Fonte Lattiera di Schiavi di Abruzzo e “lu pasturavacche”

Creato il 18 giugno 2015 da Altovastese

Riti e leggende legati al culto propiziatorio del latte

L’acqua, lo sappiamo tutti, è fonte imprescindibile di vita. La consapevolezza dell’importanza dell’acqua e del legame ancestrale, eterno ed indissolubile che ci lega a questo elemento essenziale risale alla notte dei tempi.

Infatti, il primo filosofo del pensiero occidentale, Talete di Mileto vide nell’acqua l’Archè, il principio assoluto. Per Talete, infatti, “l’acqua è il principio di tutte le cose; le piante e gli animali non sono che acqua condensata e in acqua si risolveranno dopo la morte”.

Il concetto di sacralità dell’acqua si esprime fortemente nelle religioni e nei riti di tutti i popoli. Per avere un idea dell’immensa importanza di questo elemento nella cultura e nelle religioni di tutto il Pianeta, si legga ad esempio “L’acqua e la religione, del prof. Roberto Cipriani“.

Il concetto di sacralità dell’acqua è legato, in particolare, ai luoghi in cui essa sgorga e si raccoglie, ossia le sorgenti e le fonti.

Ognuna di queste fonti e sorgenti, di cui è disseminato tutto il nostro territorio, racchiude una storia, un mito, una leggenda che, dai tempi più remoti, in qualche caso è arrivato sino ai nostri giorni.

Purtroppo, senza un’attenta riscoperta, miti e leggende tendono a scomparire dalla nostra memoria storica.

Negli ultimi anni, la comoda conquista – neanche troppo recente – dell’acqua corrente dentro casa, ci ha fatto quasi dimenticare l’essenzialità e la sacralità delle sorgenti e delle fonti. Fino a pochi decenni fa, infatti, le sorgenti e le fonti d’acqua rappresentavano il fulcro indispensabile dell’esistenza.

Luoghi di vita, di scambio, d’incontro, di lavoro, di raccolta, di intensa socialità.

Fonti, sorgenti e fontane erano particolarmente frequentate dalle donne che vi attingevano quotidianamente l’acqua indispensabile non solo per bere, ma per innaffiare, lavare, cucinare e per ogni altro lavoro domestico.

Alcune di queste fonti erano ritenute sacre nel vero senso del termine ed utilizzate per innumerevoli finalità propiziatorie, protettive e curative.

Ad esempio, le abluzioni con l’acqua di alcune fonti considerate sacre venivano praticate in passato dalle giovani donne per propiziare l’abbondanza di latte materno, conosciuto come culto galattoforo.

Di questa tipologia, come dice il nome stesso, era la Fonte Lattiera, situata nella Frazione San Martino di Schiavi di Abruzzo (CH).

Fonte Lattiera di Schiavi è menzionata da Emiliano Giancristofaro nel suo Tradizioni popolari d’Abruzzo (Newton Compton Editori, 1996), di cui di seguito riportiamo un brano:

“Le insidie della nascita sono una preoccupazione drammaticamente presente alla cultura contadina. Contro la perdita del latte materno, che un tempo costituiva, per l’assenza di alimenti alternativi, un altissimo fattore di rischio, era invocata la protezione dei santi. Nella zona di Lanciano e del suo circondario la protettrice del latte materno è Santa Eufemia, mentre tra i paesi dell’Alto Sangro è diffuso il culto di Sant’Agata. Ma i medesimi elementi cultuali sono soggetti, sul territorio regionale, a molteplici variazioni. «Nel Teramano», scrive ancora Giancristofaro, «è attivo il culto di Santa Scolastica, sorella di San Benedetto, con chiesette e fontane miracolose a Corropoli e Campli».

Esempi di culti idrici galattofori sono presenti anche nel vastese. A Schiavi di Abruzzo, ai confini con il Molise, sempre Giancristoforo riferisce che «il protettore del latte materno è San Felice a cui, nella Frazione di San Martino, è dedicata una fontana chiamata Fonte Lattiera».

Persone anziane del luogo raccontano di un serpente che chiamavano, in dialetto, m’basturavacche (o pasturavacche) che vedevano spesso nei pressi di questa fontana. Qualcuno racconta di averlo visto all’interno della fontana.

Con il termine “pasturavacche” o simili ci si riferisce, nel dialetto abruzzese al Cervone (Elaphe quatuorlineata). Il Cervone è un elegante e assolutamente innocuo Colubride, che raggiunge le maggiori dimensioni tra i Rettili italiani (2,40 m.). E’ noto soprattutto per essere il protagonista, a Cocullo (AQ),  dei festeggiamenti in onore di San Domenico ed in tale occasione la statua del santo viene portata in processione ricoperta di serpenti.

Il Cervone è chiamato pasturavacche, in quanto la credenza popolare voleva che questo serpente fosse attirato dal latte delle vacche e delle capre al pascolo, e che per procurarselo si attaccasse alle mammelle degli animali, o addirittura lo leccasse dalle labbra sporche dei lattanti.

Fonte Lattiera, nascosta dalla vegetazione avventizia. Necessita di recupero

La Fonte Lattiera in cui le donne si recavano per auspicare l’abbondante latte materno e la storia della presenza assidua del serpente,  ritenuto dalla cultura popolare ghiotto di latte, si intrecciano, tra verità e leggenda…lasciando in noi un’affascinante sensazione di curiosità e mistero.

L’amico Marco Cirulli, grande appassionato di Schiavi di Abruzzo e del territorio,   accompagnato dal sig. Bruno Zanna, si è recato presso questa antica fonte per verificarne l’esistenza e la conservazione. La Fonte Lattiera esiste ancora però, purtroppo, versa  in un pessimo stato di conservazione, come testimonia la foto che qui alleghiamo.

Auspichiamo fortemente che l’amministrazione comunale, pro-loco, associazioni e volontari si attivino e adoperino per ridare dignità e lustro a questa e alle altre antiche fonti del nostro territorio, per evitarne l’abbandono e la perdita definitiva.
Esse rappresentano il simbolo stesso della vita e della rinascita del territorio.

Foto: Marco Cirulli

Per approfondire. Storia e descrizione di alcune fontane pubbliche del vastese

La Fonte vecchia di San Giovanni Lipioni

La Fontana Grande di Torrebruna

La Fontana municipale di Carunchio


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