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Fondazione Open, cybersecurity e festival: il renzismo intorno a Banca Etruria. Nel "Giglio Magico" ogni petalo nasconde un interesse

Creato il 27 dicembre 2017 da Tafanus

Il "Giglio Magico"? Mi ricorda tanto i tempi del craxismo, e della "gita sociale di stato" a Pechino (1986), sulla quale Andreotti scolpì: "Siamo venuti in Cina, con Craxi e i suoi cari". Un intero aereo pieno dei "cari" del Cinghialone. Pensavamo di aver toccato il fondo, ma con ben 32 anni di ritardo siamo costretti a ricrederci. Il democristiano Matteo Renzi ha superato il socialista Bettino Craxi (quello la cui carriera politica rampante finì ingloriosamente con le monetine del Raphael e la eroica fuga ad Hammamet.

Giglio-magico
Petali appassiti del Giglio Magico

Ora un articolo-inchiesta di Davide Veccho sul "Fatto Quotidiano" ci elenca (elenco non certamente esaustivo) i "cari" di Matteo, che stanno già - in gran parte - cercando nuove magliette, per sostituire quelle bisunte del renzismo. In calce all'articolo di Vecchio, ho messo un favoloso articolo di Enzo Biagi su Repubblica del 13 Novembre 1986 sulla gita in Cina di Bettino e dell'ante-litteram "Garofano Magico"

Tafanus

Banca Popolare di Etruria è tra i soci di Intesa Aretina Scarl, società che dagli anni d’oro del renzismo finanzia da una parte la Fondazione Open, cassaforte dell’ex premier nel quale cda siedono Maria Elena Boschi e Marco Carrai; dall’altra sponsorizza il Festival delle Religioni di Firenze, festival ideato, diretto e organizzato da Francesca Campana Comparini, moglie di Marco Carrai.

Diciamo subito che i contributi versati sono quasi irrilevanti (15 mila euro) rispetto alla disponibilità economica di Intesa Aretina, che ha un capitale sociale versato di 18 milioni; così come irrisoria è la quota della società in mano a Etruria: appena il due certo. Ma è il frammento dell’immagine che immortala la grande famiglia renziana. Un frammento che illustra chiaramente il sistema di relazioni, intrecci, amicizie, parentele in parte emerso nelle ultime settimana dalle audizioni svolte nella Commissione di inchiesta sulle banche presieduta da Pier Ferdinando Casini e opportunamente omesso dai diretti interessati e dai vertici del Pd. Un frammento al quale se ne devono aggiungere altri che nascono, si formano e si trovano sempre lì, a Firenze, negli uffici che custodiscono i segreti dell’irresistibile ascesa renziana degli anni compresi tra il 2007 e il 2015: lo studio legale di Alberto Bianchi, dove ha sede la Fondazione Open, e quello dell’avvocato Tombari. La rete di protezione che è scattata per tentare di salvare prima Etruria e ora Maria Elena Boschi, è passata in queste stanze e in queste stanze si è fortificata, alimentando le radici che hanno fatto nascere e sbocciare il Giglio Magico.

Il finanziere Davide Serra, l’imprenditore Marco Carrai, l’ex premier e segretario del Pd Matteo Renzi, il tesoriere dem Francesco Bonifazi e il fulcro, al momento occupato dall’ex ministro e oggi sottosegretario Boschi.

Nel Cda della fondazione Open, come detto, siedono fianco a fianco Boschi e Carrai, insieme all’avvocato Bianchi e al ministro Luca Lotti. Le casse vengono alimentate da tutti, Bonifazi compreso. Serra è generosissimo: versa 225 mila euro insieme alla moglie in poco più di due anni. E tenta di spendersi anche per Etruria. Mette in atto quello che oggi sappiamo essere l’ultimo disperato tentativo di salvare la popolare: il 5 febbraio 2015 il suo fondo Algebris invia a Banca d’Italia un’offerta. Palazzo Koch dirà poi di non averla ricevuta ma era comunque troppo tardi perché il giorno successivo il Direttorio delibera il commissariamento che sarà poi ratificato all’istituto di Arezzo nel corso del cda dell’11 febbraio.

