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Fecondazione assistita: i dati del Censis

Creato il 24 maggio 2016 da Conservazionecordoneombelicale @SorgenteSalute

CENSIS e Associazione IBSA hanno reso noti i dati sulla fecondazione assistita in Italia. L’indagine mostra come lunghe liste d’attesa e coppie sempre più vecchie rischino di complicare il buon esito della PMA.

Conservazione cordone ombelicale - GuidaDi: Redazione

Il Censis e la Fondazione IBSA hanno diramato i dati dell’indagine “Diventare genitori oggi: il punto di vista delle coppie in Pma”, condotta su un campione di 361 coppie che si sono sottoposti a trattamenti di fecondazione assistita  in 23 strutture italiane.

 Rispetto alla precedente ricerca, che risale a otto anni fa, è stato riscontrato un cambiamento nelle caratteristiche delle coppie che decidono di sottoporsi a trattamenti di profili di PMA (Procreazione Medicalmente Assistita). Innanzitutto è cresciuta l’età media sia del partner maschile (da 37,7 anni nel 2008 a 39,8 anni nel 2016), sia di quella femminile (da 35,3 anni a 36,7 anni). L’aumento dell’età media dei due membri della coppia, spesso legata anche alla ritardata consapevolezza dell’infertilità, può però influenzare negativamente sulle probabilità del buon esito dei trattamenti di fecondazione assistita: solo il 22% delle coppie infatti ottiene una gravidanza. Un elemento che influenza sulle tempistiche ritardate è legato al livello d’istruzione dei membri della coppia: quando sono molto scolarizzati, spesso aspettano meno tempo prima di rivolgersi a un centro specializzato, che viene scelto soprattutto in base alla fama della struttura (38,6%), alla vicinanza e ai consigli di altre coppie infertili.

 Il 60,9% delle coppie ha dichiarato di essersi sottoposto alla fecondazione in vitro omologa  (solo il 2,6% alla fecondazione eterologa); il 42,3% alla Icsi omologa (l’1,7% eterologa). Più raro il caso di chi opta per la crioconservazione dei gameti (il 2%) e il Crio-transfer da scongelamento (il 5%).

Circa il 50% delle coppie ha pagato il ticket, in particolare nel Nord Italia (si arriva al 59%), ma il 35% ha pagato interamente i trattamenti, soprattutto le coppie del Centro Italia (67%), del Sud e delle isole (51%).

Sulle liste d’attesa, il 33% del campione sostiene di aver atteso meno di tre mesi prima di aver cominciato i trattamenti (si tratta soprattutto di chi ha optato per strutture private), il 26% ha aspettato tra i 3 e i 6 mesi, il 24% da 6 a 11 mesi; infine, ben il 17% ha aspettato più di un anno prima di cominciare le terapie.

Fonte: “Nostro Figlio”


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