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Fra (centro)sinistra ed assenza di spirito critico: costruire la fabbrica della sconfitta

Creato il 03 dicembre 2013 da Alessandro @AleTrasforini
"[...] La Sinistra poteva cambiare il Paese e non c'è riuscita.  Abbiamo avuto la grande occasione della nostra vita politica e l'abbiamo mancata.  Bisogna raccontare la storia a ritroso per capire le cause vicine e lontane dell'insuccesso della nostra generazione.  Bisogna andare sulle orme del gambero per scovare sotto le pietre le cause delle sconfitte.  Solo così si prendono le decisioni che ribaltano le pietre.  C'è un riconoscimento da elaborare, prima di tornare a vincere.[...]"
E' questo il punto di vista fondante ed al tempo stesso più scottante del libro "Sulle orme del gambero", scritto da Walter Tocci e pubblicato da Donzelli editore. Nella visione di un'Italia distrutta, purtroppo, emerge un quadro desolante in primo luogo per chi avrebbe dovuto adoperarsi per governarla al meglio nelle sedi nazionali e via di seguito, fino ai livelli più bassi.  Al sistema partitico in generale non crede ormai più nessuno (o quasi), soprattutto a fronte di cifre di astensione/non voto che sono ormai cronicamente prossime al 50%.  I problemi con cui da due anni a questa parte siamo costretti a far di conto sembrano essere apparsi all'improvviso, quasi come se fino al 2011 i problemi di debito pubblico non riguardassero l'Italia e le questioni di unità economico-politica da perfezionare non riguardassero l'Europa.  Cosa poter consigliare a coloro che hanno mancato di realizzare quella "grande occasione" sopra riportata?  E' davvero sufficiente parteggiare a spada tratta per il nuovo che avanza facendosi strada con slogan fra il difficile e l'impossibile da realizzare nel breve, medio e lungo termine? Può davvero bastare sostenere in maniera completamente acritica e priva di analisi di (auto)valutazione chi, nascondendo polveri(era) di lontana memoria, si propone di costruire (per l'ennesima volta) un Partito bello e democratico? E' davvero sufficiente affiliarsi ad una certa informazione (non tutta, fortunatamente) che tende ad escludere dal dibattito pubblico proposte concrete e volti per dilettarsi nella rincorsa continua di personalità da convertire il più velocemente possibile in fenomeni da baraccone?  A prescindere dall'infinita varietà di possibili risposte, con un Paese distrutto mortalmente alle spalle dovrebbe essere ormai chiara l'elevata possibilità di realizzare nei fatti la celebre massima gattopardesca secondo cui "tutto cambia affinchè nulla cambi".  L'aver posto Italia ed italiani di fronte a problemi tremendi quando era forse troppo tardi ha messo in mostra alcune questioni che avrebbero dovuto essere inevitabili sin dalla prima opportunità possibile di confronto: 
  • scarsa attitudine di parte degli italiani verso la necessità di informarsi e comprendere la (divenuta) complessità del sistema circostante;
  • (troppo) elevata abitudine di parte degli italiani a delegare le proprie responsabilità a rappresentanti tecnico-politici, senza poi interessarsi minimamente di quanto e come le stesse deleghe venissero esercitate;
  • punti di vista (largamente) inadeguati dal punto di vista politico, 'grazie' al quale è stato possibile far diventare sovversivo/isolato/inadeguato/[...] chi cercava di parlare il 'linguaggio della verità', ponendo eventualmente domande e/o questioni definibili come 'scomode';
  • estrema irrazionalità dell'informazione, finita (forse inconsapevolmente) per assumere tinte di distrazione e distruzione della coscienza collettiva.
