F1 Legend | Alfa Romeo 158 “Alfetta”

Da Tony77g @antoniogranato

Luca SarperoF1Sport.it

20 dicembre 2014 – Prima uscita della collana “F1 Legend” a cura di F1Sport.it. Si comincia con la prima monoposto d1 Formula 1 ad aver vinto il titolo mondiale; l’Alfa Romeo 158.

E’ tutto nato in un pomeriggio, piovoso, di poche settimane fa. L’idea c’era. Il progetto “F1Legend” è piaciuto subito a tutti in redazione. Le fonti, vabbè, ne abbiamo a cariolate. C’era solo un problema: da dove partire? Da dove far nascere questa nuova idea? Fregarsene dei numeri era il minimo sindacale per una collana che vuole essere, prima di tutto, passione e racconti. Passione, dicevamo, e allora perchè non partire dalla matriarca di tutte le Formula 1 della storia? Da quella vettura che ha vinto prima di tutto e prima di tutti, quando ancora le macchine avevano quella inconfondibile, indimenticabile e stupenda forma a sigaro. Partire dall’Alfa Romeo 158. Semplicemente perchè non esiste Formula 1 migliore per farlo. Italiana, campione del mondo e anche vettura in grado di solcare anni di storia ed essere sempre vincente.

Gli inizi e le Voiturette: Una storia nata alla fine degli anni ’30, per la precisione nel 1938. Le case tedesche, Auto Union e Mercedes, non vincono ma stravincono nella categoria Grand Prix. Le Alfa Romeo invece sono a secco da tanto, troppo, tempo. Buttarsi contro lo strapotere teutonico finanziato dai Marchi del terzo Reich, sarebbe come se l’officina nella zona industriale di Pioltello, dichiara guerra meccanica alla Red Bull (passateci il paragone). Ci vuole un’idea, una svolta, un colpo di mano che permetta alla casa del Biscione di tornare davanti alle corazzate argentee. L’idea viene partorita nelle officine meccaniche della Scuderia Ferrari, all’epoca vero laboratorio corse per l’Alfa Romeo. Bisogna voltare le spalle alla categoria Grand Prix e concentrarsi sulle “Voiturette”, categoria con limitazioni tecniche molto più strette e dove già si stanno distinguendo Bugatti e Maserati. Gioacchino Colombo prende subito in mano le redini della situazione e usa come base di partenza il 3.000 V16 della 308C. Da esso, lavora praticamente su una delle sue bancate e tira fuori un V8 da 1.500 centimetri cubici, in grado di scaricare a terra 190Cv. Il vecchio motore, pur essendo praticamente il doppio, ne portava fuori non più di 215. Un trionfo tecnico in sostanza. Il motore viene montato su un telaio già di per sè molto leggero per esaltare maggiormente questo cuore pompante e rumoroso, destinato a scrivere pagine epocali di storia. Il nome prescelto è Alfa Romeo 158 o, se preferite, “Alfetta”. Il nomignolo venne dato dallo stesso Gioacchino Colombo, quasi a voler rimarcare la differenza rispetto ai disegni passati. Il debutto, avviene alla Coppa Ciano del 1938, ed è subito trionfo. Villoresi taglia per primo il traguardo davanti a Biondetti lasciando dietro di se un sfilza infinita di Bugatti, Maserati e Gordini annichilite dallo strapotere Alfa Romeo. Ed è solo l’inizio. L’Alfetta è una bomba che vince ovunque partecipi. Non c’è nulla in grado di poter anche solo avvicinare la sua potenza e la sua leggerezza. A maggio del 1939 si corre il Gran Premio di Tripoli. Gara prestigiosa, sentita, amata e bramata da tutti gli uomini Alfa. Da 4 edizioni, una Mercedes s’impone nella colonia italiana. Uno smacco troppo grande. Così, anche improvvisamente, gli organizzatori modificano il regolamento, bandendo in pratica le “Supercharged” e dando spazio alle Voiturette. Tutto, per permettere all’Alfa una vittoria facile, ma anche attesa e agognata. E invece, al porto di Tripoli, attracca anche una nave con a bordo le nuove e fiammanti Mercedes W165, macchine nate concettualmente sulla scia delle 158, ma con più potenza. La gara, manco a dirlo, viene dominata dalle Mercedes, mentre le Alfa Romeo si fermano man mano nel tentativo di tenere il passo dei tedeschi. Solo l’esperto Villoresi riesce a portare a casa il terzo posto. C’è poco da essere allegri dopo questa disfatta, ma il progresso della 158 è positivo e inoltre alla Scuderia Ferrari preparano un’evoluzione del motore in grado di erogare 225Cv a 7500 giri. I risultati si vedono subito con le Alfa Romeo che vincono ovunque nella categoria Voiturette, comprese le prestigiose Coppa Ciano e Coppa Acerbo. Seppur senza le Mercedes, il dominio è netto e in due anni l’Alfa Romeo 158 dimostra a tutti di essere pronta per sfidare sul serio le tedesche argentee. Soffiano, però, venti bellici che costringeranno entrambe le rivali a rivedere i piani di sviluppo delle monoposto. A guerra iniziata, l’Alfa Romeo vince l’ultimo Gran Premio di Tripoli (vendicandosi contro le Mercedes W165) nella storia per poi stoppare di netto il proprio impegno nelle corse se non con qualche sporadica partecipazione in sudamerica. Con la guerra che si fa sempre più aspra e pare non finire mai, il rischio concreto è che la 158 possa sparire per sempre.

