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Festival dell’Economia Trento,l’intervento del premier Letta

Creato il 02 giugno 2013 da Retrò Online Magazine @retr_online
Festival Economia, Trento, Enrico Letta, premier, democrazia, federalismo, politica estera

thanks to Daniele Mosna.

Dopo gli interventi sul federalismo di Giarda e Visco da una parte e di Tosi e Pacher dall’altra, sul tema, oltre a molti altri, torna anche il premier Enrico Letta. “Il presidente della repubblica non potrà più essere eletto in questo modo, non possiamo delegare a mille persone l’elezione di un organo che ha assunto un potere ben più ampio che in passato”. Questa è l’affermazione più incisiva che il premier Enrico Letta ha pronunciato al Festival dell’Economia di Trento. In un discorso in cui il premier è stato più volte incalzato dalle domande, si sono toccati tanti temi di fondamentale importanza. “ La democrazia rappresentativa è messa in discussione” a causa del fatto che i social network e la rete pongono il politico di fronte ad un referendum continuo: ció spezza le asimmetrie informative tipiche della democrazia rappresentativa e crea una nuova dipendenza da consenso immediato. Si è parlato molto di federalismo fiscale in questo ciclo di incontri: il nucleo del problema per il Presidente del Consiglio consiste nel fatto che il federalismo all’italiana è un decentramento senza responsabilizzazione delle autorità locali. L’applicazione di criteri di risparmio virtuoso ha bisogno di grandi responsabilità politiche, infatti. C’è però il bisogno che alcune politiche seguano un’ottica globale e che non possono essere lasciate in balia della frammentazione e del campanilismo locale. Qui Letta parla di infrastrutture, citando i porti e gli aeroporti regionali che, preoccupati troppo dalla competizione interna, non riescono a stare al passo con i grandi scali internazionali . All’immancabile domanda circa la patrimoniale, Letta si mostra in linea con il pensiero del suo predecessore. Infatti risponde che non c’è stata la patrimoniale in Italia, ma che c’è stata l’introduzione di alcuni elementi di tassazione patrimoniale. Il premier esprime così un desiderio comune a molti italiani: “ Vorrei che si pensasse che è possibile ridurre le tasse anche in Italia, in misura più alta per quelle riduzioni che generano più lavoro. La priorità è abbassare la tasse sul lavoro”.

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Thanks to Romano Magrone.

La politica internazionale trova spazio quando si parla di Siria e Libia, per il presidente due scenari preoccupanti. ”C’è una discussione in corso sull’embargo, ma la volontà dell’Italia è quello di evitare che la Siria diventi il teatro di una battaglia globale” in cui non saranno i siriani a combattere, ma forze straniere come in parte già avviene. Il premier vuole anche spezzare un tabù dei rapporti europei: “Abbiamo veramente bisogno di un esercito europeo, per far sentire la presenza europea nel mondo. Se il fiscal compact è da rinegoziare? Non credo che si debba rinegoziare, il fiscal compact funziona, ma si deve affiancare la crescita, c’è poco su questa parte, così come si è indietro sulla liberalizzazione sul mercato dell’energia.” Per Letta è la lentezza dell’Europa nel dare risposte che fa si che la Gran Bretagna si allontani piano piano da Bruxelles. Poi arriva il finanziamento pubblico ai partiti e si menzionano le fondazioni bancarie che di fatto costituiscono il nucleo forte delle risorse finanziarie della politica italiana, per cui ci sono dubbi circa il fatto che i finanziamenti revocati dallo stato come rimborsi elettorali possano ritornare sotto un’altra formula. “I bilanci delle fondazioni sono certificati e -dice Letta- si può individuare la distinzione tra attività filantropiche e politiche”.

Quello apparso oggi è un premier europeista, che si pone in linea di continuità con quanto fatto dal suo predecessore, riprendendo addirittura in alcuni passaggi le stesse espressioni e gli stessi schemi di ragionamento. Dopo vent’anni di feroci contrapposizioni sembra si possa assistere in Italia al ritorno del centrismo, che trova il suo punto di forza nel suo approccio mediatore nei confronti dell’Unione Europea. A questo però si aggiunge un grande realismo nell’approccio con la politica interna e con la riforma costituzionale che sembra avvicinarsi.

Articolo di Francesco Boccardo.


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