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Festspielhaus Baden-Baden – Iván Fischer e la Budapest Festival Orchestra

Creato il 22 maggio 2018 da Gianguido Mussomeli @mozart200657
Foto ©Andrea Kremper

Dopo lo splendido concerto all’ Osterfestspiele con i Berliner Philharmoniker del mese scorso, Iván Fischer è tornato a Baden-Baden insieme alla Budapest Festival Orchestra, il complesso da lui fondato nel 1983 insieme al fratello Adam, che sotto la sua direzione ha raggiunto una posizione di primo piano nel mondo musicale internazionale. Attendevo con molta curiosità il concerto dopo la stupenda prova di Fischer nel concerto di aprile con i Berliner, anche perché in programma c’ era la Seconda Sinfonia di Mahler, uno tra i brani che da sempre amo di più. Del resto, ascoltare Iván Fischer costituisce sempre un’ esperienza interessante. Il sessantasettenne direttore nativo di Budapest è senza alcun dubbio uno tra i personaggi più interessanti del panorama musicale odierno, per le sue qualità interpretative ma anche e soprattutto per la sua incessante attività nella divulgazione e nella ricerca di nuovi formats concertistici svolta sia a Budapest che a Berlino con la Konzerthausorchester, della quale è Chefdirigent da sei anni. Dal punto di vista tecnico, Fischer è senza dubbio un direttore fuori dal comune per la personalità e il carisma che sul podio lo rendono in grado di trascinare l’ orchestra fino al massimo delle possibilità tramite un gesto ampio, chiaro, ampio ed elegantissimo. Tutto questo era parso evidente nello splendido concerto con i Berlner, a proposito del quale avevo scritto giudizi estremamente positivi.

Veniamo adesso a occuparci di questa esecuzione mahleriana: Iván Fischer ha registrato il pezzo nel 2006 insieme alla Budapest Festival Orchestra e l’ incisione era stata accolta in maniera molto favorevole dalla critica internazionale, soprattutto da Gramophone e da The Guardian i cui recensori avevano segnalato il CD come edizione di riferimento. Ho riascoltato il disco prima di andare al concerto e l’ interpretazione dal vivo mi è sembrata, nelle caratteristiche di base, sostanzialmente analoga a quella di dodici anni fa. Quello di Fischer è sicuramente un Mahler abbastanza strano, una di quelle visioni che possono affascinare o sconcertare l’ ascoltatore abituato a direttori come Bernstein, Solti o Abbado che, sia pure partendo da approcci diversi, della Auferstehungssinfonie mettevano in risalto soprattutto il carattere di grandioso affresco sinfonico-corale oppure alla visione tesa, drammaticissima di Christoph Eschenbach che abbiamo ascoltato a Stuttgart lo scorso anno, decisamente rivisitata in chiave novecentesca, con una sottolineatura minuziosa di tutti i punti nei quali l’ autore vuole forzare apertamente le regole dell’ armonia tradizionale. L’ interpretazione di Iván Fischer sembra invece a mio avviso rifarsi in maniera abbastanza evidente alla lezione di Bruno Walter, con una puntigliosa evidenziazione delle ascendenze schubertiane presenti nella musica di Mahler. Il primo tempo è affrontato dal direttore ungherese in maniera più lirica che tragica, con la disperata cantabilità di certi squarci melodici che prevale sulla concitazione drammatica. Bellissimo il secondo movimento per eleganza e sottigliezza nell’ uso dei tempi rubati. Anche nello Scherzo l’ idea di base era quella di sottolineare particolarmente il tono amaramente melanconico, soprattutto nel Trio, rispetto alla sarcasticità grottesca, sinistra di altre interpretazioni.

Foto ©Andrea Kremper

Nel grandioso blocco sinfonico-corale conclusivo si sono ascoltate probabilmente le cose migliori di questa esecuzione. Il mezzosoprano Elisabeth Kulman, nonostante una voce abbastanza ordinaria per timbro e colore, si è fatta apprrezzare per il tono intenso e di commossa espressività con cui ha cantato il Lied Urlicht, magnificamente appoggiata su un soffice e iridescente tessuto strumentale. Il Finale è stato affrontato da Fischer con una notevolissima intensificazione progressiva dell’ atmosfera drammatica. Le sonorità crescevano gradatamente a partire dal Dies Irae iniziale fino Wild herausfahrend (Prorompendo selvaggiamente), in fa minore e poi mi bemolle maggiore, che da solo occupa oltre i due quinti dell’ intera Sinfonia, restando però sempre abbastanza trattenute anche nei passi più concitati. Ottima la resa degli effetti spaziali nella parte conclusiva, con il gioco degli strumenti dietro la scena calcolato molto attentamente da Fischer fino all’ entrata del coro. Eccellente il tono di trasognata dolcezza con cui Cristiane Karg, che avevo già ascoltato nell’ esecuzione di Christoph Eschenbach, ha intonato le parole “Unsterblich Leben wird, der dich rief, dir geben” sul pianissimo del coro. Il suo splendido assolo “Hast nicht umsonst gelebt, gelitten!” e il dialogo successivo con la voce della Kulman conducevano a un crescendo finale in cui Fischer ha graduato perfettamente la progressione, riuscendo a ottenere molto bene quell’ effetto quasi di graduale apertura sonora tridimensionale che è una tra le caratteristiche più affascinanti delle battute conclusive della Sinfonia. Nel complesso, una interpretazione notevole per coerenza e lucidità di visione, sicuramente interessante e molto originale anche se non direi che questo sia il mio modo preferito di eseguire Mahler. Buona in complesso, ma non eccezionale la prestazione della Budapest Festival Orchestra. Avevo ascoltato il complesso, credo nel 1995 o giù di lì, a Bologna sotto la direzione di Sir Georg Solti e in quella circostanza non ne avevo riportato una grande impressione. Anche nel concerto di cui sto scrivendo l’ orchestra mi è sembrata complessivamente buona per amalgama ma non precisissima, con diverse evidenti sbucciature nelle entrate e un suono d’ insieme abbastanza bello ma non travolgente come attrattiva. Notevole però la morbidezza luminosa della sezione fiati, mentre gli archi mi sono sembrati leggermente carenti di cavata e ampiezza. Molto buono il Tschechischer Philharmonischer Chor Brünn nel Finale, per compattezza e morbidezza di timbro. Lunghissimi applausi alla fine per tutti i protagonisti della serata da parte di un pubblico intervenuto numeroso al Festspielhaus.


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