Poche settimane prima di Serra era intervenuto Carrai, inviando l’ormai nota email a Federico Ghizzoni, l’allora numero uno di Unicredit: “Solo per dirti che su Etruria mi è stato chiesto di sollecitarti per una risposta nel rispetto dei ruoli”. Un intervento a dir poco particolare, giustificato dal Richelieu di Renzi con un generico “mi informavo per un mio cliente”. Ma non ha spiegato perché fosse al corrente di informazioni relative all’interessamento a Etruria da parte di Unicredit, né a quale cliente faccia riferimento. Anche perché è presidente di Aeroporti di Toscana e, stando a quanto è noto, il suo ambito è la cybersecurity. Non le banche. In Unicredit, fra l’altro, Carrai aveva ottimi legami di amicizia con il potentissimo vicepresidente Fabrizio Palenzona, che oltre a essere numero due di Ghizzoni era membro del cda dell’Associazione bancaria italiana (Abi) e del consiglio di amministrazione di Mediobanca, all’epoca investita dell’onere di trovare una sistemazione per Etruria e alla quale Unicredit aveva già risposto “no grazie”.

Palenzona era tra l’altro uno degli invitati del blindatissimo matrimonio di Carrai nel settembre 2014. Ma in quel gennaio 2015 i Carabinieri dei Ros di Firenze stanno già indagando sui suoi rapporti con l’imprenditore Andrea Bulgarella, entrambi poi accusati con altri di associazione a delinquere, truffa, appropriazione indebita, riciclaggio con l’aggravante di aver favorito la mafia, in particolare interessi del boss Matteo Messina Denaro. Vicenda non ancora conclusa e riaperta dalla Cassazione nel marzo 2017.

Carrai preferisce rivolgersi a Ghizzoni. Un anno dopo, nel gennaio 2016, sarà Maria Elena Boschi a difendere in parlamento la decisione (mai attuata) del governo di affidare il comparto della cybersecurity a Carrai (per la fermissima opposizione di Mattarella. NdR) Ma anche in questo caso i loro rapporti personali e la condivisione di interessi (la Fondazione Open) sono sicuramente marginali. Così come è per puro caso che Emanuele Boschi, il fratello della sottosegretaria già dipendente di Etruria, una volta lasciata la Popolare si ritrova nello studio BL di Firenze. Non come dipendente o collaboratore, ma come socio. E BL sta per Francesco Bonifazi (tesoriere del Pd, ex compagno e amico di Maria Elena) e Federico Lodovina, poi nominato nel cda di Ferrovie dello Stato. Bonifazi, Lodovina e Maria Elena Boschi hanno condiviso la pratica della professione legale presso lo studio del professor Umberto Tombari che oggi presiede il cda della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze. Cda nel quale siede anche Marco Carrai.

E sarà ancora una coincidenza che la Fondazione, attraverso il Gabinetto Letterario Vieusseux, sponsorizzi anche lui il Festival delle Religioni curato dalla moglie di Carrai. Ma è in ottima compagnia. L’edizione 2017, che ha portato a Firenze il Dalai Lama, ha ricevuto anche i contributi della Presidenza del Consiglio, del ministero della Cultura, del Comune, del colosso Suez e di Intesa Aretina Scarl. Nel cda sedeva Gaia Checcucci, moglie del fedelissimo renziano Giacomo Billi. Poi l’amico Matteo, nel dicembre 2015, da premier, l’ha nominata a capo della Direzione generale per la salvaguardia del territorio e delle acque del ministero dell’Ambiente. Ma questo è ancora un altro frammento, uno dei tanti che compongono l’immagine della grande famiglia Renzi. (di Davide Vecchi - Il Fatto Quotidiano)

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E ora, come preannunciato, l'ironico articolo di Enzo Biagi sulla gita di "Craxi e dei suoi cari" a Pechino

GLI OSPITI DI CRAXI - UNA volta Giorgio Amendola mi parlò di suo padre. Mi disse che da lui aveva imparato il disinteresse personale, perché era stato educato ad avere pochi bisogni. Poi la serietà nel lavoro, e la capacità di considerare la politica non come semplice tatticismo, ma un modo di guardare avanti. Ricordava che il severo Giovanni era molto attento anche alla forma, a certi gesti dall'apparenza insignificanti: si arrabbiò perché coi fratelli aveva fatto un giro per Villa Borghese nell' auto che lo Stato passa ai ministri, e non volle prenderlo con sé a Tripoli sulla nave da guerra che lo portava in Libia come rappresentante del governo. Il vecchio Ivanoe Bonomi, presidente del Consiglio, ai nipoti che da Mantova erano andati a Roma, e desideravano visitare la capitale, regalò alcuni biglietti del tram.

