Magazine Diario personale

Esemplari scientificamente interessanti che si incontrano sui bus in quel di Manchester

Creato il 17 dicembre 2013 da Juana Romandini @drawy82

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E no, adesso basta.
E’ da un anno che devo prendere l’autobus della speranza tutti i santi giorni. Vedo, seguo la regola tipicamente British dello stiff-upper-lip e metto via.
Ma quella di oggi non e’ stata l’ultima goccia. E’ stata uno tsunami.
Quindi ecco, facciamoci un bell’elenco dei casi da ricovero incontrati negli ultimi dodici mesi, Juana.
Roba che l’evoluzione umana piglia un cutter e si trancia le vene in diagonale.
This is Manchester, folks.
Se siete a stomaco pieno, fermatevi qui.

1. Il rap del Beckam scaccolatore

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Lo riconosci subito.
Cappellino a maglia liscia calato sulle orecchie, cuffie modello ripetitore NASA, bomber intortato dello sporco dell’epoca della Guerra di Crimea. Musica unz-unz che fracassa le orecchie – le sue e le tue. Insieme alle palle. Quelle diventano cenere sulla moquette dei sedili.
Si sistema per bene, lui. Gia’ che c’e’ si piglia due sedili, infatti, il secondo con le sue Nike incrostate. Che vuoi, un vero rapper deve stare comodo. L’etnia sceglietevela voi. Ce n’e’ per ogni Paese. L’espressione, sempre quella: da Crood.
La scatola cranica (vuota) rintocca al ritmo della musica di merda mentre lui, il beota, si scaccola. Perche’ no? C’e’ chi sul bus si passa il filo interdentale, chi si pettina, chi si taglia le unghie. Lui si scaccola. Ed e’ pure bella grossa, mica ce la fa a tirarla fuori, guardalo!
Ma il rapper vero ha la sua tecnica stura-lavandini. Lui vince sempre. Contempla soddisfatto il capolavoro d’arte nasale. Poi l’espressione cambia. Gliela puoi leggere in faccia, la domanda: e adesso?
Si guarda intorno. Ecco, ha visto la rete. Si prepara al rigore. Tu sudi a freddo. Sei sulla traiettoria tra lui e il gol.
Il rapper prende la mira… assume un’aria da gnorri… scarta… dribbla, e… GOL!!! La schianta dritta sulla moquette del sedile dietro di lui, con la forza di un Bolide di Quidditch lanciato da Fred Winsley.
Tu, ancora piegata per schivarlo, cerchi di evitare di chiederti su cosa sia seduta tu.
Quello che e’ successo sul tuo sedile prima di te e’ una cosa che deve restare nell’ignoto.

2. Milkshake al cioccolato? Ho paura di no.

Ebbene si’.
Ti siedi, vedi una colata lavica dal colore sospetto lungo tutto il bordo del bus e ti chiedi: sara’ cioccolata?
Quando il pugno t’arriva pieno sul naso capisci che no, non e’ cioccolata. Ma avresti voluto tanto che lo fosse.

3. Scusi, signore, ha perso qualcosa… EH???

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Chi si ricorda della canzone “Sotto al ponte di Baracca”?
Ecco.
Poniamo che invece del ponte sia un double-decker mancuniano. Poniamo che il famoso “omin che defeca”, che da piccoli immaginavamo come il nonnino in completo di tweed e cappellino chinato a sudare sette camicie sotto un ponte di notte, sia invece la versione vecchia del Crood-rapper di cui all’episodio 1 qui sopra. Poniamo che, scendendo dal bus, da dentro i pantaloni al Franchino d’Albione cada qualcosa. Tu pensi al portafogli. Al cellulare. A qualunque-cosa-ma-ti-prego-Signore-non-quello-che-penso-io.
E invece sì. E’ proprio quello che pensi tu.
Uno stronzo.
Non il tizio, no. Quello che e’ rotolato fuori dai pantaloni.
Era seduto. Era vestito. Come c’e’ riuscito?
Non ve lo dira’ mai. Il mago Casanova d’Albione non rivela certo i suoi trucchi al primo che capita.
(Tanto per essere precisi: stavolta era un bus della First)

4. Gli uomini preferiscono le bionde.

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Autobus mancuniano. Rigorosamente Stagecoach, rigorosamente un 192 – la linea piu’ interessante, antropologicamente parlando.
Sono le nove di un venerdi’ sera. Stai tornando a casa con la tua amica. Lungo il tragitto Stockport-Manchester gli zoo locali hanno aperto le gabbie e l’autobus s’e’ riempito di fauna. L’odore e’ quello di una birreria andata a male, il casino e’ quello del mercato del pesce il giorno del fuori tutto.
Un tizio raggiunge barcollando la prima fila dove siete sedute voi. S’aggrappa ai pali e, gia’ che c’e', ci picchia pure contro con la fronte. Prova a dire qualcosa, ma spara invece un rutto che e’ un’esplosione atomica. Dritto in testa alla tua amica. La tua amica si gira a guardarti scioccata. L’onda d’urto l’ha fatta diventare bionda. L’ossigeno comincia a mancarle, lo vedo dal colore che ha in faccia. Pare di essere finiti nei silos di macerazione della Holt.
E la cosa peggiore e’ che il ruttatore solitario voleva parlare con te, ma e’ in faccia a lei che continua a ruttare mentre cerca di riuscire a tirare fuori le parole.
“Praticamente mi sta facendo le meches” fa lei, rassegnata.
Tu!” fa il tizio – e che culo, dice proprio a me! Rutto. “Hai il ragazzo?”
“Oh, mica cosi’ affascinante!” cinguetto io.
Rutto. Rutto. “Usciamo?” Ruttoruttorutto.
Che avra’ voluto dire, dopo? Perche alla fine c’ha rinunciato.
Scende. La mia amica, intanto, si sistema le meches fresche di parrucchiere. Entri sul bus mora e ne esci come Paris Hilton. Gratis. Ti pare niente?
Il tizio spara una detonazione tossica in faccia all’autista. L’autista lo guarda e, senza scomporsi, gli fa: “Incantato!”
Fuori dal bus, il detonatore solitario s’aggrappa al primo albero di Piccadilly Gardens e ricomincia a ruttare.

5. Dita di fata

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E’ sabato, sopra il cielo di Manchester brilla una palla luminosa che il resto d’Europa chiama sole e sei in partenza per i Cotswolds con un’amica.
Ultima fila del bus, perche’ quando avete prenotato voi, due mesi prima, le prime file erano gia’ state tutte prese. I vecchietti hanno tempo e non aspettano tempo.
Affianco a voi, in ultima fila, una coppia di over-30 decisamente locale. Le mani di lui spariscono sotto la gonna di lei gia’ all’imbocco del Ring. Arrivati ai sobborghi di Birmingham la loro e’ diventata praticamente una procreazione assistita – da te e la tua amica, che sedete loro affianco. A proteggerli dagli sguardi indiscreti, il giacchino di lui, buttato con maestria sopra le loro teste, a coprire i loro volti dagli sguardi scioccati delle due pudiche italiane – ma che lascia scoperto tutto il resto e che di sicuro non puo’ celare la seduta molto composta di lei, gambe messe a V di Vittoria, ne’ l’ondeggiare impazzito del suo piedino taglia-40 nel mezzo del corridoio, praticamente a pochi centimetri da te.
E mentre i risucchi e i risolini vanno avanti, insieme alla tua amica tu ti dai da fare per trovare le solite telecamere di You’ve been framed!
Da qualche parte dovranno pur essere.

Prima o poi le scovero’.

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