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Emma Marrone e i porti

Creato il 23 febbraio 2019 da Symbel

Durante un suo concerto la cantante salentina ha pensato bene di lanciare lo slogan “aprite i porti”, con il chiaro intento di prendere posizione contro l’attuale governo e la sua politica di immigrazione. Nei social la sua intemerata non è passata inosservata, spaccando in tre il suo pubblico. Da una parte abbiamo i fan irriducibili, i quali prenderebbero le sue parti anche nel caso avesse urlato di invadere la Polonia. Sono in gran numero, probabilmente la stragrande maggioranza. Poi ci sono le due fazioni che insozzano i social: una più organica, una sorta di agit-prop da salotto che si contrappone ad un’altra fazione, solitamente vicino alle posizioni di Salvini, ruspante ma piuttosto frammentata. Beninteso, entrambi violenti verbalmente, perché non esistono buoni contro cattivi, certamente nulla di nuovo, nulla che non si sia già letto a corredo di un post sui social del vippetto di turno, che sia uno chef o il figlio di un attore famoso.
La cosa sarebbe finita li, se non fosse che il consigliere leghista Virginio Caparvi si è lasciato sfuggire una uscita greve e sessista ovvero, cito riportandone a memoria il senso della frase (Pinketts), “anziché aprire i porti apra le gambe, possibilmente dietro compenso”
la cosa mi ha dato da pensare.
Durante una riunione di redazione, mentre sorseggiavo un birrone belga ad alta gradazione, compulsavo frettolosamente il mio terminale xiaomi alla ricerca di qualche spunto di conversazione, mi imbattevo proprio nella polemicuccia. Nel riportare agli astanti la notizia, la mia chiosa era identica a quella del Caparvi, ma posso assicurarvi che non c’era nessun astio, e soprattutto che l’ultima delle mie intenzioni era quella di portar disdoro alla Signora Marrone. Era una approvazione, greve e lubrica, fatta alla terza birra, lontano da visibilità, figuriamoci da incarichi istituzionali. Il fatto è che Virginio Caparvi era sobrio, sprezzante, e dunque non merita scusanti.

Dunque un artista, se lo ritiene opportuno, ha tutto il diritto di esprimere tutta la sua coscienza sociale e politica, e fin qui siamo tutti d’accordo. c’è però un problema di credibilità. l’impegno politico non è qualcosa che nasce all’improvviso, non è la classica folgorazione, ma è uno spirito critico che si forma e matura attraverso esperienze di vita, di lavoro, di letture e approfondimenti. Di curiosità della vita. Stiamo pur sempre parlando di Emma Marrone, non di un Guccini, De Gregori o dei 99posse.
l’impegno politico della Signora Marrone appare dunque posticcio, una posa, la voglia di ricevere consenso e apprezzamento dai salotti buoni italiani, di ospitate da Fazio, di gag a Propaganda live. Se non sia ha un pensiero proprio si può sempre prendere in prestito. È comodo e sicuro.
In una intervista nel 2013 se ne uscì con una dichiarazione simile: “Il mio sogno è abbattere l’iva, l’imu, l’ici. Secondo me le chiamano con queste sigle per farcele sembrare simpatiche”
Emma è questa, sempliciotta, ruspante, figlia di un populismo sgangherato, una che mangia il pollo con le mani, non una fica di legno da centro sociale. Te lo scrive uno che ti stima come donna e financo come artista.

Martin Sileno (redattore)

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