Freaks

Da Bartel
Torno da un convegno. Un convegno scientifico. Un convegno scientifico pieno di universitari. Baroni e vassalli e cani sciolti. Argomento principale: prossimi concorsi. Cattedre e potere. Tutto normale. L'anormale sono io (Wow! Novità incredibile!). Sono anormale perchè, anche se non mi aspettavo di andare a parlare ad un convegno scientifico come quelli che mi capita di frequentare all'estero (raramente ultimamente), quello che ho visto e sentito ha confermato quello che penso da anni e ha spiegato quel malessere che dopo anni continuo a provare frequentando alcuni ambienti.  Dopo la cena sociale, sontuosa e seria come si conviene alla nobiltà dell'occasione, mi sono fermato a parlare con un vecchio amico dei tempi andati e mentre ci raccontavamo aspetti inediti di situazioni conosciutissime, ad intervalli più o meno regolari il mio sguardo vagava oltre le sue spalle, a guardare i vari capannelli che si andavano formando e sciogliendo come in una danza di gruppo apparentemente scoordinata. Vedevo i vecchi potenti e i nuovi potenti che per rispetto salutavano come figli amorosi i vecchi capi che avevano detronizzato, i cani mendicanti che vagavano in cerca di un sorriso o di una pacca sulle spalle, le nuove o i nuovi rampanti che scaldavano tra le mani bicchieri vuoti di prosecco spostando il peso da un piede all'altro. Ho visto sguardi d'odio e mute proteste, abiti costosi come tredicesime di 10 metalmeccanici e cravatte napoletane, scollature eccessive su seni avvizziti e rughe amare su volti giovani. Mogli, mariti, amanti, varie ed eventuali. Poi, come se qualcuno avesse accesso improvvisamente un enorme neon in una stanza semibuia li ho visti. Ho visto i freaks, i mostri, i mutanti, gli obbrobri, gli errori della natura da esibire in un circo. Ho visito gente allampanata dalla magrezza esagerata, ho visto pelli tirate a creare ghigni vuoti, zoppie evidenti, malattie metaboliche in esplosione, grasso accumulato per cene di lavoro, risate paranoiche, tic e e dentiere e piccole malformazioni che diventavano ferite di guerra, gobbe e strabismi di Venere (scitta sul muro di un Liceo Classico: "Venere era una puttana") e una vertigine mi ha preso all'improvviso quando ho osservato ciò in cui tutto questo putridume galleggiava. Ho visto il vuoto. Tutti quei freaks esistevano solo li, solo in quel salone, come ombre in rilievo su uno sfondo vuoto. Gente che decide la vita altrui, gente che organizza, manipla, minaccia, promuove, blandisce, ma che non esiste fuori da quel brodo di parole. Freaks senza una propria vita, freaks potenti, gente che non inviteresti mai a prendere una pizza o un aperitivo, gente con cui non vorresti mai condividere un viaggio in auto, gente che normalmente eviteresti. Ho tirato per un gomito il mio amico e siamo usciti all'aria aperta.Aveva smesso di piovere da pochissimo, nell'aria l'odore di terra bagnata. "Che c'è?" mi ha chiesto.
"Niente, sono un pò stufo di stare con quella gente lì."Gli ho risposto.
"Allora non vuoi fare carriera!"
"No, forse no...in fondo a chi devo rendere conto? Non voglio diventare come loro..."
" E se lo fossi già? Se lo fossimo già?"
Ci siamo guardati dritti negli occhi.
Ho rivisto molte cose della mia vita e della sua in pochi attimi. La risposta è no. Non siamo come quelli. Entrambia abbiamo vite, più o meno complesse, ma credo che alla fine ringrazieremo qualcuno per averci dato l'opportunità di vivere. Siamo vivi non solo perchè respiriamo.
Uan musica mi è risuonata in testa. Lucio Dalla. Piazza grande. Santi che pagano per me non ce n'è...
"No ,  non siamo come loro, lo sai pirla...e se diventi come loro ti abbatto!"
Una risatina amara e abbiamo ricominciato a parlare di altro. Ho sbirciato un attimo in direzione del brusio della sala. Ho pensato alla mia bici che mi aspettava in un cortile.
"Speriamo non mi rubino il fanale"
Qualcuno dentro di me ha sorriso .

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