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Eurogruppo, braccio di ferro su Mes ed Eurobond

Creato il 08 aprile 2020 da Retrò Online Magazine @retr_online

Il presidente dell'Eurogruppo Centeno ha dichiarato con un tweet che qualche progresso verso l'intesa è stato fatto ma di accordo non se ne parla ancora.

Qualche piccolo passo in avanti ma niente di più. Continua il lungo braccio di ferro in Ue tra chi vorrebbe introdurre strumenti nuovi per affrontare la crisi sanitaria ed economica e chi non ammette ulteriori strumenti oltre a quelli già esistenti, come il Mes.

Il nocciolo della questione è la condivisione del rischio di debito. Argomento non di certo inedito nelle sedi europee. Da una parte c'è chi come l'Italia chiede l'introduzione degli Eurobond per trovare nuove risorse, affiancata non solo dai paesi dell'Europa meridionale come Spagna, Grecia, Portogallo ma anche da Francia, Slovenia, Lussemburgo, Belgio e Irlanda. Dall'altra ci sono i cosiddetti "rigoristi del nord", Germania, Olanda e Austria in testa, che non vogliono in alcun modo fare delle concessioni accollandosi una parte del rischio di debito pubblico dell'Europa meridionale.

Di certo, se l'argomento dell'Europa del Nord è sempre stato quello basato sul merito e sulla capacità di aver tenuto i conti in ordine a differenza dei paesi del Sud, ora è difficile attribuire le responsabilità dell'epidemia al comportamento del singolo stato.

L'unica apertura, che potrebbe vedere favorevole anche Germania, è un Mes a condizionalità minima, cioè che i soldi dati agli stati che ne facciano richiesta vengano impiegati solamente per far fronte all'emergenza. Un'altra proposta messa sul piatto dal ministro delle finanze francese, Bruno Le Maire, è quella di un Recovery Fund per raccogliere i fondi necessari a rilanciare l'economia con obbligazioni firmate dall'Ue e non dai singoli stati membri.

Tuttavia, non ci sarebbe nulla di più sbagliato che affermare che l'Europa sia rimasta a guardare in questa emergenza. La Bce ha avviato il , un piano straordinario di acquisto di titoli di stato da 750 miliardi di euro. Si sta lavorando al piano Sure, 100 miliardi di euro, per finanziare la cassa integrazione dei lavoratori colpiti a cui si aggiungono altro 240 miliardi di finanziamenti a tasso agevolato per dare liquidità alle imprese.

Insomma, il dibattito in corso tra i paesi membri dell'Ue non è di natura squisitamente tecnica su come affrontare l'emergenza. Si tratta, piuttosto, di un confronto politico sul portare la solidarietà Ue a un altro livello e far progredire l'Unione economica creando una mutualità del rischio sul debito pubblico.


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