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Enrico Palandri: Boccalone

Creato il 09 aprile 2018 da Fabriziofb

Tutte le sere esco dalla mia piccola casa in centro; fisco qualche arietta allegra alla bella luna di maggio e seguo con gli occhi quello che mi accade intorno; una passeggiata serena, tra i vicoli e le piazzette, fino a tardi senza incontrare nessuno, oppure fermandomi spesso a parlare con tutti;
le giornate passano, e io so di poter bighellonare.
Così, per molte ore sono assieme ai miei amici, altre sono solo, sto sempre piuttosto bene.
Adesso è gennaio, va molto peggio, e parlare di maggio, il bel maggio odoroso, mi fa piacere.
Anna ha una salopette bianca e una giacca rossa, non sempre naturalmente, solo ogni tanto.
(Enrico Palandri, Boccalone – storia vera piena di bugie, Bompiani, Milano 2011 p.7)

Bologna, 1977. Enrico (1), detto boccalone, ama anna. E anna? Be’, anna è fidanzata. O forse non lo è più. E magari resta a dormire da lui, da enrico. E forse si trasferisce proprio, anche se è giovane, non ha ancora finito le superiori. Magari, però, ogni tanto prende un treno e va a Roma a trovare un certo giocatore di basket. Mentre enrico, roso dalla gelosia, si dispera e si strugge.
Intanto, sullo sfondo della cittadella universitaria di Bologna, il movimento del ’77 pare essere agli sgoccioli, qualcuno già medita la fuga verso oriente, qualcun altro prepara l’uscita di un libro di una certa rilevanza politica…
Ma poi le stagioni passano, e il tempo è destinato a dissolversi in un turbine di incontri e di relazioni, di piccoli incidenti e di banale quotidianità – un vortice nel quale personale e politico, idealmente inseparabili, si intrecciano e poi fatalmente si districano.

In Boccalone, romanzo d’esordio pubblicato dal ventitreenne Palandri nel 1979, il naufragio di una relazione si fa metafora del tramonto di una stagione politica, o forse (ma in fondo è lo stesso), la fine di una stagione politica a fare da controcanto alla tormentata relazione tra anna ed enrico).
Recuperando il modello del romanzo di formazione, Palandri si affida alla voce del protagonista, che, tra sintassi sciolta, nessi logici allentati, ripetizioni, analessi e prolessi, andate e ritorni, esuberanza e ripensamenti, si rivela perfetta per rendere i tumulti interiori di un ventenne alle prese con una storia d’amore difficile.
D’altronde lui, enrico, è un boccalone, uno che non si controlla, e ha una bocca che “perde come un rubinetto che cola”…
In primo piano, dunque, c’è la dimensione intima del protagonista, ma è un aspetto che non risolve l’intero romanzo: al contrario, importantissimo risulta, nell’economia generale del racconto, il tentativo di registrare una realtà collettiva (2), strada già percorsa da Tondelli in Altri libertini.
Ma, se Tondelli riesce pienamente(3), e il soggetto del suo testo è indiscutibilmente un “noi”, il romanzo di Palandri è il prodotto di un fallimento/tradimento. E su questo recesso verso l’individualità, verso la sfera del personale, l’autore (e con lui il narratore intradiegetico) si interroga, e probabilmente è proprio questo stare in bilico tra il singolare e il collettivo, l’aspetto caratteristico di Boccalone, che è “storia vera”, perché basata su fatti e impressioni di boccalone-enrico, ma “piena di bugie”, perché in fondo tutti i personaggi ritratti nel romanzo, personaggi che non hanno facoltà di parlare se non per bocca (o per mano) di enrico, hanno sicuramente un’altra versione dei fatti, la cui mancanza intacca la veridicità del libro.
E il racconto è dunque tormentato tra il tentativo di registrare la realtà dura e pura (4), l’impossibilità di superare la percezione per arrivare al fatto, e il vago senso di colpa per aver abdicato al compito di raccontare una realtà collettiva, ritornando alla cara, classica (5) narrazione del singolo, per di più in prima persona.
A fare da corredo, c’è poi tutto il campionario delle citazioni e dei riferimenti del giovane aspirante scrittore, da Rimbaud a Woody Allen, passando per Majakowskij e Bob Dylan.
Ci sono, innegabilmente, le avanguardie artistiche, qui recuperate e riutilizzate livello formale, in una maniera un po’ vecchiotta – per esempio nella sovversione delle regole ortografiche e tipografiche – che è facile associare allo stile “sovversivo” della pubblicistica del settantasette. In questa scelta, più che comprensibile(6), si trova, mi pare, l’unico aspetto un po’ datato di un libro che per il resto, a quasi quarant’anni dalla pubblicazione, si legge ancora con grande interesse e forse un po’ di nostalgia: la nostalgia per un periodo storico che sembra sempre più lontano. Un periodo in cui l’idea romantica di far coincidere vita ed arte era ancora diffusa, e la riflessione teorica applicata alla politica, alla produzione artistica, alle relazioni, alla vita, non era appannaggio esclusivo degli addetti ai lavori, ma era sentita come un diritto (e forse come un dovere), se non da tutti, almeno da molti.

Boccalone, di Enrico Palandri, è proposto ai lettori italiani da Bompiani.

(1) Anzi, enrico, come scrive l’autore in spregio alle maiuscole, e così farò io, da qui in avanti.
(2)Idea che risponde e nel contempo tradisce il progetto, accennato nel libro, di pubblicare un volume collettaneo, Il vestito policarpico, che nelle intenzioni avrebbe raccogliere materiale non pubblicato nel famoso Bologna, marzo 1977…Fatti Nostri…(Bertani, Bologna 1977), documento essenziale per capire il movimento del ’77, curato, tra gli altri, dallo stesso Palandri.
(3)Anche se, ovviamente, attraverso un artificio: i dubbi espressi da Palandri, ammesso che si voglia “resgistrare” la realtà, e non già ricostruirla, colpiscono, retrospettivamente, anche il libro di Tondelli.
(4)Tentativo al quale l’autore si dedica abbracciando totalmente l’individualità, come testimonia il ricorso al discorso indiretto libero.
(5)“Borghese”, si sarebbe forse detto all’epoca?
(6) È vero, il ricorso a certe scelte d’avanguardia ha perso il suo valore sperimentale – ma qui, come in altri testi del ’77, non si tratta di una semplice imitazione, quanto di un’estesa citazione che vuole rivelare un’affinità ideale con lo spirito delle avanguardie…


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