Famiglie di serie B? Solo se omogenitoriali

Da Psicologiagay
 

Qualche giorno fa (8-10 novembre 2010) si è tenuta a Milano la “Conferenza nazionale sulla famiglia”, organizzata dall’apposito Dipartimento della Presidenza del Consiglio dei Ministri e finanziata (evidentemente) da TUTTI i contribuenti. Peccato che abbia difeso e proclamato valori di appannaggio esclusivo delle persone eterosessuali.

Sembra che i ministri Giovanardi e Sacconi, come moltissimi altri italiani, temano che la realtà omosessuale possa assaltare e distruggere la famiglia eterosessuale, nonostante la crescente volontà di creare legami durevoli e fecondi, manifestata da molte coppie omoaffettive.

Photo credit: Flickr - Shapeshift

In Italia, ricordiamo, non hanno valore legale nè matrimonio nè famiglia omosessuale, pur essendo un diritto acquisito e scontato in numerosi Paesi del mondo, testimoniato da innumerevoli esperienze e studi scientifici condotti nel settore. Questo stato di fatto è sostenuto dal pregiudizio secondo cui solo i figli di famiglie “tradizionali” potrebbero crescere in maniera sana, senza problemi sociali e psicologici.

Da qui il permanere di un forte e diffuso stigma sociale nei confronti delle famiglie omosessuali, nonostante il loro numero cresca di anno in anno.

In Italia, la questione della genitorialità ed adozione di persone omosessuali è molto dibattuta in ambito sociale, legale, pedagogico e religioso.
In questo dibattere spesso è difficile osservare i fatti ed ascoltare le esperienze umane, mettendo da parte i propri dogmatismi o pregiudizi.

Una storia vera di omogenitorialità, nel rispetto della religione e delle istituzioni, la offre Maurizio Sacconi, commentando un brano tratto dalla rubrica “Dialogo con Paolo Ricca” del settimanale Riforma, periodico delle chiese evangeliche battiste.

Il 23 maggio scorso, nel tempio valdese di via IV Novembre a Roma, è stato celebrato il  battesimo di due gemelli di otto mesi, richiesto dai genitori gay, entrambi simpatizzanti della Chiesa valdese. I gemelli sono nati in California dal seme di uno dei due partner e da un ovulo femminile donato da una donna americana e, una volta fecondato, impiantato in una giovane donna, già madre di tre figli.

In questa storia, i partner hanno deciso di comune accordo di diventare genitori e si ritengono ugualmente “padri”, responsabili dei due gemelli.
La giovane donna californiana si è resa madre non nel senso biologico ma, come dice Don Ricca, nel senso più profondo: ha reso disponibile lo spazio vitale nel quale nutrire e sviluppare l’embrione umano, fino al tempo del parto.

Dopo la nascita, un giudice dello Stato della California, con un atto ufficiale, ha riconosciuto la paternità biologica ad uno dei due partner (riconoscimento valido anche in Italia). L’altro genitore, sebbene in California sarebbe stato riconosciuto come “secondo padre”, è diventato ugualmente “padre” nel senso di avere accolto affettivamente i bambini.

Il pastore che ha celebrato il battesimo ha chiamato “genitori” entrambi i partner della coppia, attribuendo lo stesso valore alla genitorialità fisica ed a quella adottiva. Allo stesso tempo, il battesimo ha riconosciuto i due gemelli come figli di entrambi, anche se, fisicamente, figli di uno solo.

Da questa vicenda, le riflessioni sul significato della genitorialità riguardano non solo la capacità di generare quanto, piuttosto, quella di adottare.

Anzi, “è certamente più genitore chi adotta un figlio che non ha messo al mondo, piuttosto che chi lo ha messo al mondo, ma non lo ha adottato, cioè lo ha abbandonato al suo destino. È più genitore chi dà una famiglia a chi non ce l’ha (così fa Dio che “dona al solitario una famiglia” Salmo 68, 7), piuttosto che chi non la dà al bambino che ha messo al mondo.

In definitiva, chi adotta un bambino ne diventa il genitore a tutti gli effetti. Peccato che in Italia questo non sia possibile e difficilmente lo sarà in tempi accettabili.

E tu che ne pensi? Pensi anche tu, come tante persone etero e omosessuali, che è giusto negare l’adozione ad una coppia omogenitoriale?

Articolo a cura delle dott.sse Ilaria Peter Patrioli e Paola Biondi


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