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Festa del Cinema di Roma: presentato in concorso Ether, l’ultimo film di Krzysztof Zanussi

Creato il 21 ottobre 2018 da Taxi Drivers @TaxiDriversRoma
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Nonostante la discontinuità tra la prima e la seconda parte della narrazione, è innegabile il fascino visivo di Ether di Krzysztof Zanussi che, nella sua rigorosa messa in scena, rimane un piacere per gli occhi

Nell'antichità l'etere era una sostanza purificatrice che potevano respirare soltanto gli dei: così in tale proprietà divinatoria crede ciecamente un medico sadico in Ether (Etere) che, per perseguire il proprio credo nei confronti della scienza e la volontà di esercitare il proprio desiderio di controllo sul corpo umano, somministra barbaramente l'etere alle cavie per i suoi esperimenti.

Krzysztof Zanussi scinde il racconto in due parti, la storia nota e quella segreta. Quella nota è già svelata sin dall'inizio dalla macchina da presa che indugia su una tela fiamminga, mettendo in scena l'orrore e anticipando il tragico epilogo. Il medico, avido e scaltro, arriva a vendere la sua anima pur di proseguire le proprie ricerche scientifiche e non ha nessuno scrupolo a sfruttare per i suoi scopi la sete di conoscenza del giovane allievo Taras che, affascinato, si lascerà coinvolgere fino a seguire le sue orme. La parte non svelata è condotta da un'angelica figura femminile che tenta di mettere in guardia l'uomo - faustiano - sui limiti della natura umana.

Conferendo una dimensione sacra al racconto per affermare la tesi che la scienza non conosce limiti fino a ergersi a unico credo, la narrazione, seppur messa in scena come un bellissimo affresco in cui dimorano la sapienza e la raffinatezza visiva del cinema del '900, si perde nello stesso escamotage usato, che risulta poco efficace: se la prima parte del film delinea bene il percorso che conduce il medico verso l'oscurità, la seconda non viene sviluppata in maniera altrettanto limpida, risultando poco chiara e nebulosa. Nonostante tutto è innegabile il fascino visivo di Ether che, nella sua rigorosa messa in scena, rimane un piacere per gli occhi.

Silvia Scarpini

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