illusione, “nomi”, cioè sono, in quanto tali, non-essere, ‘nulla’.
La struttura originaria del destino della verità è l’apparire del senso autentico dell’impossibilità che ciò che è sia il proprio altro e ‘quindi’ non sia. L’isolamento delle differenze del mondo dal loro essere implica, invece, per Parmenide, che ognuna di esse non sia, cioè sia nulla.
Implica che le differenze siano esplicitamente poste come nulla; e implica ( con Platone e poi con l’intera storia dell’Occidente) che, essendo intese come ciò che esce dal nulla e vi ritorna, siano implicitamente poste come nulla.
Questa implicitezza custodisce il segreto dell’Occidente, cioè ‘l’essenza del nichilismo’. Rimanendo all’interno di essa non è possibile evitare la convinzione profonda e nascosta che ‘le differenze siano nulla’. E’ necessario (secondo il senso che la necessità mostra nel destino della necessità) che esse, come già Parmenide vede, si distinguano dal proprio ‘essere’; ma egli identifica la distinzione alla separazione, all’isolamento.
E anche quando intende essere la negazione più radicale della separazione – per esempio e soprattutto con Hegel -, l’essenza del nichilismo rimane prigioniera di ciò che essa nega, perché intende unire ciò che peraltro essa intende come ‘originariamente’ separato ( le determinazioni “empiriche” rimanendo per Hegel separate dal loro essere e quelle “categoriali” essendo un ‘prodursi’ in cui ognuna di esse esce dal nulla della propria specificità); sì che ogni volontà di sintesi è destinata al fallimento.
Ogni differenza del mondo, ossia ogni ‘essente’, o ‘significato’, è cioè destinata ad esser pensata e vissuta come un nulla – anche quando si ritiene che un Dio eterno onnipotente possa salvare il mondo dal nulla.

(Emanuele Severino, Intorno al senso del nulla, Adelphi, Milano 2013, pp. 108-109).


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