La scoperta – realizzata analizzando il tessuto osseo di 17 dinosauri vissuti fra 112-100 milioni di anni fa all’interno del circolo polare antartico, in quello che attualmente costituisce lo Stato australiano di Victoria – falsifica una precedente ricerca, risalente al 1988, che aveva suggerito che i dinosauri vissuti in quell’ambiente estremo si fossero fisiologicamente differenziati dagli altri.
Lo studio del 1998 aveva esaminato la microstruttura delle ossa dei dinosauri polari osservando alcune differenze rispetto a quella degli animali dello stesso gruppo che vivevano in regioni più calde e questo aveva portato gli autori a concludere che i dinosauri polari sopravvivessero a quelle latitudini ibernandosi per metà dell’anno.
A livello microstrutturale le ossa dei “dinosauri mostrano linee di crescita annuali”, analoghe a quelle che si osservano negli alberi, spiega Horner, ma le analisi condotte sui pochi resti disponibili all’epoca del primo studio non avevano permesso di trovarne traccia. Negli anni successivi è stata portata alla luce una più ampia serie di fossili di dinosauri polari, sui quali è stata condotta la uova ricerca. Il risultato è stato che “quelli che non mostrano le linee di accrescimento è semplicemente perché non avevano ancora un anno di vita”, ha osservato Woodward. (gg)
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