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"Farewell": un film basato su una bugia vera

Creato il 25 ottobre 2019 da Gaetano63
La pellicola presentata alla Festa del cinema di Roma 
di Gaetano Vallini«Basato su una bugia vera». Già nell’incipit il film Farewell anticipanon solo quello che sarà il titolo con il quale arriverà nelle sale italiane a gennaio — «Una buona bugia» — ma soprattutto svela l’idea attorno alla quale si dipanerà la storia: una menzogna detta a fin di bene. Diretta da Lulu Wang e presentata alla Festa del cinema di Roma nella selezione ufficiale dopo aver ottenuto il premio del pubblico al Sundance di Londra, la pellicola ha come protagonistala trentenne Billi, nata in Cina ma cresciuta a New York con i genitori trasferitisi negli Stati Uniti quando era appena una bambina. La notiziache la nonna paterna, a cui è molto legata, è gravemente malata e le restano pochi mesidi vita, la costringe a tornare a Changchun con la mamma e il padre. I quali, d’accordo con gli altri parenti, decidono di nascondere la gravità della malattia all’anziana donna. E per giustificare l’inatteso ritorno in Cina dei familiari sparsi nel mondo, improvvisano il matrimonio di un nipote. Tutt’altro che convinto di sposare la ragazza giapponese conosciuta appena tre mesi prima.Per Billi è l’occasione per scoprireunPaese alei ormai sconosciuto. Il confronto con gli altri familiari, quelli rimastie quelli emigrati ma che non hanno dimenticato le tradizioni, le consentirà inoltre di sperimentare quanto siano rimasti saldialcuni legami. Lei, cresciuta in una società liberale chetende a non nascondere pensieri e sentimenti, non è d’accordo con la bugia, ma grazie anche all’incredibile vitalità della nonna,acconsente suo malgrado a non svelarle la gravità della malattia. Accetta, insomma, quanto le dice la madre:  «I cinesi hanno un modo di dire: quando le persone si ammalano, muoiono. Ma non è il cancro che le uccide, è la paura». Grazie a una scrittura leggera ma non superficiale alternando momenti di commozione a simpatiche situazioni capaci di strappare un sorriso, Farewell invita a riflettere su temi importanti, fra tuttila questione se sia doveroso o meno dire tutto della sua malattia a un paziente. Ma ancora di più è un’indagine delicata sui rapporti familiari e sulle dinamiche che li agitano; rapporti che vedono qui confrontarsi sensibilità e modi di vita diversi, tra chi sceglie di celare i propri sentimenti e chi invece vorrebbe esternarli liberamente. Una commedia agrodolce, dunque, sorretta da un cast eccellente, che trova una sintesiparadossalmente perfetta nella canzone che suona in sottofondo durante il surreale banchetto nuziale: Killing me softly. Un tocco di estrema raffinatezza per una registache riesce a raccontare con intelligenza, all’interno di una semplice storia familiare, il continuo confronto tra culture diverse, e i conseguenti compromessi, cui è quotidianamente costretto un immigrato. 
(©L'Osservatore Romano,   26 ottobre 2019)

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