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Fairbanks, Alaska: cosa fare, dove mangiare, cosa vedere in 2 giorni

Creato il 26 ottobre 2018 da Paola Annoni @scusateiovado
Fairbanks, Alaska: cosa fare, dove mangiare, cosa vedere in 2 giorni

Anchorage è una grande città che per caso si trova in Alaska. Fairbanks è una città dell'Alaska che per caso è anche grande.

Ok, questa perla non è mia, ma di Jerry, uno dei ragazzi del team di Explore Fairbanks. Lui ha 57 anni, ne dimostra 40, il freddo per lui è decisamente relativo, "born and raised" in città, mangia sano, va a pescare a cinque ore da casa perché "si fa scorta di salmoni". Ama alla follia la sua città e il suo entusiasmo è così incredibilmente contagioso.

Si respira un'aria frizzante, intensa.

Noi ci siamo fermati due giorni, abbiamo cercato di ficcarci dentro tutto per vedere il più possibile. E' un posto strano ma curioso che necessita una tappa. Quindi, ecco il nostro itinerario di due giorni (ok, un pochino intenso), ma davvero super carino.

Una nota a margine che credo interesserà tutti: l' aurora boreale qui comincia davvero presto, intorno al 23/24 di agosto. Ovviamente noi abbiamo lasciato Fairbanks il 21 agosto e il giorno dopo lo spettacolo era più o meno questo. Quindi se volete vedere l'aurora e non congelare al freddo invernale dell'Islanda il posto giusto è questo.

Prima di tutto: dove abbiamo dormito? Le due notti le abbiamo passate al Pike's Waterfront Lodge, un hotel in stile Alaskano, un po' old style e con le camere che affacciano sul fiume. Pulitissimo, caldo e accogliente. La colazione costa molto (tipo 18$), ma poi siete a posto per tutto il giorno. Sul serio, si va dai dolcetti alla salsiccia di alce, dai succhi alle uova. Ovviamente ho alternato carne ai donuts con la mia solita nonchalance.

Prima tappa: tour sul battello lungo il fiume. L'esperienza con Riverboat Discovery è davvero super: tre ore lungo il Chena River su un'imbarcazione vecchio stile (caldissimo e soprattutto con donuts ai mirtilli e caffè e the gratuiti e a ciclo continuo) con tantissimi stop.

Si parte con la dimostrazione di un "bush pilot": decollo e atterraggio di un piccolo idrovolante a due passi dalla barca con tanto di spiegazioni dettagliate. Ammetto che mi piacerebbe un sacco provarlo, magari con tanto di atterraggio sul ghiaccio in inverno.

Secondo stop: il mondo degli sled dogs. Lungo il fiume Yukon si trova la casa della celebre Susan Butcher, pluricampionessa della Iditarod Trail Sled Dog Race (la celebre corsa fatta con la slitta trainata dai cani lungo il percorso che unisce Anchorage a Nome che si svolge all'inizio di marzo, su un difficile percorso di circa 1868 km): ti spiegano gli allenamenti, la storia, la gara, il percorso. La cosa che più mi ha sbalordita è che questi cani realmente sembrano nati per correre. Non stanno mai fermi, anche se sono legati. Tenerissimo poi alla fine, dopo la dimostrazione, quando li "mollano" e li fanno andare a giocare. E loro? Si buttano nel fiume ghiacciato! All'inizio ti viene da chiedare se sono pazzi, poi pensi che se ne stanno comodamente a giocare a -40° per il resto dell'anno, quindi un fiume a 10° di temperatura è come farsi un idromassaggio riscaldato.

Terzo stop, tour a piedi nel villaggio di Athabascan, di nativi Chena. Cabine fatte di tronchi di abete rosso, tende per proteggersi dal freddo, la spiegazione approfondita su come viene affumicato e conservato il salmone (ma lo sapevate che la qualità meno pregiata qui la mangiano i cani?) e soprattutto come gli abitanti del villaggio siano sopravvissuti per oltre 10.000 anni in questa terra ostile e come è cambiato il loro mondo con l'arrivo della cultura occidentale.

Una differenza sostanziale che ho notato in Alaska, rispetto alle zone "del sud", nei Lower 48, è che qui le popolazioni native vivono ancora tranquillamente dentro i loro usi e costumi e il rispetto "degli occidentali" (aiuto, ho il fiatone a scrivere tutti questi stereotipi insieme!) è decisamente più spiccato.

Mentre facevamo una passeggiata fuori dal Visitor Center di Fairbanks con il nostro amico Jerry, ci siamo imbattuti in una coppia di ragazzi che stavano inchiodando una pelle di qualche animale ad una tavola di legno in tutta tranquillità nel parco, lui ci ha spiegato semplicemente una cosa: "abbiamo avuto tempo di imparare dagli errori degli altri, e quindi, a non farli". Semplice, chiaro, lineare.

A proposito: il Morris Thompson Cultural and Visitor Cente r da una panoramica sull'Alaska davvero interessante (oltre che montagne di brochure che Gianni non mi ha lasciato prendere).

Ah, ecco, una cosa da segnalare: quando si rientra allo shop/visitor center si può anche provare una cosa curiosa ma brutalmente turistica. Una stanza in cui la temperatura è a -40°, come in Alaska in inverno. Ovviamente a pagamento.

Pranzo. Saltato. No dai, veramente avevamo esagerato a colazione.

