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Esibire ricchezza: materiali preziosi per servire il cibo.

Creato il 17 settembre 2017 da Aldo @AldoLissi
Gli oggetti in argento ed in materiali preziosi hanno fatto sfoggio da sempre non solo sulle tavole di ricchi e nobili ma anche nelle rappresentazioni artistiche di pasti o banchetti da loro tenuti. Già nell'antica Roma essi erano utilizzati per abbellire ed esibire disponibilità economiche. Ma i significati associati al loro utilizzo non si fermano certo qui, essi ricoprivano anche importanti funzioni simboliche e cerimoniali, caratteristiche che rimasero per molto tempo e furono particolarmente forti a partire dal Medioevo.

Esibire ricchezza: materiali preziosi per servire il cibo.

(Natura morta, I secolo d. C., Napoli, Museo Archeologico)

L'argento era simbolo della lucentezza della divina eloquenza, ma anche dei martiri e della vita dei santi predicatori. L'oro invece era simbolo del divino e, al tempo stesso, il più alto segno di ricchezza, ma anche di Cristo e dell'eccellenza spirituale e temporale.
Ho parlato già in diversi articoli precedenti dei servizi di credenza, molto famosi e conosciuti, che diedero origine nei secoli ai magnifici apparati (documentati anche dall'arte) presenti nelle sale in cui venivano esposti all'ammirazione dei convitati utensili, piatti e bicchieri in materiali preziosi come oro, argento, cristallo o vetri lavorati e finissime porcellane.

Esibire ricchezza: materiali preziosi per servire il cibo.

(Christian Berentz, Cristalli e piatto di biscotti, fine del
XVII secolo, Roma, Galleria Nazionale d'Arte Antica)


Qui occorre precisare che, sebbene alcuni materiali rimasero preziosi nel corso del tempo e lo sono ancora oggi (argento ed oro sono gli esempi più comuni), altri invece lo furono per un periodo più o meno lungo poi, con i cambiamenti sociali, culturali e soprattutto con il miglioramento dei processi produttivi e l'abbassamento dei costi di produzione divennero materiali alla portata di un numero maggiore di persone.
Platina sosteneva che gli oggetti d'oro e d'argento che comparivano sulla tavola e sulla credenza, se erano regolarmente mantenuti lucidi e ben puliti, contribuivano significativamente ad incoraggiare l'appetito dei convitati.
Il secolo d'oro dell'argenteria fu il Seicento perché, con la nascita e sviluppo degli apparati scenografici barocchi, gli oggetti preziosi e scintillanti da tavola erano degli elementi indispensabili che completavano lo sfarzo generale. Proprio in quest'epoca la lista di oggetti e suppellettili in materiali preziosi si ampliò notevolmente. Similmente a ciò, il modo di forgiarli si arricchì di decorazioni e di forme nuove, in conformità con i  canoni barocchi, forti simboli di differenziazione sociale ed esibizione di potere e prestigio.
Successivamente con lo sviluppo e diffusione del ricco ceto borghese  tutti questi oggetti divennero simbolo di ricchezza e prestigio del ceto nuovo ma anche, per certi versi, di continuità con il passato nei simboli e significati.

Esibire ricchezza: materiali preziosi per servire il cibo.

(Pietro Longhi, La visita al Lord, 1746, New York, Metropolitan
Museum)

Nell'Ottocento la maggior parte dei simboli associati agli oggetti in materiali preziosi rimasero, due sono gli esempi che su tutti meritano attenzione e fanno al tempo stesso da esempio: Le memorie del capocuoco di Ludwig II re di Baviera, in cui sono narrati gli sfarzosi allestimenti per pranzi e banchetti e la presenza di un magnifico servizio di posate d'oro e, similmente, nella descrizione del banchetto offerto dalla famiglia Buddenbrook nell'omonimo romanzo di Thomas Mann ad alcuni invitati selezionati, compare una saliera in oro massiccio, sicuro retaggio di usi e tradizioni provenienti dal passato.
Nel Novecento la presenza di oggetti forgiati nei materiali preziosi rimase (e del resto è presente ancora oggi), simbolo di differenziazione sociale ma, soprattutto in questo secolo, anche desiderio di sperimentare artisticamente, proponendo nuovi stili e modi di concepire gli oggetti, con forme che in alcuni casi risultano attuali anche oggi.

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