#Expo 2015: le dieci cose che non sai

Creato il 08 aprile 2015 da Allocco @allocco_info

Manca ormai poco più di un mese all’inaugurazione dell’Expo di Milano, prevista per il primo maggio prossimo. I rappresentanti di 130 paesi partecipanti e centinaia di aziende si daranno appuntamento per riflettere e pianificare il futuro dell’alimentazione, con l’obiettivo di “nutrire il pianeta” (focalizzandosi sull’asse principale del diritto adun’alimentazione sana, sicura e sufficiente per tutti gli abitanti della Terra). O almeno questo è ciò che recita lo slogan scelto dagli organizzatori.

Ma è davvero questo ciò che possiamo aspettarci?
Sui media mainstream difficilmente sarà possibile leggere resoconti del tutto affidabili, visto che – come avrete modo di leggere – molti di questi sono stati profumatamente pagati dagli stessi organizzatori di Expo. Ma di sicuro ciò che è successo fino ad oggi, e che abbiamo raccolto in questo articolo, non lascia spazio a buoni presagi.

1. SARÀ L’EXPO DELLE MULTINAZIONALI?
Più ci si avvicina all’inizio l’esposizione più cresce il dubbio che dietro allo slogan “Nutrire il pianeta” si nascondano nient’altro che le stesse multinazionali del cibo che da decenni il pianeta lo affamano o lo nutrono di cibo di dubbio valore nutritivo e di sicura insostenibilità ambientale. È di questi giorni la notizia che anche la McDonald’s sarà presente a Expo sia come espositore che come sponsor, mentre altre grandi industrie si sono già poste in prima fila: la Barilla tramite la propria fondazione (Barilla Center for Food & Nutrition) si occuperà addirittura di coordinare i lavori per la stesura del “Protocollo mondiale sul cibo”, insieme di linee guida per la produzione sostenibile di cibo per il pianeta. Ma non solo. Expo ha siglato anche una partnership con Nestlè attraverso la sua controllata S. Pellegrino per diffondere 150 milioni di bottiglie di acqua con la sigla Expo in tutto il mondo e dato che l’impronta ecologica di ogni litro di acqua in bottiglia è da 200 a 300 volte più impattante di quella del rubinetto, non pare una grande idea sponsorizzare un’ulteriore crescita dei consumi di plastica. Inoltre la Nestlè già da qualche anno sostiene l’istituzione di una borsa per l’acqua così come avviene per il petrolio. L’acqua, senza la quale non potrebbe esserci vita nel nostro pianeta, secondo i leader della multinazionale dovrebbe quindi essere trasformata in una merce sottoposta alle speculazioni finanziarie ed alle fluttuazioni della borsa.

2. QUALI SONO I MAGGIORI SPONSOR DELL’EXPO?
Data l’apertura di Expo alle necessità di visibilità delle multinazionali non c’è da stupirsi che queste abbiano risposto donando grandi quantità di denaro all’organizzazione dell’esposizione universale sul cibo. Tra quelli legati al mondo dell’alimentazione troviamo diversi nomi che di certo è difficile collegare all’idea di un’alimentazione sana e sostenibile: Ferrero (con 3,8 milioni di euro), Coca-Cola (6 milioni più un contributo del 12% per ogni lattina venduta nel suo padiglione), Nestlè-San Pellegrino (5 milioni di euro), Illy (4,7 milioni) e Martini (forse che gli aperitivi siano considerabili un buon metodo per far passare i morsi della fame nel terzo mondo?) con 1,2 milioni di euro. A fare la parte del leone sarà però la Coop, che ha speso 12,4 milioni di euro per aggiudicarsi la qualifica di “official food distribution premium partner”, che prevede tra le altre cose il diritto ad allestire all’interno degli spazi fieristici uno spazio espositivo denominato “Il supermercato del futuro”.

3. EXPO E MEDIA: UNA RELAZIONE POCO TRASPARENTE 
I tanti soldi derivanti da sponsorizzazioni, stand e biglietti permettono ovviamente agli organizzatori di Expo di investire a loro volta in servizi e campagne di marketing. Teoricamente niente di male se non fosse che ben 55 milioni di euro sono già stati assegnati a vari media nazionali senza alcuna gara d’appalto, in una operazione che profuma di investimento mirato a “comprare” un miglioramento nell’immagine di Expo dopo i tanti scandali. Oltre 5 milioni di euro sono andati alla Rai, quasi due alla Feltrinelli, 850mila euro alla Mondadori, oltre mezzo milione a Corriere della Sera e La Repubblica, poco meno all’Ansa, e poi a scendere ce n’è per tutti o quasi: Mediaset, Tm News, Il Sole 24 Ore, Il Foglio, Il Giorno, e chi più ne ha più ne metta. Viene da chiedersi quale grado di rigore giornalistico nel denunciare eventuali nuovi scandali nell’organizzazione potranno avere dei media pagati profumatamente per lavorare in favore dell’immagine dell’Expo stesso.

