entropiade

Da Robydick
seietrenta sveglia, tutto come ieri? no tutto diverso, cosa è cambiato? il calzino è sempre lì dove l'ho lasciato, il posacenere pieno, ma la cenere dev'essere volata via, non la riprendo più, vorrei riprendere le cose ma non posso, vorrei fermare qualcosa ma non riesco, papà com'è che la vite del rubinetto si svita da sola? non lo so amore, si svita perché non vuole restare dove la metti. forse è così ma certo non è vero, devo liquidare la domanda il tempo stringe, il cane vuole scendere... solito percorso? sempre lo stesso, sembra tutto uguale ma non lo è, cosa è cambiato? i piedi non calpestano i passi di ieri, il cane muove la testa a destra e a manca con qualche differenza da ambo le parti, una variazione a volte impercettibile, sempre le stesse cose e mai un deja-vu, dov'è l'abitudine, la ripetizione? ciao papà, buona giornata! anche a voi ragazzi, ciao! il treno, è sempre lo stesso, non lo so, mai lo stesso orario, cambia sempre, anche solo un attimo, cambia, quel ciuffo d'erba sul bordo della traversina l'avevo notato ieri, è schiacciato, cosa l'ha schiacciato? non riesco a rispondere a niente, mi faccio una domanda ma la risposta non fa in tempo ad uscire dalla testa che già è sbagliata.
ottoetrenta s'inizia a lavorare, togli dalla tasca il badge, le sigarette, fazzoletti, telefono, posa la giacca, attacca la spina del pc, pizza il monitor, pizzo il computer, posa nel cassetto le chiavi, metti a posto la borsa, prepara il documento del lavoro, telefona, compila rapportino, note spese, controlla il foglio presenze. quanta roba in cinque minuti e mai gli stessi tempi, dimentico una cosa, una la faccio prima l'altra dopo, varia l'ordine e l'intensità, ieri dico dai!, domani provo a fare come oggi e domani non ci riesco, qualcosa sempre cambia, devo pensare troppo a farla come ieri, poi non ricordo ieri come ho fatto, che palle, ma soprattutto chemmefrega di fare come ieri? che importanza ha? a cosa allude questa voglia?
trediciesettantotto, un orario che non esiste, mi sono rotto oggi, parto, la testa è partita, esco e me ne vado in un giardino, fanculo il lavoro, ho quelle domande, devo rispondere. quell'ansia di rendere il futuro prevedibile, sapere cos'accadrà, ripetere gesti, azioni già compiute e pretendere che all'azione ripetuta ci sarà la reazione già vista. pretendere, pretese, l'azione non è ripetibile e già questo è causa di reazione unica, l'irripetibile che procura l'imprevedibile, cerco il centro della gravità impermanente? la permanente non c'è. ah non c'è? prova a lanciarti dal settimo piano di un palazzo e vedi se non c'è! certo, ma se mi lancio 2 volte cado 2 volte in modo diverso, a velocità diverse, basta un alito di vento e tutto è diverso.
sono un uomo comune allora cerco i punti fermi, quelli che quando non ho risposte mi ancorano alla vita terrena in qualche modo, risparmiano il mio cervello da pensieri astrusi, voglio la tranquillità, vita serena, riposo o anche frenesia, la prevedibilità, e niente, non ho punti fermi, non ci sono, acquisto ora la certezza dell'incertezza cronica, tutto si trasforma, i percorsi di ritorno non esistono, credi di sì ma quando torni arrivi in un punto che non è lo stesso. vorrei riprendere le cose, fermarle ma non posso, non sarei di questo mondo, vivrei in altre leggi.
la legge di questo universo è il disordine mai ordinabile, non ne vedo altre di assoluta, completa, infallibile applicabilità, la seguo inconsciamente da anni solo mancava di codificarla, la conosco da anni nell'enunciato solo mancava di riconoscerla. una fede forse può risolvere, ma la ragione si scontra, non c'è riscontro, non ce ne deve essere per definizione se no che fede è, che ci faccio? tempo perso, oggi ci credo, domani riprendo a riflettere e non ci credo più, tanto vale smettere e decidere al ribasso. credere in cosa? sempre la solita solfa, tentare di piazzare un punto fermo, mettere paletti, recintare la propria esistenza che non è limitata dai margini d'azione fisica che sarebbero sempre limitati. posso limitare i margini d'azione mentale? una tortura insensata, una mente che accetta le limitazioni non fa altro che accettare qualcosa che supera i propri limiti ché se fosse il contrario ogni regola di vita codificata, ogni grande domanda con una risposta preconfezionata, sarebbe inaccettabile.
che confusione, nel pieno della contraddizione di rifiutare statiche definizioni e di cercare di codificarne una. meglio guardare i fiori di Giulia che ringrazio, quelle splendide foto di bellezze effimere che non pretendono né esigono, li si ama e basta se si vuole, vita breve, sola speranza una vita che loro segue e perpetui. tutti belli, confesso che la foto che amo particolarmente è quella dei fiori alle radici dell'albero, secolarità e fragilità in una sola immagine, come la vita che amo, quella che guarda solo al futuro vivendo l'istante, col dovere di costruire qualcosa da tramandare e la ricerca di piaceri e di bellezza, per non perdersi nella noia.
Ciao Giulia, grazie ancora per le bellissime foto.