Appena dopo l'ora di pranzo siamo andati a visitare la Gold Dredge 8, una storica stazione di dragaggio meccanico delle sabbie del fiume alla ricerca dell'oro. Il tour parte in treno, si arriva poi nella vera e propria vecchia fabbrica, poi c'è lo stop in cui ti fanno setacciare la sabbia, trovare l'oro, pesare l'oro trovato e ovviamente ti inchiodano per un'ora dentro lo shop. Mmmmhh. Lo ammetto, non mi è piaciuto per niente. Proprio una turistata brutta.

Fairbanks, Alaska: cosa fare, dove mangiare, cosa vedere in 2 giorni

Quando si arriva però fate caso al gigantesco tubo all'ingresso: il Trans Alaska Pipeline, un tubo di più di un metro di diametro che trasporta il 15% della produzione di petrolio di tutti gli Stati Uniti.

Vi consiglio di leggere la storia travagliata della scoperta e dell'estrazione di petrolio in Alaska, che diciamo non è stata tutta rosa e fiori. Oltretutto sapete che i residenti del più grande stato degli USA ricevono una quota annuale dai proventi dell'estrazione dell'oro nero? Ogni anno ricevono circa 2000$ a testa come pagamento annuale da un fondo fiduciario per la ricchezza petrolifera. Il fondo è stato istituito nel 1976 da un emendamento costituzionale che prevedeva che una parte delle entrate petrolifere dello Stato fosse messa in un conto di risparmio per essere disponibile per il futuro lontano, quando i giacimenti petroliferi di North Slope saranno ormai esausti. Interessante, no?

Alla sera - come vi ho già raccontato in questo post - abbiamo cenato alla The Pump House Restaurant and Saloon: carissimo, ma il loro salmone me lo sogno ancora di notte.

Giorno 2

La mattina successiva abbiamo optato per una colazione più light e adorabilmente local: tappa da LuLu's Bread and Bagels, dove i cappuccini sono meravigliosi e i dolcetti ancora di più. Colazioni dolci e salate e bagels fatti in casa con tutto quello che potete desiderare dentro.

Dopo un bagel ho mangiato un cinnamon roll, ma faceva freddo quindi tutto è giustificato.

Prima tappa all' University of Alaska Museum of the North: a parte la struttura architettonica in sé che è meravigliosa, il museo è davvero ricchissimo e denso da ogni punto di vista, da quello antropologico a quello naturalistico: 1,5 milioni di manufatti e esemplari, che "raccontano" secoli di storia delle popolazioni e millenni di storia della fredda storia del nord.

Next stop: Georgeson Botanical Garden. Delizioso giardino botanico, ma tanto sappiamo tutti perché la gente viene qui... Per vedere i cavoli giganti! Ovviamente d'estate il sole non tramonta quasi mai e quindi le verdure crescono a dismisura (su questo post avete anche qualche info sulle competizioni a suon di cavoloni).

Se poi capitate in estate, per pranzo potete dare un'occhiata al Tanana Valley Farmers Market (dal 19 maggio al 15 settembre 2018 Mercoledì: dalle 11:00 alle 16:00, Sabato: dalle 9:00 alle 16:00), un mercato delizioso dove le carote locali costano come caviale d'importazione, ma vi assicuro che è tutto molto carino.

Per pranzo abbiamo optato (non senza vergogna) per il Big Daddy's BBQ & Banquet Hall, un interessante Barbecue dalle porzioni in stile Alaska: giganti. Per la prima volta abbiamo chiesto la doggy bag (poi regalata lungo la strada) perchè non siamo riusciti a finire (ma neanche lontanamente) la nostra grigliatina. Ok, le avvisaglie di porcata c'erano tutte (chi sano di mente potrebbe prendere il Pig Out Platter?), ma di solito siamo allenati.

Con un notevole peso sullo stomaco (solo per la carne, eh!) abbiamo optato per la tappa al Fountainhead Antique Auto Museum at Wedgewood, un museo di auto antiche. E qui direte "Tu? Auto antiche? Prego?". Vi giuro che è stata una sorpresa. Il museo è BELLISSIMO, ci sono una quantità veramente incredibile di auto d'epoca - quasi tutte funzionanti - perfettamente restaurate... Su una puoi anche salirci e indossare vestiti stile anni '20. Fa ridere, ma l'abbiamo fatto.

Ecco, quello che decisamente non mi aspettavo di trovare in Alaska, è questo. Vi assicuro che merita la tappa e i soldi.

Un altro posticino decisamente Local è l'HooDoo Brewing Company, un birrificio artigianale dalle birre eccezionali, con un ambiente decisamente accogliente, dove fermarsi a fare due chiacchiere sia fuori che dentro. Ideale per l'aperitivo. Cioè, una birra delle loro me la berrei anche alle 10 del mattino, ma diciamo che alla fine di un intenso pomeriggio è decisamente più gustosa.

Per cena siamo stati all'Alaska Salmon Bake e Palace Theatre, un buffet all you can eat di salmone e prime rib con incluso anche il salad bar e il buffet di dolci. Il costo è medio (35$ a persona), ma la qualità è bassina, per cui non lo consiglio.

Concludendo: Fairbanks merita una tappa nel vostro itinerario in Alaska? Assolutamente sì, almeno per capire quanto sa essere brillante una cittadina che al massimo tocca i 23° nei giorni più caldi dell'anno. E' calda e accogliente in tantissimi altre maniere.


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