The Golden Alfetta Era: La guerra tutt’altro che lampo finisce e si contano i danni. Case rase al suolo, generazioni distrutte con fame e povertà che serpeggiano nelle strade di mezz’Europa. Le principali case automobilistiche europee sono in ginocchio e i vecchi fasti degli anni passati sembrano già un ricordo sbiadito. Miracolosamente, e grazie anche ad una minuziosa opera di “occultamento” di vetture ad opera dei vertici Alfa Romeo, la maggior parte delle 158 scampa ai bombardamenti. Si torna a correre e inizia il periodo d’oro per l’Alfetta. Già nel 1946, seppur a rilento, si torna a gareggiare e l’Ingegner Colombo mette nuovamente mano alla 158. Modifica la carrozzeria, rendendola ulteriormente affusolata e incrementa ulteriormente la potenza del 1500 Alfa portandola a 290 Cavalli, grazie anche all’ausilio di un compressore a due stadi. Da qui in poi, saranno solo trionfi in ogni angolo del mondo. Coppa Ciano, Coppa Acerbo, Mille Miglia, Gran Premio di Bari, Gran Premio di Svizzera, Gran Premio di Francia, Gran Premio del Valentino; sono solo alcuni dei trionfi targati Alfa Romeo. A pilotare la 158 ci sono i principali piloti di spicco per l’epoca: Varzi, Trossi, Farina, Wimille, Senesi, Ascari sono solo alcuni di essi. Nasce il celeberrimo e magico Squadrone Alfa Romeo, una sorta di dream team dell’epoca. La 158 è la macchina di riferimento per l’epoca e un pò tutti cercano di trarre ispirazione, ma appena un rivale sembra avere le carte per scalfire il mito dell’Alfetta, ecco che dalle officine milanesi esci un’evoluzione del progetto che fa sembrare subito antiquato quello precedente. L’Ingegner Colombo coadiuvato dall’Ingegner Busso sono dei veri maghi che tirano fuori potenza da 8 cilindri come se piovesse. Il periodo d’oro, però, ha uno stop improvviso. A luglio del ’48, Achille Varzi muore in un incidente a Bremgarten in Svizzera, a gennaio del ’49 Wimille (giovane e futuro alfiere dell’Alfa) muore a Buenos Aires in un’altro terribile incidente, mentre a maggio dello stesso anno un male incurabile stronca Felice Trossi. L’Alfa Romeo, profondamente scossa, decide di rinunciare ad ogni impegno per il resto del 1949, con lo squadrone Alfa decimato e indebolito nei suoi punti focali.

Nasce la Formula 1 e nasce la F1Legend:  Nel 1950, nasce il primo campionato mondiale di Formula 1 e l’Alfa Romeo si getta a capofitto in questa nuova categoria. La 158 viene ulteriormente migliorata con il motore portato a 350Cv e con il telaio alleggerito a 630Kg. Al già presente Farina, viene affiancato l’esperto Fagioli e fa il suo debutto un’argentino che nel paese della terra di fuoco ha già vinto tutto: Juan Manuel Fangio. Il campionato è senza storia, con l’Alfa Romeo che vince 6 gare su 7 (la settima era la 500 miglia d’Indianapolis alla quale non partecipava nessuna casa europea) e consegna a Nino Farina il primo titolo di campione del mondo di Formula 1. Nelle officine Alfa Romeo, però, non si sta a guardare. A Monza, ultima prova del mondiale, debutta la 159; vera e propria figlia della 158. Con il motore portato a 450 cavalli, l’Alfa Romeo 159 è la vettura con motore 1500 di cilindrata più potente nella storia delle corse. Farina vince, come detto, gara e titolo ma da lontano comincia a salire forte la Ferrari che renderà dura la giornata brianzola alle Alfa Romeo. I sogni Alfa Romeo, però, si stoppano sul nascere. La federazione abolisce a fine anno le vetture di Formula 1, consentendo solo alle Formula 2 la partecipazione al mondiale. L’Alfa Romeo, infuriata per questa decisione, abbandona le corse per poi rientrare 27 anni dopo come fornitore, ma quella è un’altra storia.

La 158 ha iniziato 12 anni prima la sua storia per sfuggire alla corazzata tedesca di Auto Union e Mercedes. Corazzata che già 2 anni dopo si dovette inchinare a questa piccola e terribile vettura rossa capace di solcare ere e guerre mondiali senza sentire il ben che minimo segno degli anni. Una macchina chiamata “Alfetta” per le sue dimensioni da “piccola della casa” ma che ha saputo rendere grande un marchio che in Italia spesso si dimentica e che invece andrebbe valorizzato. Juan Manuel Fangio racconta del suo debutto con la 158: “Arrivai a Modena per provarla per la prima volta. Dopo il primo giro esclamai tra me e me “Madre di dio!”. L’Alfa Romeo 158 era come una dea dell’amore, che richiedeva attenzione, ma che sapeva come far felice un’uomo con un’agilità impressionante, una potenza violenta ma sincera e un telaio poco torcente. Ogni qualvolta ha provato un’altra vettura, a chi mi chiedeva pareri sul motore, rispondevo – Ho provato di meglio – ed era vero. Nel mio cervello e nel mio stomaco c’era quello dell’Alfetta…. e c’è ancora!“. It’s Love. It’s F1 Legend.

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