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Ettore Torri sul doping "Se non fosse dannoso, andrebbe legalizzato". Parole che fanno male...

Creato il 07 ottobre 2010 da Aruotalibera
"Il doping  se non fosse dannoso per la salute degli atleti, andrebbe legalizzato". "Non sono l'unico che lo dice; ultimamente tutti i ciclisti che ho interrogato hanno detto che tutti si dopano". "Più lavoro in questo campo e più mi meraviglio della diffusione del doping. Non credo che il doping verrà estirpato". Tre frasi che mettono alla dura prova le coronarie di tutti gli appassionanti e gli amanti del ciclismo. Tre coltellate che feriscono e indignano tutti coloro che credono in questo sport e in un modo o nell'altro ne fanno  parte. Sono parole che colpiscono in quanto non sono frasi superficiali e scellerate prese da un dialogo tenutosi al bar sport, bensì sono dichiarazioni ufficiali di Ettore Torri, capo della procura antidoping del CONI. Le parole di Torri hanno  il suono di una resa, di un uomo di 79 anni, da decenni paladino dello sport pulito e guerriero di mille battaglie contro i nemici dell'etica sportiva, pensieri ad alta voce di un uomo disilluso e soprafatto dal proprio eterno nemico che si arrende quindi al presunto "sistema doping". Paradossalmente sarebbe come sentire Batman dire "E' impossibile sgominare il crimine da Gotham City" oppure il capo antimafia esclamare " In sicilia sono tutti mafiosi, se non fosse illegale la si potrebbe legalizzare". Il così fan tutti non è un corretto modo di vedere le cose.
IL PALADINO. Sono dichiarazioni che fanno male, perchè Ettore Torri è una celebrità nel settore, un esempio e un'icona da anni. E' lui che ha portato avanti le inchieste più proficue rintracciando e punendo i colpevoli e ottenendo risultati encomiabili. Era Torri a capo della famigerata Operation Puerto, quando fece confessare Basso e Scarponi e gli inflisse una pesante, ma giusta, squalifica di 24 mesi. Sempre Torri portò avanti l'operazione "Oil for Drugs" che tra il 2004 e il 2007 coinvolse Danilo di Luca, il dottor Santuccione, Eddy Mazzoleni e l'atleta Giuseppe Gibilisco. Ancora lui fu il paladino che si battè contro Riccardo Riccò mandando anche il cobra nel purgatorio degli squalificati per 2 anni. Sempre l'incorreggibile Torri si battè contro Valverde, tanto che la sua fu l'unica voce che in Europa chiese la sospensione dell'atleta spagnolo. Di nuovo lui quest'estate ha preso in mano i freschi fascicoli Petacchi e Pellizotti. Insomma, quando si tratta di doping, lui c'è sempre. Lo fiuta, lo trova e lo combatte punendo i colpevoli; ormai da numerosi anni. Lo ZENIGATA della lotta alle sostanze dopanti.
TUTTI DOPATI. Ecco perchè queste parole fanno male. Pechè significherebbe che i sacrifici di Basso e Scarponi per tornare al ciclismo sono stati vani e sono solo una presa in giro? Significa che un'icona del ciclismo pulito come Damiano Cunego è in verita un imbroglione? Allora anche la nuova stella Vincenzo Nibali non andrebbe avanti con la farina del proprio sacco. No.Non è giusto fare di un'erba un fascio. Non è giusto mettere tutti nel calderone dei bari. Il ciclismo, non lo si deve nascondere, è forse lo sport  più macchiato e colpito dal cancro del doping che pian piano si nutre di nuove cellule. E' però lo sport con più controlli e quello che in assoluto ha pagato di più in termini di credibilità e valori etici. Proprio per questo motivo si è imposto di cambiare, di lottare contro questa malattia. In altri sport si deride il ciclismo, si guarda altrove, ignari che il problema esiste quasi ovunque e andrebbe cercato e combattuto. Il ciclismo lotta  invece da anni contro il doping, e non c'era scritto da nessuna parte che sarebbe stato facile. La maggior parte degli atleti in gruppo è leale e pulita, ed è soprattutto a loro che queste parole fanno male, a chi vede che i furbetti la fanno franca mentre chi dovrebbe combatterli getta la spugna. Una bella perdita di credibilità per Torri e la procura antidoping, con che faccia terrà i prossimi interrogatori con i corridori sospettati, dopo aver dichiarato che tanto tutti si dopano?IL PENTIMENTO. Nelle ore successive Ettore Torri, presumibilmente richiamato all'ordine dalle alte cariche del CONI, ha ritirato tutto definendo il suo uno "sfogo" e non un modo per gettare la spugna. Le sue sarebbero quindi state parole di un uomo colto da un momento di debolezza e di sconforto, forse anche a causa della nuova ondata di indagini partita nel 2010: in Italia attualemente ben 9 procure hanno dei procedimenti aperti su fatti di doping e sostanze proibite. Ad ogni modo nella vita si cade e ci si rialza. Si potrà perdonare queste dichiarazioni a Torri, sperando che da questo episodio ne esca più forte, a patto che torni a combattere contro il male dello sport e del ciclismo. Numerosi ciclisti hanno nel frattempo preso le distanze dalle dichiarazioni schock del procuratore antidoping, l'UCI ha condannato tali affermazioni e numerose squadre tra cui la Liquigas hanno manifestato l'intenzione di procedere per vie legali. Parole che fanno male...a Torri stesso in primo luogo.
I problemi ci sono. Il doping è una pianta cattiva, ramificata e difficile da estirpare. La lotta però deve andare avanti, proprio grazie all''esempio di ciò che Ettore Torri ha saputo fare in passato.  Il fenomeno esiste e va affrontato; sapendo però che la mela marcia non significa che tutto l'albero sia infetto. Certo le parole di Torri  hanno fanno male, ma non ci toglieranno il sogno di  poter vedere un giorno un ciclismo pulito e senza il doping.

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