FILM – “The Truman Show”: il confine tra realtà e finzione

Creato il 25 agosto 2013 da Nontoccatepolifemo @Marco_Losno

Truman, professione agente assicurativo, stanco della solita vita, è attratto dal voler fare nuove esperienze e soprattutto viaggiare (sogna infatti di raggiungere le isole Fiji) ma, quando decide di realizzare il suo desiderio, si trova di fronte numerosi ostacoli ed incontra molte situazioni davvero strane.
Il regista occulto sfrutta Truman per il suo successo personale, senza che egli se ne possa accorgere; ma, alla fine,  il protagonista riesce fortunatamente a trovare la via d’uscita verso il mondo reale, vincendo la sua paura atavica per l’acqua (causata della morte per annegamento di suo papà rivelatasi poi, ovviamente, anch’essa finzione cinematografica), grazie alla fuga su una piccola imbarcazione che, casualmente, si scontra con il confine fisico tra set cinematografico e realtà vera.
Viene così a sapere che la cittadina in cui viveva tranquillamente è solo finzione, e che tutta quella che era la sua realtà quotidiana altro non è che un grande studio televisivo di Los Angeles, in cui ogni cosa viene azionata meccanicamente e tutte le persone, anche quelle che lui meglio conosceva e frequentava – persino la moglie  –  sono soltanto  semplici comparse ed  attori provetti di quell’incredibile film all’interno del quale Truman  è stato inconsapevolmente proiettato e vi trascorre, suo malgrado, una consistente parte della sua vita.
Infatti scopre ancora con stupore che, dalla nascita fino ai suoi 30 anni, egli è andato in onda, 24 ore su 24 e tutto ciò è diventato uno dei più grandi successi della storia della televisione.
Tornato nella realtà, si congeda dal regista, che è anche il fantasioso ideatore di questo seguitissimo show e che fino a quel momento aveva programmato e deciso tutto per lui: quel Christof, il cui simbolico nome evoca ad arte il divino, burattinaio occulto e  manovratore, dietro le quinte, di strutture e personaggi di questo fantastico ed incredibile mondo irreale, vissuto ma mai esistito.

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Questo film (1998), vincitore del Golden Globe, è la puntuale anticipazione sia dei reality show, che compaiono numerosi in questi anni sugli schermi di tutto il mondo e sia, più in generale, della presenza sempre più massiccia di telecamere e occhi meccanici che tutto sorvegliano, interferendo però pesantemente nella vita privata di tutti noi e trasformando la privacy in un grande e continuo spettacolo.
Fa anche riflettere poi il fatto di quante persone, a loro volta, si appassionano a  seguire le vicende private di personaggi, sconosciuti e non, che questo tipo di trasmissioni propongono, vigilando su di essi  istante per istante  per mezzo di telecamere posizionate ovunque (l’esempio più eclatante è il “Grande Fratello”).
Questa pellicola mi porta anche, di conseguenza, a pensare quanto sia difficile, a volte, distinguere nel mondo dei media la realtà dalla finzione e, più in generale, la verità dalla menzogna: il nostro ragionare e lo spirito critico ci devono sempre essere compagni di viaggio, per evitare la facile illusione dei nostri tempi di immergerci in una realtà virtuale, che in molte occasioni si potrebbe rivelare tristemente soltanto mera finzione, e rappresenta un’improduttiva ed inutile evasione da una realtà quotidiana che non ci piace.
Triste è poi prendere coscienza che, sempre di più, a fare spettacolo e ad attirare attenzione, sono le vicende private delle persone, siano essi personaggi famosi o perfetti sconosciuti.
A parer mio il regista (quello vero!), con questo suo splendido film, muove una critica pesante al teatrino della televisione, con  i suoi tanti burattini mossi da abili burattinai, ma anche e soprattutto a noi, spettatori, che per anni passiamo ore ed ore appiccicati  alla TV, appassionandoci un po’ ingenuamente  alle vicende dei tanti poveri Truman, invece di indignarci per quello che, per  anni, è stato fatto a loro insaputa.
Una piccola notazione, infine, di come il nome “Truman” sia l’unione di due parole inglesi, la prima abbreviata “true” (vero) e la seconda “man” (uomo): è questa la simbolica indicazione che egli è l’unico ad essere realmente il vero se stesso nello show: ed è lui purtroppo anche l’unica vittima del regista. Del pubblico.

E di tutti noi.

ML


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