Febbri dell’anima…

Creato il 04 ottobre 2012 da Tnepd

E’ una reazione estremamente istintiva ormai, e tuttavia orribilmente contronatura. E’ il sintomo meno vistoso, forse, ma probabilmente più emblematico, della matrice profondamente psichica e spirituale di ogni problema che arriva a manifestazione  nel mondo che ci circonda. E’, soprattutto, la negazione stessa, attitudinale, della nostra essenza di creature in continuo pellegrinaggio alla volta di noi stessi. Sto parlando della fuga dal dolore. Né più , né meno. Non fraintendete. Non intendo affatto affermare che l’uomo debba accettare passivamente il dolore che gli procurano ogni giorno le brutture, le ingiustizie e gli orrori del mondo. Non parlo di un ennesima legittimazione teoretica, di un mondo diviso in “padroni” che creano i “danni”, e schiavi che li subiscono.  NO, e nella maniera più assolta. A fare quello, ad insegnare all’uomo la dubbia virtù della “rassegnazione” e dell’accettazione del “karma d’altri”,  ci pensano già le religioni che vanno per la maggiore; con i loro assurdi miraggi di paradisi e premi ultraterreni, eterni quanto in-verificabili, per tutti i mediocri che sanno vivere la vita “girandosi dall’altra parte”, ed esimendosi dalla RESPONSABILITA’ di esistere PERSONALMENTE. No, io mi riferisco all’attitudine alla fuga dal dolore psicologico. in generale, ogni giorno palesata dalla maggioranza delle persone che conosco. Di una consistente dose di dolore spirituale, emozionale, intellettuale e talvolta anche fisico, sono però costituite la maggior parte delle prove che rendono un essere umano veramente degno di questo nome. La spada di pregio, la spada del guerriero spirituale, è forgiata da fuoco e acqua; e non mai da acqua solamente. E’ difatti proprio la NON accettazione, o meglio il coraggio della NON accettazione, nei confronti di tutte le brutture, le ingiustizie e gli orrori di ogni giorno, che comporta e richiede da parte dell’individuo l’assunzione, sulle sue spalle, di un’ingente carico di dolore. Ma DOLORE AUTENTICO, però. E non il disagio costante del mediocre, che singhiozza perché affannato dalla fuga…. Personalmente, non posso più negare la parte che ha sempre svolto il dolore, nel rendermi l’uomo che oggi sono. Devo ammetterlo senza riserva, se non voglio vergognarmi di fronte allo specchio che riflette la mia immagine attuale, che proprio le esperienze più dolorose, che ho dovuto attraversare, vivere e metabolizzare quale precisa conseguenza delle mie attitudini a integrità, verità e giustizia, mi hanno reso una persona infine orgogliosa di se stessa. Indipendentemente da estasi e tristezze, io posso dire di non aver oggi alcun rimpianto. Di non vivere oggi di alcun rimorso. Sembrerà strano, ma non tornerei mai indietro, neanche di un giorno, per modificare qualcosa del mio passato. E’ questo, niente di più o di diverso,  che mi regala quel sottofondo inconfondibile e costante di ENERGIA CREATIVA IN MOVIMENTO. Non è la “tranquillità” passiva, illusoria e psicologica dell’uomo in fuga da se stesso. E’ piuttosto, come potrei dire: una sorta di sensazione costante che “posso contare, efficacemente, su me stesso”. Insomma: le esperienze immediatamente gratificanti, quelle le sanno aspettare a braccia aperte tutti. Ma noi non siamo i topolini di laboratorio, che dopo aver preso la scossa modificano irreversibilmente il loro percorso, e non passano più per quella via. Non è almeno questo, ciò che in qualità di esseri umani dovremmo essere. Un essere umano, deve saper pagare un prezzo, deve saper , per così dire, “sanguinare interiormente”, laddove non “si vede”, per ciò in cui crede. E attraverso questa misteriosa ritualità che l’esistenza ci pone costantemente davanti senza bisogno alcuno di scuole o intermediari, l’essere umano si scopre ogni volta rigenerato, ripulito, cresciuto…e sempre più autentico; sempre più se stesso. La ricerca di senso, è legata a doppio filo al dolore. Non solo, non esclusivamente…..ma