F1 | Austria 75: The Monza’s Gorilla day

Da Tony77g @antoniogranato

Luca SarperoF1Sport.it

10 febbraio 2014 – Il Gran Premio d’Austria di Formula 1 del 1975 è uno dei gran premi incancellabili nella storia di un vero appassionato di corse. Duro, letale e cruento è una delle gare simbolo degli anni ’70 fatti di piloti veri che si presentavano nel più disparato dei modi. Uno di quelli era il nostro Vittorio Brambilla e quel giorno ottenne l’unica vittoria della sua carriera.

Lo chiamavano con una cariolata di humor inglese “Monza’s Gorilla”. In Italia era bello invece chiamarlo Vittorione perchè era davvero un grande uomo. Da questi soprannomi si può intuire che Vittorio Brambilla non era prettamente nato per fare il ballerino ma, per quanto può sembrare incredibile, la delicatezza era la sua dote principale alle guida. Dove bisognava essere delicati, leggiadri e il più possibile leggeri con lo sterzo, Vittorione primeggiava. Proprio quel bagnatissimo 17 Agosto 1975 dovette dare fondo a tutte le sue doti per primeggiare e scrivere una pagina incancellabile nella storia dello sport italiano.

Quel Gp d’Austria doveva essere un Gp diverso dagli altri per tanti motivi, ma sopratutto per uno: Niki Lauda poteva laurearsi campione del mondo. Lo sarebbe diventato se avesse vinto oppure fosse finito a podio con Reutmann e Fittipaldi lontani dalla zona punti. In Italia tutti attendono l’iride che manca dai tempi di Surtees e in Austria vogliono festeggiare come si deve il loro primo campione del mondo austriaco dopo che il destino malvagio e beffardo aveva dato a Rindt l’unico titolo mondiale postumo della storia, ma andiamo con ordine. Il vecchio Osterreichring era tutt’altra roba rispetto all’ A1 Ring tornato in auge nel 1997. Ben cinquemilanovecentoundici metri di sali e scendi infiniti, curve da forza centrifuga a limite da claustrofobia e rettilinei infiniti con vie di fuga da giardinetto condominiale. Roba da Real man.

Già dal sabato si capisce che questo non è un week-end di passeggiata per tutti. Si susseguono svariati incidenti tra i quali quello di Peterson, per fortuna senza conseguenze. Non è così fortunato Wilson Fittipaldi che tira una “cartella” esagerata alla Rindt a causa della rottura di una sospensione. Dal botto a oltre 200Km\h, “el tigro” Wilson ne uscì con polso e mano sinistra fratturata in più punti. Vista la fortuna nel poterlo raccontare, Fittipaldi Wilson capì che era meglio imbarcarsi sul primo aereo in volo verso San Paolo. Nelle qualifiche Lauda domina distruggendo il precedente record del tracciato e mettendo in chiaro a tutti che lui dal’Osterreichring vuole uscire con il titolo in tasca. Brambilla è ottavo, non male come performance ma i tempi fanno intendere che per lui potrebbe essere una domenica al massimo da zona punti.

La domenica inizia nel peggiore dei modi. Mark Donohue, qualificatosi 21°esimo, nel corso del warm-up scoppia una gomma sulla sua March del team Penske alla curva Voest-Hogel. La vettura urta il rail, lo sorvola, abbatte dei cartelloni pubblicitari e si ferma in un fosso limitrofo. Fittipaldi e Stuck si fermano per prestare soccorso al collega che appare cosciente ma dolorante a gambe, braccia e torace. Nel terribile incidente perde la vita all’istante una guardia e poche ore dopo un segnalatore. Donohue viene portato all’ospedale di Graz ancora cosciente, in serata lamenterà dei fortissimi dolori alla testa. I medici, dopo vari esami, notano un grumo di sangue e decidono di operare ma il pilota americano entra in coma e morirà il 19 agosto senza aver più ripreso conoscenza. Un’altro cavalliere del rischio immolato in nome della dea velocità. Dicesi: corse vere.

