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Firmino - Sam Savage

Creato il 01 novembre 2017 da Luz1971

Firmino - Sam Savage

Incipit: Avevo sempre immaginato che la storia della mia vita, se un giorno l'avessi mai scritta, sarebbe cominciata con un capoverso memorabile: lirico come il "Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi" di Nabokov o, se non altro, di grande respiro come il tolstojano: "Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo". La gente ricorda espressioni del genere anche quando del libro ha dimenticato tutto il resto.

Immaginate che un topo, uno di quei topastri brutti e spelacchiati di città, che vivono tra le fognature e i parchi cittadini, sia in grado di elaborare pensieri umani. Immaginate che sia sensibile e assai intelligente, capace di arrivare a conclusioni filosofiche, in cerca di una identità.

Immaginate insomma la storia di un topo da biblioteca .

Ecco, quello è Firmino, il protagonista di un delizioso romanzo diventato un caso editoriale una decina d'anni fa.

Il suo autore, Sam Savage, scrive questo libro in vecchiaia, attorno ai settant'anni, per puro divertimento. Lo fa pubblicare da una piccola casa editrice con tiratura limitata, la Coffee House Press di Minneapolis, senza prevedere che di lì a poco le vendite del libro ne avrebbero fatto un prodotto ambito ed esportato. Non è difficile supporre perché, questa storia è bella, commovente e indimenticabile. L'avevo letta a suo tempo e oggi, cercando letture adatte a un gruppo che ho messo su fra i miei allievi di teatro (eh sì, l'educazione deve essere a tutto tondo) mi torna fra le mani.

Riletto in pochi giorni, come fosse una prima volta.

L'intreccio è di quelli che farebbero innamorare qualsiasi amante delle biblioteche: Firmino nasce in una biblioteca di Boston, in una "nidiata" numerosa, e sua madre non ha una mammella per lui, che resta affamato e solo. Così, mentre la sua famiglia lascia quel luogo incantevole, lui si mette a vivere fra i libri, nutrendosene voracemente per sfuggire alla morte per fame (metafora del divorare i libri, di cui ho scritto anche ) fino a quando comincia anche a leggerli, uno via l'altro, e a diventare lettore vorace in forma duplice. E non si tratta solo di romanzi: fa incetta di libri di filosofia, psicoanalisi, linguistica, astronomia, la Bibbia, il Corano, il Libro dei Morti, ecc. Diventa colto, affina il suo pensiero e lo espande, diventa un fine osservatore del mondo e comincia a desiderare di essere amico del bibliotecario.

Da quel momento inizia una serie di "incrinature" che volgono il romanzo verso una direzione sempre meno leggera: il bibliotecario è un uomo, e in quanto tale Firmino non può fidarsi realmente di lui. La sua delusione è totale quando scopre che colui che crede suo amico intende avvelenarlo. Seguiranno molte peripezie, diverse molto infelici, in questo suo percorso di vita. Non racconto altro, per non rovinare la sorpresa a chi vorrà leggerlo.

Firmino - Sam Savage

Firmino è una metafora di vita, perché racconta il disperato tentativo di un topo - che potrebbe essere il reietto, l'individuo sensibile e diverso dalla massa - di essere amico dell'uomo, fra le mille vicissitudini di un mondo indifferente, distratto, poco socievole.

Se all'inizio e per un buon tratto pare di trovarsi dinanzi a una storia "disneyana", tenera e col lieto fine assicurato (in perfetto stile "Ratatouille", per intenderci), lo svelamento del vero intento dell'autore è spiazzante, lascia un retrogusto amaro ma anche la consapevolezza di aver letto un piccolo grande romanzo sulle miserie umane.

Su tutto, l'amore viscerale per i libri, e in tal senso questo romanzo è una dichiarazione d'amore del suo autore per tutto ciò che è libro e conoscenza del mondo e dell'uomo con le sue straordinarie opportunità di inventio. Anche solo per questo aspetto vale la lettura di alcuni passaggi teneri e struggenti.

[...] mentre serro l'addome dilatato fino all'inverosimile, gemendo di dolore. [...] Ridacchiate? Presumo che voi consideriate il mio, semplicemente, un volgare caso di dipendenza o forse una miserevole manifestazione di un classico disturbo mentale ossessivo-compulsivo. Potreste avere ragione. Tuttavia il concetto di dipendenza non è adeguato né abbastanza profondo, per descrivere questo tipo di fame, che io chiamerei piuttosto amore. Agli albori forse, persino perverso, non corrisposto di sicuro, ma comunque amore. Così ebbe inizio l'agglutinata passione che ha dominato la mia vita; qualcuno potrebbe dire rovinato, e io potrei anche concordare.

Curiosità: sapevate che il termine "topo da biblioteca" non è fedele alla traduzione letterale? Nel mondo anglosassone il termine corrisponde a "verme da libro", ossia bookworm.

... e vi chiedo: siete abitudinari delle biblioteche comunali? Usate il prestito dei libri per leggerne uno o vi orientate di più sull'acquisto?


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