ANCHE, indissolubilmente, al dolore. Per costruire il nuovo, spesso dobbiamo de-costruire il vecchio, prima. E noi siamo prima di tutto ricercatori di senso. L’essere umano cerca nello “specchio”là fuori, qualcosa che gli permetta di dare un nome a quello che porta dentro di sé. E con il senso che giunge a padroneggiare allora dentro se stesso, giunge quindi a CREARE, personalmente, nel mondo esterno. E’ un processo continuo. Un processo di demolizione e costruzione. Costruzione e demolizione. Non importa quale sia la vostra “arte”; non importa, quale peculiarità vi renda unicamente voi stessi, e nessun altro. Esercitare il mestiere di essere e diventare unicamente se stessi E’ ARTE: e per quanto mi riguarda, non riconosco quale “umana” che un’esistenza prettamente artistica. In questo preciso senso, una vita “non artistica” non può secondo me essere ritenuta degna di un essere umano. E’ “qualcosa”, cioè; ma non qualcosa di propriamente umano. Ecco, mi spaventa terribilmente il numero e la tipologia di “cose” che la persona media riuscirebbe a fare e pure a inventarsi di sana pianta, pur di non provare una dose di legittimo dolore. “Sento male, non importa ragionarci su; la soluzione è la fuga”, è forse una delle ricette principali che hanno portato al declino della nostra civiltà. Eppure, l’uomo non può fare i conti con la propria ombra, non può affrontare i propri demoni, se non decide di affrontare e vivere la dose di dolore connaturata a un qualsiasi  lutto emozionale e psicologico, alla caduta di una certezza ormai inattuale; all’approprinquarsi di una qualsiasi fase de-costruttiva, del proprio essere in divenire. Spezzare una catena che trattiene in schiavitù, o fratturare l’eterno ritmico ripetersi di un qualsiasi circolo vizioso, richiedono al pari il coraggio di saper soffrire. Almeno per un po’, e a denti stretti. In questa società, di questi tempi, non sembrano interessare molto le cause reali dei disagi: interessano esclusivamente le cosiddette “cure”… La febbre, quando uno ha un’influenza, non è sintomo di qualcosa che sta andando “storto”. E’ sintomo, al contrario, che tutto sta andando come deve. L’organismo sta combattendo  agenti patogeni, e pertanto aumenta attraverso il sistema immunitario la temperatura interna, per “sfriggere” gli invasori. Eppure, siamo abituati a vivere la febbre, appunto perché “dolorosa”, come il problema; e non certo  il nemico vero, che qui come in moltissimi altri campi, è di per sé molto “silenzioso” nel suo operare occulto. Provo dolore? Ecco, voglio uscirne e basta! AL DIAVOLO cause e spiegazioni. Ci comportiamo così, a dire il vero, in moltissime situazioni. Abbiamo un approccio, per così dire “allopatico” per ogni categoria della nostra esistenza… Ma è questa, secondo voi, una vera scienza, una vera psicologia, una vera spiritualità, per una creatura in costante evoluzione? Dobbiamo riconoscerci forse, e una buona volta, in meridiani energetici e agopunture per lo spirito. Dobbiamo, finalmente, prendere in simpatia una traduzione “omeopatica” della esperienza formative dell’esistenza. Questo e molto di più, dobbiamo fare. Giacché la soluzione per ogni situazione che giunge a manifestazione e corporalità, risiede sempre in qualcosa che non si manifesta, e che non diventa visibile. E ogni equilibrio più forte, più saldo, più duraturo, in ogni dimensione dell’esperienza umana, richiede in qualche modo il disfacimento dell’equilibrio precedente. Un’esperienza da vivere attivamente, a furia di scelte e di sentimenti non sempre piacevoli ma necessari, al contempo di natura catabolica e anabolica.  Chi invece ignora le leggi di natura, sia manifeste che celate, e vive fuggendo, non può assumere, vivere e “divenire”, alcuna trascendenza. Chi fugge, come attitudine e stile di vita, imita solamente, il movimento spiraliforme, limitandosi in realtà a girare perennemente in cerchio.

Un abbraccio controcorrente
David The Hurricane Di Bella


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