Ennio Cavalli – Poesie con qualcuno dentro

Creato il 13 dicembre 2014 da Carusopascoski

La memoria é un lanciafiamme
manda in fumo ovili e regge,
un fienile di cattedrali.
Fonde le serrature di ginecei
e sproloqui
forza le sedi di partito
entra in argomento all’improvviso,
poi divaga.

La memoria é lucido da scarpe
fosforo sui sassi della notte
solfeggio di fontana
rincorsa di sottana.
Si estingue ma non perdona.
La memoria, come ente morale,
ha un suo statuto.
Se vuole dimentica.
Se dimentica, torna sul luogo
del delitto.
Condanna un colpevole
in barba all’amnistia
oppure lo salva dal boia
col fuoco di sbarramento
di un bacio alla francese.

La memoria ha per simbolo l’antichità di un elefante
la memoria è un ruminante
nel giardino scalzo dell’infanzia.
E’ un cappotto rattoppato,
ogni toppa un lasciapassare.

La memoria si lascia coprire di insulti,
ma alla fine estrae il coltello.
E’ un acrobata in volo,
un filo teso fra sé e sé.
I suoi tatuaggi sognano ad occhi aperti.
Di notte posa nuda in terrazza,
se la blocchi contro la ringhiera
ti fa mordere dagli scorpioni.

La memoria é uno spazio ribelle
seguito da un volo cieco,
la sua tana una scala a chiocciola,
un lancio col parapendio.
Nei casi più ostinati lei stessa si dichiara
figura geometrica molto simile all’oblio.

***

Ai funerali del piccolo
si levò alta e indifesa
la bestemmia del padre.
Quel capriccio furioso
fu rifatto dai parenti prossimi
dagli amici più cari,
rimbalzò sull’altare,
spodestò il parroco.
La rabbia dei senza dio,
confessarono poi,
era non potersela prendere
con nessuno.

***

“Stammi vicino”, disse a se stesso.
“Ricambierai?”, si domandò.