4. I PAESI CHE FORSE NON CI SAREBBERO DOVUTI ESSERE 
All’Expo parteciperanno anche Stati che più che a nutrire il pianeta da anni paiono impegnati a nutrire la propria economia rubando l’acqua ai paesi più deboli che hanno vicino. Lo stand di Israele punterà tutto sull’innovazione tecnologica, attraverso la presentazione di metodologie per ottimizzare l’agricoltura diminuendo i consumi idrici. Peccato che fino ad oggi il metodo di produzione israeliano si sia basato su una tecnica ben meno raffinata: rubare terreni fertili e acqua ai vicini palestinesi. Stesso discorso per la Turchia, la sua partecipazione è stata in ballo sino a poche settimane fa e niente si sa di ciò che presenterà al suo stand, ma c’è da scommettere che non parlerà del faraonico progetto denominato Gap, con il quale il governo Erdogan prevede di realizzare 22 dighe che andranno a raccogliere la quasi totalità delle acque del fiume Tigri, condannando alla siccità gli altri due paesi che dal Tigri ricevono storicamente gran parte delle proprie risorse idriche: Siria e Iraq.

5. NUTRIRE IL PIANETA, MA SOLO A PAROLE?
Del resto, tra i 130 paesi che hanno aderito all’esposizione sul cibo, la lotta alla fame nel mondo sembra scivolare sempre più in basso nella lista delle priorità. Secondo i dati raccolti dal World Food Programme, le donazioni alimentari verso i paesi poveri sono in costante diminuzione dal 2001 ad oggi. Nel 2012 (ultimo anno del quale si hanno i dati completi) sarebbero ammontati a 5 milioni di tonnellate di cibo, meno della metà delle 11 milioni di tonnellate donate nel 2001. Inoltre un’altra problematica degli aiuti è che, per oltre il 70% del loro ammontare complessivo, essi riguardano progetti di emergenza che mirano a rispondere a crisi momentanee (carestie, guerre, siccità, ecc.), mentre sempre di meno si sta facendo per quanto riguarda gli aiuti strutturali, volti cioè a centrare l’obiettivo di uno sradicamento alla base del problema della povertà e della malnutrizione. Se ad Expo non si arriverà a nuove linee guida per l’aiuto strutturale ai paesi in difficoltà, lo slogan “nutrire il pianeta” rischia di rimanere solo uno slogan da stampare sui cappellini che saranno in vendita all’entrata della fiera.

6. LA BUFALA DEI 100 MILA POSTI DI LAVORO 
Per vincere lo scetticismo generale che da sempre si respira attorno ad Expo, il governo italiano si era giocato come sempre la carta della promessa di migliaia di posti di lavoro in arrivo. Sarebbero dovuti essere addirittura 102 mila tra il 2012 e il 2020 secondo una ricerca dell’Università Bocconi. Ebbene, ad oggi pare che gli unici ad aver trovato da lavorare durante l’Expo siano coloro che hanno accettato di farlo gratis. Un esercito di oltre 16mila volontari, rimborsati con un buono pasto al giorno. Per ora gli assunti regolari da parte dell’organizzazione dell’Exposono solamente 800, con contratti a termine per la durata della fiera, e oltretutto lavoreranno in gran parte come apprendisti con salari che viaggiano tra i 400 e i 500 euro al mese.

7. PROSTITUZIONE: L’UNICO SETTORE DOVE IL LAVORO CRESCERÀ DAVVERO
Se è vero che i posti di lavoro direttamente creati dall’Expo sono solo una manciata e mal retribuiti pare però, così almeno dicono i pro-expo, che migliaia di posti di lavoro arriveranno nell’indotto, tra bar, hotel, cooperative di costruzione, eccetera. Può darsi, fatto sta che per ora l’unico settore che pare certo di incrementare i propri guadagni è quello della prostituzione. Secondo un’inchiesta saranno addirittura 15 mila le professioniste del sesso a pagamento che sbarcheranno a Milano per allietare le pause dei milioni di turisti previsti per l’evento. Un mercato che, ovviamente, rimarrà completamente in mano alla malavita.

