di Iannozzi Giuseppe
Io non ho mai avuto il Pollice Verde, con le azalee poi solo rapporti a distanza, nel senso che mi piacciono, però con me non ci vogliono aver nulla a che fare. Il motivo è oscuro a loro quanto a me; ma si vocifera in giro che sarei capace di metterle in ombra. Però non è affatto vero, sono solo le malelingue a dire così, non di certo i giardinieri con un curriculum lungo da qui al cuore dell’Africa Nera.
Ad ogni modo, un giorno ho preso dei giaggioli – che mi ricordavano anche un vecchio amore, perché questo vecchio amore amava proprio i giaggioli e non altri fiori. Be’, li ho presi ‘sti giaggioli, però a me non mi dicevano nulla: stavano sempre zitti, anche quando sfogliavo PlayBoy, loro al massimo un po’ tanta indifferenza. Comunque non si può dire che nutrimento gli sia mancato, anzi ne hanno avuto in abbondanza: sì, temo d’averli viziati, e loro mai una parola o una bianca bugia, un sintomo di ringraziamento o che altro. Mai una parola una, nemmeno si lasciavano commuovere sotto la carezza del vento. Restavano impalati duri radicati a terra, e basta: un vero dramma guardarli, con quella loro austerità littoria. Ogni tanto tentavo con loro un dialogo del tipo: “Sorgi, sorgi, oh Iris Fiorentina!” Macchè! Be’, l’esasperazione è stata grande per me, e così in un giorno di sole, in una solitudine che non potevo più resistere, ho acceso la tv e ho messo su Magalli, sì il Giancarlo. In un men che non si dica, ogni nervatura bluastra s’è prosciugata: ho tentato il massaggio alla radice e persino la respirazione petalo a petalo, ma niente; e non è bastato neanche minacciare la tv che sarei passato su un altro canale, quello di Porta a Porta.
Ecco, è tutto. Ogni fiore che tocco, mi muore d’amore, di disperazione.