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FIRENZE, giovedì 26 maggio: Presentazione “Jean-Jacques Rousseau e la Società dello Spettacolo” di Giuseppe Panella

Creato il 25 maggio 2011 da Retroguardia

FIRENZE, giovedì 26 maggio: Presentazione “Jean-Jacques Rousseau e la Società dello Spettacolo” di Giuseppe PanellaPatrocinio quartiere 1 – comune di firenze

   PIANETA POESIA 2011
***

PALAZZO VIVARELLI COLONNA

(Sala degli Specchi)

Via Ghibellina 30 Firenze

Giovedì 26 maggio ore 16

Presentazione del libro  di Giuseppe Panella

Jean-Jacques Rousseau e la Società dello Spettacolo,

Pagnini editore, Firenze, 2011

Intervengono Tommaso Cavallo e Silverio Zanobetti

Saranno presenti l’autore e Stefano Berni, direttore della collana  di filosofia e scienze sociali edita da Pagnini

 


L’autore

 

Giuseppe Panella è nato a Benevento l’8/3/1955. Si è laureato presso la Scuola Normale Superiore di Pisa dove attualmente insegna. Si è interessato alla nozione di Sublime (su di cui ha scritto Il Sublime e la prosa. Nove proposte di analisi letteraria, Firenze, Clinamen, 2005). E’ autore, tra l’altro,  di alcuni volumi monografici: Alberto Arbasino, Firenze, Cadmo, 2004; Lo scrittore nel tempo. Friedrich Dürrenmatt e la poetica della responsabilità umana, Chieti, Solfanelli, 2005; Il lascito Foucault (in collaborazione con Giovanni Spena), Firenze, Clinamen, 2006; Émile Zola scrittore sperimentale. Per la ricostruzione di una poetica della modernità, Chieti, Solfanelli, 2008 Pier Paolo Pasolini. Il cinema come forma della narrazione, Firenze, Clinamen, 2009 e Jean-Jacques Rousseau e la società dello spettacolo, Firenze, Pagnini, 2010. Come poeta, ha pubblicato otto volumi di poesia, tra i quali Il terzo amante di Lucrezia Buti (Firenze, Polistampa, 2000) ha vinto il Fiorino d’oro del Premio Firenze dell’anno successivo. Ha inoltre realizzato in collaborazione con David Ballerini due documentari d’arte, La leggenda di Filippo Lippi, pittore a Prato (2000) (trasmesso su Rai2 l’anno dopo) e Il giorno della fiera. Racconti e percorsi in provincia di Prato (2002).

 

L’opera

 

Quello che collega autori così apparentemente lontani tra loro come il settecentesco Jean-Jacques Rousseau e il novecentesco Guy Debord è il rifiuto della trasformazione in spettacolo dell’esperienza della soggettività e la negazione del valore salvifico del progresso umano come viene esemplificato nell’esistenza tipica delle Metropoli. In sostanza, per Rousseau, l’alienazione umana passa attraverso l’esposizione continua di sé sia nei luoghi cui è effettivamente delegato l’esercizio della spettacolarizzazione che su quell’implicito palcoscenico che è divenuto la città dispiegata e fervente di vita dell’imminente modernità. Nella sua polemica contro la natura alienante dello “sguardo altrui” del teatro contenuta nella Lettre à D’Alembert sur les spectacles del 1757, infatti, Rousseau si dichiara certamente un citoyen di Ginevra e un membro della sua legittima comunità ma rifiuta la vita freneticamente mondana dei salotti e dei palazzi signorili cari all’ambiente culturale con i quali vuole mostrarsi apertamente in conflitto teorico permanente e in rottura dal punto di vista personale.


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