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Emma Fighetti, la sarta della Resistenza.

Creato il 07 giugno 2019 da Luoghididonne
A Milano se ne é andata all'età di centotto anni, dopo una vita spesa all'antifascismo. Dopo l'8 settembre 1943 trasformò la sua sartoria in un rifugio per i partigiani, in deposito per la stampa clandestina, pur continuando ad esercitare il suo mestiere di sarta e vivendo in un condominio abitato dai fascisti, che le fecero correre dei rischi persino di arresto.

articolo di ©Patrizia Cordone giugno 2019 ©Luoghi di Donne, il blog di Patrizia Cordone. Tutti i diritti d'autore riservati. Si vieta tassativamente l'uso del "copia-ed-incolla" di tutti gli articoli riportati dal presente sito ai sensi delle disposizioni di legge a protezione dei diritti d'autore - copyright. Le infrazioni sono perseguite a rigore di legge contemplante i diritti d'autore presso l'Autorità giudiziaria territoriale competente.

Nata nel 1911 da una famiglia contadina residente presso Premeno, un paesino del lago Maggiore, all'età di venti anni si sposò e si trasferì a Milano, al quartiere Baggio. Qui lavorò presso una fabbrica di vernici, il cui proprietario ebreo fuggì a causa delle leggi razziali di Mussolini. Quindi Emma Fighetti dovette industriarsi con un'altra attività, sapendo cucire, diventò sarta, eccellendo fino al punto di riuscire ad avviare un laboratorio con alcune lavoranti. Dopo l'8 settembre 1943 assieme ad altre donne del quartiere si impegnò con la lotta antifascista, offrendo un riparo ai partigiani ricercati; giovani, che non volevano arruolarsi all'esercito fascista; nascondendo le armi rubate dai partigiani ai fascisti; portando il materiale di propaganda nelle fabbriche, persino nascondendolo in casa ed ovviamente cucendo sia fazzoletti che bandiere rosse, da cui il soprannome "la sarta della Resistenza". Giacché all'epoca mancava di tutto, persino la colla, lei trovò un surrogato con la miscellanea dell'acqua e della farina, ugualmente efficace per l'attacchinaggio dei manifesti utile ai ragazzini antifascisti. Non senza qualche pericolo svolse tale intensa attività, giacché tutti i suoi vicini di casa erano fascisti, peraltro gli stessi si rivolgevano a lei per la confezione dei loro abiti così come le amanti di qualche gerarca. Proprio una di costoro l'accusò di avere utilizzato gli avanzi di stoffa del suo abito per venderli, per sua fortuna Emma Fighetti potè dimostrare il contrario, avendo conservato le sue lavoranti i resti in un sacchetto con i ritagli. Finalmente la guerra giunse al termine, fu proprio lei a Baggio a fare un comizio e subito dopo con le donne del quartiere, ormai tutte militanti dell' Udi, Unione donne italiane, a sfilare con le biciclette in corteo, di cui conservava orgogliosamente la foto, che le ritraeva con una bandiera rossa, ovviamente da lei cucita usando una fodera degli abiti. Nel 2016 il ministero della difesa le aveva conferito la medaglia ed il diploma di partigiana. Continuò ad esercitare il suo mestiere di sarta fino all'età di novantacinque anni, quando un problema oculistico le impedì di cucire, pur tuttavia con fierezza era autonoma, non aveva perduto la sua caparbietà, occupandosi della figlia e della nipote fino alla sua scomparsa all'età di centotto anni.

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credenziali foto: il corriere della sera.


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