All'esperienza personale la percentuale da attribuire ai precedenti "parte di". L'Italia è divenuto infatti un Paese nella quale la coscienza collettiva sembra mobilitarsi per emergenze usa & getta, salvo poi rientrare nella normalità non appena questa urgenza viene fatta percepire in diminuzione.  Quanti sono stati, sono e saranno i problemi di immane importanza che finiranno schiacciati dalla discontinuità dell'informazione? Basti pensare ad alcuni dei "campanelli d'allarme" che puntualmente risuonano come se fosse, ogni volta, la prima volta: dissesto idrogeologico, tutela e salvaguardia del welfare state pubblico, necessità di costruire un nuovo modello economico capace di coniugare crescita economica con ripresa dell'occupazione reale,green economyspending review, operazioni di miglioramento strutturale e snellimento burocratico, definizione di piani energetici capaci di imprimere effetti positivi sul medio-lungo termine, difesa e miglioramento di settori legati a ricerca, istruzione e cultura, realizzazione di studi di fattibilità che riuscissero a coniugare sostenibilità ambientale con una ripresa di attività lavorative inquinanti, [...]. Quanti sono i possibili punti di vista per cui sono mancate completamente discussioni e decisioni nelle sedi competenti? Qualora ci siano invece state, per quali motivi non sono stati allargati i confini del dibattito pubblico?  A domande come queste sembra rispondere quel necessario "riconoscimento da elaborare" precedentemente riportato. Mentre sembrano necessari dibattiti attorno ad ImuIucTasi,Taser, [...] non sembra urgente affrontare dibattiti attorno a (mancata o mancante?) crescita, radicale cambiamento di accordi europei ratificati senza (forse) le necessarie consapevolezze e tant(issim)e altre questioni simili alle precedentemente citate.  La necessità di indagare a ritroso attraverso le orme del gambero rischia di essere, quindi, una missione ardua se non impossibile da compiere con le necessarie dosi di dignità, competenza, serenità e serietà: "sotto le pietre" dei tragitti passati non ci sono infatti semplici buchi ma interi labirinti sotterranei dai troppi intricati percorsi.  Non sembrano nè possibili e neppure realizzabili le promesse di quanti sostengono convintamente di realizzare svolte epocal-radicali attraverso cambiamenti istantanei e veloc(issim)i: dove finiscono le (generate) complessità di fronte alla volontà di imprimere mutamenti radicali ai problemi che attanagliano Stati e pianeta Terra? Chi può promettere di voler concorrere al miglioramento dell'ambiente quando si è addirittura riusciti ad inventare metodi di compravendita delle emissioni fra Stati? Chi può affermare di voler convintamente realizzare un miglioramento delle condizioni di vita per realizzare uno 'sviluppo sostenibile' quando si riescono ad organizzare conferenze che puntualmente scoppiano in nulla e/o bolle di sapone? Chi può affermare di voler guarire in breve tempo 'malattie' italiane che sono state nella realtà così tanto accettate da parte di un 'certo' Paese da produrre un incancrenimento (forse) senza possibilità di risoluzione?  Chi può parlare di crescita degli investimenti pubblici in uno scenario nazionale che, in virtù di politiche macro-economiche discutibili (eufemismo), rischia di vedere solo tagli (potenzialmente indiscriminati) alla spesa pubblica?  In altre parole, semplificando: chi può parlare senza riconoscere i propri errori e/o senza utilizzare le necessarie dosi di spirito critico con cui cercare di (ri)definire nuovi scenari da cui poter ripartire?  Il riformismo vero dovrebbe presupporre analisi attente, ricerche di esigenze non attribuibili alle sole maggioranze, dibattiti e confronti per sostenere equilibri destinati a produrre esiti positivi sul medio-lungo termine. Condizionale d'obbligo, ovviamente.  Quali sono le verità e le difficoltà che i cittadini avrebbero potuto verificare con mano, qualora avessero assistito a forme di politica ed informazioni coerenti, corrette e credibili? L'impressione più viva ed al tempo stesso più triste e straniante è che si siano prese decisioni sull'onda di un 'entusiasmo' finalizzato alla ricerca di consensi facili, finendo per concorrere alla banalizzazione di problemi potenzialmente tragici sul medio-lungo termine.  