Exodus – dei e re: la recensione ★★★☆☆1/2

Creato il 24 gennaio 2015 da Ivan

Girato in un lasso di tempo irrisorio, Exodus - Dei e Re costituisce il ritorno di Scott al genere storico, quello che sicuramente maggiore fortuna ha portato negli scorsi anni al cineasta britannico. Forse perché a detta di molti costruito come ennesima rappresentazione di scontri individuali già a capo di opere precedenti del film-maker, è stato accolto a dir poco freddamente. Cerchiamo allora di sfatare alcune false voci che girano attorno al film, o quantomeno di fornire una visione opposta a quella preponderante che circola in questi giorni, magari sforzandoci di controbattere alle accuse che vengono frequentemente mosse all'opera.

Exodus dedica poca attenzione ai personaggi di contorno? È vero, alcune pecche la sceneggiatura di Steven Zaillian ( Schindler's List) ce le ha, ma sorprendentemente tutti i personaggi descritti dalla fonte letteraria trovano una loro rappresentazione realistica e accurata, il che non era scontato in un film che, come dice qualcuno, altro non è che uno scontro tra due fratelli. Il cast di soli attori bianchi rende l'opera fastidiosa? Falso: alcuni volti noti resi irriconoscibili dal make-up sono veramente credibili calati nei panni degli antichi egizi, si pensi al faraone Seti interpretato da John Turturro o alla Tuya di Sigourney Weaver. Le licenze del regista sono troppe? Vero il contrario: l' Exodus di Scott è anzi un ritratto molto vicino a quello narrato nella Bibbia. E via discorrendo si potrebbero confutare molte delle cospirazioni di cui il film è vittima...

Conscio di come l'attenzione del pubblico vada scemando con lo scorrere del minutaggio, Ridley Scott riserva una maggior accortezza nella messa in quadro della prima parte per poi catalizzare l'attenzione sull'azione della seconda. Per quanto riguarda la descrizione dei personaggi, i rapporti tra di essi (basta una lancia scagliata da Bale per descrivere le gerarchie tra i due principi) e i rispettivi caratteri, tutto ciò di cui necessitiamo è già detto nel giro di una manciata di minuti, cosicché quando una profezia rende Ramses (un irrequieto Joel Edgerton) insicuro nei confronti di Mosè sappiamo che gli avvertimenti pronunciati dalla sacerdotessa del faraone nella prima scena non cadranno nel vuoto e che costituiranno invece l'elemento primario intorno al quale si svilupperà il kolossal. Il modo in cui la Storia procede è familiare, le ambientazioni in cui si svolge pure (anche se un plauso per la scelta delle location è d'obbligo), ma nonostante qualche anacronismo la sensazione che si respira è veramente quella che tutti immagineremmo di provare se fossimo teletrasportati nell'Antico Egitto. Visivamente questa prima parte trae i suoi elementi migliori più dallo splendido cartoon Il principe d'Egitto (si veda come è stato truccato Ramses) che da I dieci comandamenti di De Mille. Nel secondo tempo, Scott si sfoga con un po' di effetti speciali, riuscendo a descrivere le cruciali dieci piaghe non in maniera didascalica, cosa che avrebbe reso questa sessione centrale indigesta, bensì con una vera e propria escalation di fenomeni concatenati tra loro (o almeno questo ci viene suggerito da un consigliere del faraone). Ampie panoramiche e inquadrature mozzafiato riescono a facilitare lo spettatore nella visione di un kolossal che non è piaciuto troppo forse perché non del tutto congruente con l'idea di film mainstream che molti hanno. Scott infatti non dedica troppa cura a sviluppi che avrebbero reso il suo film un tantino più vicino alle aspettative del pubblico. Un esempio su tutti quello del matrimonio con Zipporah (Maria Valverde), del tutto marginale nello scorrere della vicenda, per quanto messo in scena in maniera ineccepibile.

Il merito di Scott costituisce essenzialmente nell'aver dato vita ad un ritratto fedele di un evento centrale nella Storia del popolo ebraico senza troppi fronzoli o divagazioni, in buona sostanza senza inutili attualizzazioni. Il mondo dell'Antico Testamento è complesso e Ridley si limita a comunicarcelo: spiegarlo sembra davvero arduo per un film ad alto tasso di intrattenimento come questo. A Exodus allora si possono oggettivamente rimproverare davvero poche cose. La sceneggiatura costituisce evidentemente un problema soprattutto nei difficili scambi con Dio (a tal proposito i pochi spunti contenuti nell'Esodo non sembrano adatti ad una trasposizione cinematografica realistica come questa), e un maggior dialogo tra i due protagonisti avrebbe di certo giovato alle interpretazioni tutto sommato "normali" di Edgerton e Bale. Ma alla luce di quanto male se ne parla, vale la pena affermare che Exodus - Dei e re, per quanto non epocale, è certamente un episodio tecnicamente e visivamente eccellente nella carriera del suo regista.

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