[Film Zone] Trainspotting (1996)

Creato il 14 dicembre 2011 da Queenseptienna @queenseptienna

Titolo: Trainspotting
Regista: Danny Boyle
Durata: 94 minuti
Anno: 1996
Genere: Drammatico
Produzione: Channel Four Films, Figment Films, Polygram Filmed Entertainment, The Noel Gay Motion Picture Company
Interpreti: Ewan McGregor, Ewen Bremner, Jonny Lee Miller, Kevin McKidd, Robert Carlyle, Kelly Macdonald, Susan Vidler, Peter Mullan, Billy Riddoch, Pauline Lynch, Finlay Welsh, Irvine Welsh, Annie Louise Ross, Hugh Ross, Dale Winton, James Cosmo, Kate Donnelly, Victor Eadie, Vincent Friel, Shirley Henderson
Voto:

Trama:
Tratto dal romanzo (1993) di Irvine Welsh, sceneggiato da John Hodge. Ambientato in una zona suburbana di Edimburgo, è la storia del tossicomane Mark e della sua banda di amici: brutti, sporchi, cattivi e ladri, ma nella loro insolenza ribalda suscitano pena e simpatia, più che paura o schifo. È il 1° film che in modo esplicito racconta una storia di drogati dal loro punto di vista. Il contesto non è abbellito. Il giovane Boyle e il suo sceneggiatore Hodge non hanno pregiudizi nel raccontarli, come non offrono alibi alla loro inerte deriva autodistruttiva.

Recensione:
Nessuno intorno a me mi ha mai consigliato questo film, si sono sempre limitati a definirlo “particolare”. Di norma non apprezzo affatto i lungometraggi tratti da libri, il risultato è scialbo e privo di significato, ma ne ho sentito parlare a lungo, su internet e in giro si diceva che fosse un capolavoro, di spessore, intenso. Bene, per una volta ho deciso di dar ragione alla massa.
Insegnamento che ne ho tratto: prima e ultima volta che credo a quello che dice la massa, siccome non sa di cosa sta parlando.
Trainspotting è uno dei film più brutti che io abbia mai visto in vita mia.
E’ indubbio che la pellicola riesca a narrare le avventure dal punto di vista di un gruppo di tossicodipendenti completamente assoggettati a loro stessi, mette in risalto il lato violento, improbabile e pietoso dell’animo umano mettendolo in relazione con vicende di normale amministrazione, tra sesso occasionale con una giovane studentessa, genitori terrorizzati dal declino del proprio figlio, un nuovo lavoro onesto e serio, innocue persone che vengono trascinate nell’abisso solo per soddisfazione personale.
Non ha morale, non ha nemmeno una trama vera e propria, non è altro che uno spaccato di vita che alla fine ci fa capire che veramente in pochi hanno imparato qualcosa dagli avvenimenti a loro accaduti. E’ un nonsense dai tratti metropolitani popolato di personaggi complessi che insieme accendono scintille che portano al delirio e alla rovina, hanno caratteri sfaccettati ma privi di forza di volontà, che si lasciano trascinare dalla droga e dal momento, senza mai prendere una decisione che sia degna di essere chiamata tale, se non proprio il protagonista, l’unico che pare avere un minimo di sale in zucca.
Non ho idea se questo film abbia riscosso tanto successo per la sua vena di evidente autodistruzione, l’esaltazione insensata, l’uso di droga e i relativi risvolti che a volte hanno toccato fasi di pura allucinazione, non lo so, non l’ho proprio capito.
Oh, forse per moda?
E’ un film che celebra la ribellione? Ribellione da cosa? Dalla società soffocante in cui i protagonisti vivono? E in cosa consisterebbe, drogarsi fino a lasciar mummificare il proprio figlio?
Trainspotting è l’elogio della strada già battuta, in cui i protagonisti fanno parte di una cerchia di stupidi e vigliacchi che usano la droga come mezzo per fuggire sia dalla realtà che dalle proprie responsabilità, è conformismo al contrario, dove piuttosto che sgomitare e impegnarsi per trovare il proprio posto nel mondo si preferisce vantarsi del vessillo della siringa e della polvere bianca per credere alla finta utopia di essere diversi, quando in verità ci si è aggregati ad un’altra società, solo più deprecabile di quella in superficie, ma con le medesime regole, i medesimi alti e bassi, il medesimo squallore.
Le due stelline se le sono meritate rispettivamente Ewan McGregor, perché è lui, e gli ultimissimi minuti che mi hanno fatto sorridere grazie al suo gesto, l’unico di tutto il film in cui si è riusciti a scorgere un barlume di sentimento umano che non fosse idiozia allo stato puro.
Personalmente nel complesso non mi è piaciuto, deludente e persino irritante per certi versi, l’incapacità di prendere una posizione riguardante la propria vita e roteare sempre nello stesso circolo vizioso ha un che di soffocante, illogico e stupido.
Ma chissà, forse io non sono abbastanza ribelle per capire questo film.


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