8. L’EXPO DEGLI APPALTI TRUCCATI, DELLE TANGENTI E DELLE MAFIE 
A trovare lavoro, e questa volta profumatamente retribuito, sono stati anche i soliti noti che tornano alla ribalta ogni volta che si costruisce qualcosa in Italia. L’interesse della criminalità organizzata verso i miliardi di euro di opere previste era noto fin dall’inizio (su Dolce Vita ne avevamo parlato già nel 2008), ma si è scelto di non intervenire, almeno fino al maggio 2014 quando sulla scia degli scandali si è proceduto a nominare il magistrato Raffaele Cantone come commissario straordinario anti-corruzione. Ma, come si dice, i buoi erano già scappati. Tanto che la Dna (Direzione nazionale antimafia) nel suo rapporto ha certificato come ben 46 aziende collegate alla malavita (32 delle quali affiliate alla ‘ndrangheta) sono riuscite ad aggiudicarsi appalti per oltre 100 milioni di euro.
Oltre alle infiltrazioni mafiose, vanno ad alimentare gli scandali di Expo anche gli appalti milionari attribuiti senza alcuna gara, come nel caso del servizio di vendita dei biglietti online,attribuito d’ufficio alla ditta bolognese (strettamente legata a Comunione e Liberazione) Best Union, ed altri milioni di euro spesi in consulenze ed attribuiti anche in questo caso con criteri neanche lontanamente trasparenti. Ultimo caso in ordine di tempo quello che ha visto la regione Lombardia attribuire a Vittorio Sgarbi 1,9 milioni di euro di fondi per imprecisati “progetti culturali” collegati all’Expo.

9. L’EXPO DELLA CEMENTIFICAZIONE SELVAGGIA
Per nutrire il pianeta sembra logico pensare che servano campi coltivabili da destinare all’agricoltura. Ma evidentemente le istituzioni devono avere in mente qualcosa di diverso se è vero che per fare spazio all’esposizione universale hanno accettato di infierire un nuovo colpo alla natura del territorio lombardo, già provato da decenni di cementificazione senza ritegno. Alla presentazione dell’Expo era stato promesso ai cittadini una Milano più verde “ con un lago circondato da prati e un nuovo naviglio fiancheggiato da piste ciclabili”. Ad oggi pare che il lago non vedrà mai la luce, mentre per quanto riguarda i nuovi navigli a meno di 50 giorni dall’inizio dell’esposizione siamo ancora al punto in cui si stanno cercando i fondi per realizzare i progetti di ristrutturazione del canale.
Nel compenso i soldi necessari per le opere di cementificazione del territorio sono stati trovati in un batter d’occhio: 1.700.000 mq di superficie per gli stand di Expo; 2.100.000 mq di superficie per strutture di servizio e supporto all’Expo sull’area ex Alfa Romeo di Arese; opere ricettive per un fabbisogno stimato di 124.000 posti letto al giorno; realizzazione della terza pista a Malpensa e collegamento diretto Malpensa-Fiera; parcheggi presso il sito Expo e in corrispondenza di nuovi centri di interscambio; realizzazione quarta linea metro da Linate a Giambellino; nuove tangenziali per Milano; realizzazione delle autostrade Pedemontana e BreBeMi; nuovo raccordo A4 Boffalora-Malpensa. Si tratta di oltre 11 miliardi di investimenti complessivi per progetti già approvati, che sono stati completati o sono in corso di realizzazione. Una gigantesca opera di smantellamento del patrimonio agricolo lombardo, che probabilmente segnerà per i prossimi secoli quella che un tempo era una delle pianure più verdi d’Italia.

10. C’È CHI DICE NO!
Molte delle malefatte che in questo articolo abbiamo raccolto, vengono denunciate da anni dai comitati territoriali che si oppongono all’Expo. Trattati dal mondo della politica e da quello degli affari – che sempre più spesso coincidono – come anti-modernisti e profeti di sventura, le dinamiche malate che avevano cominciato a denunciare ormai otto anni fa, quando Milano presentò la sua candidatura per l’esposizione universale, si sono invece puntualmente rivelate esatte. Una preziosa opera di contro-informazione che ha coinvolto le associazioni, i comitati di quartiere e i centri sociali raccolti nel “Comitato No-Expo”, i quali stanno intensificando la loro opera di sensibilizzazione e di protesta in vista dell’inizio dell’Expo, costantemente aggiornata dai profili del Comitato sui social network e sul sito ufficiale.

Da Dolcevita

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