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Filippo Semplici presenta “Ti guarderò morire”

Da Anima Di Carta

Filippo Semplici presenta “Ti guarderò morire”

Filippo Semplici è l'autore che ho oggi il piacere di ospitare. Ci parlerà del suo romanzo di recente pubblicazione "Ti guarderò morire".

Da un po' di tempo mi rendo conto che la mattina, quando mi sveglio, sono due le cose più urgenti che faccio: spegnere la sveglia, e accendere il cellulare. Dopo pochi minuti sono già indaffarato con posta elettronica, social e messaggi vari.
Sono già connesso.
E lo resto per quasi tutta la giornata, senza rendermene conto.
Come me, molte altre persone. Siamo diventati internet-dipendenti.
Ma cosa c'entra questa presentazione con un romanzo che parla di un branco di vecchi assassini?
C'entra. C'entra eccome.
Perché a Borgoladro nulla è quello che sembra, la mostruosità vera si cela dietro una maschera di apparente follia, che in realtà segue una logica ben precisa. Precisa e perversa. Il male che affiora non è quello definitivo, è solo di facciata; serve a nascondere quello vero, reale, che davvero è in grado di uccidere.
Ho scritto questo libro spinto da due motivi: la rabbia verso le ingiustizie, e i pericoli della rete.
Troppe volte, oggi, ascoltiamo notizie di cronaca in cui le vittime delle più brutali aggressioni non ricevono mai la giustizia che meritano, per colpa di una legge che sembra favorire solo i carnefici. Ebbene, nel mio libro questo non succede.
Nel mio libro, ci potete contare, i cattivi la pagano cara.
E internet? Be', internet è l'invenzione più rivoluzionaria degli ultimi decenni, ma nessuno di noi ha la reale percezione del pericolo che si trascina dietro.
Siamo ostaggio dei social network, dei media, siamo "l'esercito dei selfie", ma ci siamo mai chiesti dove finisce il materiale che postiamo, condividiamo, pubblichiamo con tutti? In mano a chi?
Mi sono fatto questa domanda, e ho iniziato a scavare. Scavare. Scavare.
Sono arrivato a una conclusione allarmante, e soprattuto ho incontrato una realtà che speravo non esistesse, ma che c'è. E non si può ignorare. Una realtà sotterranea fatta di mostri umani, miseria, rabbia, follia, che la maggior parte di noi non conosce.
Per questo ho deciso di affrontarla nel libro e, almeno in parte, portarla alla luce.
Qualcuno dei miei lettori ha detto che il romanzo contiene un forte attacco alla società. Non lo so, di sicuro toglie un velo su certi argomenti che sarebbe meglio non conoscere; la mia speranza è indurre a riflettere sul futuro che ci aspetta, che aspetta i nostri figli, sempre più connessi, sempre più internauti.
L'ho detto: Borgoladro è il male di facciata. Nasconde quello vero, fatto di occhi che spiano, morbosità, perversioni al limite dell'umanità.
E' un romanzo violento, in cui però non troverete sangue a fiumi, no, nulla di tutto questo. Non mi piace descrivere la violenza fine a se stessa; basta accendere la TV per andare in overdose. I vostri stomaci, quindi, possono stare tranquilli.
Ma i vostri cervelli spero riescano a sintonizzarsi sulla storia perché, anche se romanzata e totalmente inventata, parla di una verità che esiste, che c'è, e che ogni tanto si porta via qualcuno di noi. Per davvero.
In silenzio.
Nell'ombra.
Mentre altri stanno a guardare.

Filippo Semplici

Incipit

A chi non è mai successo, una volta nella vita, di entrare in un bar, afferrare qualcosa distrattamente, e rischiare di uscire senza pagare? Forse a tutti, credo.
Di solito le cose si risolvono alla svelta: un paio di scuse sincere, qualche sorriso imbarazzato, il barista che fa finta di non prendersela.
Non è il caso di farne un dramma, insomma.
Perché capita.
Ma a Borgoladro questi errori costano cari.
Lo scopriranno a loro spese Orlando ed Elise, giovane coppia di innamorati in vacanza in Toscana. La loro sosta in quell'antico borgo medievale, abbandonato dal tempo e abitato da vecchi, si trasformerà presto in un incubo allucinante, senza via di fuga.
Perché da Borgoladro è impossibile fuggire, telefonare, chiamare aiuto.
A Borgoladro si può solo morire.
Perché la morte, a volte...
Capita.


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