D'accordo: altri tempi. C'erano onorevoli, come Pietro Rosano, che si ammazzavano perché non reggevano all'accusa di favoritismo, e prima di spararsi, pregavano Giolitti di porgere rispettosi omaggi alla signora. Non li segnalo come esempi da imitare: non mi sono mai piaciute le stragi. Ma mi viene in mente il professor Ippolito che finì in galera soprattutto perché a Cortina era andato in gita su una jeep che apparteneva a un ente pubblico (per inciso: Ippolito è stato mio docente di Geologia Applicata. NdR).

Ho seguito con interesse, a proposito di viaggi e di escursioni, le cronache della spedizione a Pechino dell'onorevole Craxi, presidente del Consiglio; sembra di assistere, più che ad una missione diplomatica, a una trasferta del Circo Orfei. Dalla pancia del Jumbo Alitalia  esce un gruppone da corte dei mandarini: cinquantadue membri del seguito, dodici ospiti di Craxi, quaranta giornalisti.

Chi è che compone questa varia ed esotica comitiva? C'è, e mi sembra naturale, la signora Anna, che si stringe nella pelliccia orlata di code sfrangianti, e fa un po' contrasto con la signora Livia Andreotti nel cappottino nero col collo di pelo scuro, poi si notano, come racconta Chiara Valentini su Panorama, la figlia Stefania, il figlio Bobo con la fidanzata Francesca Frassineto, la compagna di Claudio Martelli, Ludovica Barassi, che filmava instancabile con una piccola cinepresa, Margherita Boniver e la coppia Ripa di Meana. Marina già Lante della Rovere provvedeva a movimentare la noia del lungo itinerario con passeggiate in tuta da ginnastica su e giù per l'aereo. Siamo venuti in Cina con Craxi e i suoi cari, è il commento di Andreotti, che evidentemente ha un meno spiccato senso della famiglia.

Ma non ci sono solo i congiunti dell'onorevole Bettino desiderosi di scoprire il fascino dell'Oriente, c'è anche il fedelissimo autista Nicola, che senza il principale si sente troppo solo, due segretarie, quella di Milano e quella di Roma, perché l'imparzialità deve essere dote di chi comanda e poi, nientemeno, lo spokesman Gastone Alecci, che è in sostanza un passaparola, e infine Carmelo Brandini, l'alter ego con l' impermeabile stretto, alla Humphrey Bogart, attorno alla vita; e per concludere, come riferisce sul Giornale Giancarlo Perna, il sindaco di Venezia Nereo Laroni, in rappresentanza di Marco Polo che, settecento anni fa, fece un percorso analogo. Questo sì che è senso della storia. C'era anche Cicconi, il fotografo personale, oltre a un banchiere e al Soprintendente alla Scala, la cui presenza, dovendosi trattare anche di spettacoli e di affari, non aveva bisogno di spiegazioni. Degli altri, invece, riesce più complicato capire per quali motivi sono stati portati in gita sociale, non avendo negli organigrammi della Repubblica ruoli ben definiti, ed essendo legati a chi simboleggiava la patria lontana solo da vincoli di sangue, o da rapporti molto cordiali.

Non mi pare, ad esempio, che la signora Barassi, compagna di vita di Claudio Martelli ed appassionata cinedilettante, dovesse andare necessariamente ad esercitarsi sulla Piazza Tien Am Men. Anche Hitler dimostrò qualche preferenza per la regista Leni Riefenstahl ma, svastiche a parte, era una ragazza piuttosto dotata. Ripa di Meana è persona assai simpatica e garbata, ma forse Deng Xiaoping non se lo aspettava. E' noto che negli empori per stranieri il cashemere è a buon mercato, e anche le tele ricamate, ma non risulta che nelle attività governative siano compresi lo shopping e gli inclusive tours. Chiara Valentini parla di caduta di gusto, Fiamma Nirenstein di un allegro corteo variopinto nell'abbigliamento e palesemente sbuffante di fronte alle restrittive regole del protocollo cinese, Perna commenta che la qualità degli ospiti e la loro scarsissima attinenza con la visita di Stato sta facendo discutere il Palazzo e le redazioni giornalistiche. Ma non è il caso di scandalizzarsi: la staffetta è anche una corsa al biglietto e soggiorno gratis.

(di Enzo Biagi - 13 Nov. 1986)

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Renzi e i suoi cari in partenza per la "Gita di Stato" agli US Open (150.000 €)


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