La (pre)potenza dei cosiddetti populismi nasce anche (ma non solo, sia chiaro) dall'assenza prolungata di risposte da parte di chi avrebbe dovuto confrontarsi e/o fornirle in tempo utile. Accorgersi in ritardo di questa svista potrebbe rivelarsi persino controproducente. Quali sono le altre parole utilizzabili per descrivere questa devastante 'moda' di discussione e risoluzione di problemi importanti? Parole importanti per costruire una riflessione utile si ritrovano nello stesso libro citato nell'incipit: 
"[...] Solo in Italia la parola riforma è ridotta a indicare la mera approvazione di una legge.  Invece, dovrebbe essere un processo graduale e multifunzionale: definizione condivisa degli obiettivi; ricognizione delle risorse finanziarie, professionali ed organizzative; analisi di esperienze analoghe; implementazione sociale delle regole; organizzazione delle strutture preposte all'attuazione; formazione degli operatori.  Alla fine si dovrebbero analizzare i risultati, secondo le metodologie internazionali della 'policy analysis' [...] per correggere gli errori ed orientare i provvedimenti successivi.  [...]  Decidere in politica significa produrre leggi e la forza del leader è misurata sempre più sulla capacità di imporle sbaragliando le resistenze. 'Legifero, ergo sum' è il motto del politico nell'epoca della personalizzazione. Ci sono le 'leggi manifesto' che rispondono a momenti di emozione dell'opinione pubblica, inventando norme inutili o dannose per dimostrare che si fa qualcosa [...] Ci sono poi le leggi ideologiche, che pretendono di applicare i principi identitari di una parte e spesso finiscono per arenarsi nel contezioso costituzionale [...] Ci sono poi le leggi bugiarde che dicono una cosa positiva per nascondere quella negativa,[...]. Ci sono le leggi approvate per calmare i mercati, che si sono sempre risolte con il peggioramento del deficit, come le leggi finanziarie dell'ultimo decennio. [...] Si invoca la velocità nell'attività parlamentare, ma le leggi approvate in fretta sono anche le più dannose: il Porcellum in poche settimane, le norme 'ad personam' di gran carriera, le leggi Fornero sotto lo sguardo ansioso dei mercati, mentre tutti ora vorrebbero correggerle.  Questo 'futurismo legislativo' si riveste del buon senso di frasi fatte come 'il mondo cambia e bisogna fare in fretta, ma diffonde solo l'epidemia burocratica.  Aveva ragione Luigi Einaudi nel considrare la lentezza parlamentare una fortuna proprio perchè limita l'ipertrofia normativa. Bisogna riscoprire la virtù dell'indugio che fa decantare la discussione pubblica fino a che non si deposita in solide certezze, alle quali si potrà dare il sigillo [...] dello Stato.  L'iper-normativismo è la miseria del decisionismo. [...]  Solo nel teatrino politico-mediatico si può credere che i problemi italiani saranno risolti con la revisione del bicameralismo e la riduzione dei parlamentari.  E' molto più interessante domandarsi perchè proposte tanto modeste siano diventate una vera ossessione nel dibattito politico italiano da trent'anni, come non accade in nessun Paese occidentale. E' difficile credere che la nostra Carta sia tanto più difettosa delle altre da meritare uno straordinario impegno revisionistico. E' più probabile che il problema dipenda dagli improbabili costituenti. [...]" (Fonte: "Sulle orme del gambero", W.Tocci, Donzelli Editore) 
Perchè tutto cambi in meglio, dunque, si suggeriscono poche ma (teoricamente) semplici virtù: voglia di approfondire, desiderio di informarsi, analisi precedente e sintesi successiva, consapevolezza, spirito critico, coerenza, credibilità, verità e dignità solo per citare alcune delle (troppe) possibili. 
FRA (CENTRO)SINISTRA ED ASSENZA DI SPIRITO CRITICO: COSTRUIRE LA FABBRICA DELLA SCONFITTA Fonte immagine: SkyTg24 - 'Cruel' vignetta


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