All’Osterreichring, intanto, i lavori di riparazione al Rail richiedono uno spostamento del via alle 15:30. Proprio mentre i piloti stanno per schierarsi si abbatte un nubifragio. Si decide di far montare a tutti gomme scanalate da pioggia e la gara prende il via alle 16:15, 45 minuti dopo quanto programmato, ma l’acqua sul tracciato è ancora tanta e la pioggia seppur diminuita è ancora presente. Lauda parte bene come anche Brambilla che tiene la posizione e inizia la sua rimonta. Scheckter, Regazzoni, Reutmann. Poi Fittipaldi e Stuck si devono chinare al “Gorilla di Monza” scatenato. Depailler è un’osso durissimo ma anche lui nulla può di fronte a un sorpasso da cineteca all’interno della curva Bosch con due ruote sul cordolo bagnato. Dopo 10 giri la pioggia cessa; la davanti Lauda e Hunt dettano il ritmo ma Brambilla è velocissimo e si rifà sotto ai due. Lo segue un’altro maestro delle giornate piovose: Ronnie Peterson. Il trio Lauda, Hunt e Brambilla è raggruppato in un fazzoletto d’asfalto zuppo d’acqua con l’inglese particolarmente minaccioso nei confronti dell’alfiere Ferrari. Al 15esimo passaggio, Hunt attacca e supera Lauda alla curva Texaco, ma Brambilla non vuole perdere contatto con chi sembra il papabile vincitore e si infila anche lui all’interno delle ruote di Lauda.

Il passo ora lo detta la coppia Hunt e Brambilla, Lauda per un pò tiene botta ma la sua indole da calcolatore le fa pensare che in quel pomeriggio era meglio accontentarsi del minimo sindacale e comincia ad alzare il piede progressivamente. Al giro 19 Brambilla rompe gli indugi e approfitta di un’indecisione di Hunt nel doppiare Lunger, che gira a 7 cilindri, e passa un Hunt-the shunt stranamente intimidito dall’acqua nebulizzata del doppiato. Brambilla ora è in testa. Nell’incredulità generale l’ex meccanico di Monza vola. La sua March Arancione Beta sembra una tigre guidata da un Gorilla di 38 anni con un cuore grande come il mare d’acqua che allaga l’Osterreichring. Nubi d’acqua alte come palazzi a 3 piani nascondono quest’omone che sta scrivendo pagine destinate a passare agli annali della storia della Formula 1. La pioggia aumenta, i box sono allagati, ma a Brambilla sembra non importagliene nulla. E’ un missile, un’off-shore, un proiettile che nessuno è in grado di vedere.

Al 29esimo giro, il direttore di gara capisce che non si può andare avanti così e decide di interrompere la gara. Viene sventolata la bandiera a scacchi. Vittorione Brambilla appena la vede impazzisce. Un mix di gioia, stupore e commozione. Alza le braccia al cielo per festeggiare questo inatteso trionfo ma perde il controllo della sua March e finisce contro le barriere. Brambilla è talmente bravo che riesce a riprendere la vettura e proseguire il giro di rientro ai box con l’alettone danneggiato che farà bella mostra di se nell’officina di famiglia. Nove anni dopo la vittoria di Scarfiotti a Monza, un’altro italiano vince un gran premio in F1. La March torna a vincere dopo 5 anni e ai box Mosley e Herd piangono quasi dalla gioia per aver visto un loro progetto, che fino a 18 mesi prima sembrava sull’orlo del fallimento, trionfare in una giornata così terribile. Chissenefrega se qualcuno polemizzerà sul fatto che bisognava sventolare la bandiera rossa e successivamente decidere se interrompere la gara o no e diamo un bel chissenefrega anche a Lauda che per mezzo punto deve rinviare la festa iridata a Monza. Vittorio Brambilla ha vinto un gran premio! Quello si che importava.

Quel 17 agosto uscì tutta l’anima delle vere corse. Terribili e maligne a tal punto da togliere anche la vita, ma anche capaci di regalare emozioni a un’uomo che fino a quel momento era ben lontano dal sogno di centrare la sua prima vittoria. Brambilla in Austria è stato un conquistatore di terre brutali e bagnate come nessuno era stato primo. Lui che era chiamato “the Monza’s Gorilla” da quel Gp d’Austria divenne anche l’unico gorilla con una coppa in mano. Quell’uomo così grosso e così buono se ne andato troppo presto e sarebbe bello poter chiedere a lui che cosa le passò per la testa quando vide la bandiera a scacchi. Ma si sà, la vita è come le corse, anche lei tanto da ma anche lei tanto è beffarda.

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