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From the Earth to the Moon

Creato il 03 aprile 2016 da Margheritadolcevita @MargheritaDolcevita
From the Earth to the Moon

Proseguo nei buoni propositi scrivendo di questa meravigliosa miniserie HBO che ho visto la scorsa estate. From the Earth to the Moon è composta da 12 episodi ed è datata 1998 e i suoi quasi 20 anni li porta benissimo. Il produttore esecutivo è Tom Hanks, i produttori Ron Howard e Brian Grazer, per cui lo stesso terzetto -anche se con ruoli diversi- di Apollo 13, ma ne parleremo poi. Non c'è un vero protagonista, ci sono tantissimi personaggi, la maggior parte di questi compare in uno solo dei 12 episodi, però ci sono tanti volti noti per chi segue le serie tv e non solo. La sconsiglio, naturalmente, ai complottisti che non pensano che l'uomo sia arrivato sul serio sulla Luna. Nella miniserie l'uomo ahinoi ci arriva per davvero e insomma bisogna farci i conti. Come mi sia venuto in mente di vederla non lo so. Un utente di itasa ne parlava sempre bene e dato che a volte i nostri gusti si incrociano mi sono detta Perché no?. Io di esplorazione spaziale non so niente, magari imparo qualcosa. A dire il vero non mi sono mai troppo interessata, a scuola non ho studiato niente e partivo da un livello di ignoranza abbastanza notevole. Ecco, quindi se siete messi come me guardatela. Anche se non siete messi come me, guardatela uguale. Guardatela e basta perché è bellissima. Di solito non inserisco spoiler, questo è un caso un po' diverso. Parlerò abbastanza esplicitamente della struttura della serie e del suo percorso (detto terra terra -ah ah ah-, "Nel tale episodio si parla della tal cosa"), se non volete sapere nemmeno questo fermatevi qua, saltate tutto e andate all'ultimo paragrafo.

Nei 12 episodi viene raccontata la storia dell'esplorazione spaziale, in particolare quella relativa al programma Apollo e al suo "papà", il programma Gemini. Ogni parte narra un pezzo di Storia, secondo un certo punto di vista e adottando un certo approccio, sia visivo che nei temi principali affrontati. Negli anni '60, e qua dovremmo saperlo tutti, inizia a diventare più pressante la corsa allo spazio tra USA e URSS, con la seconda in vantaggio sui primi. La miniserie parte proprio da qua, dai primi viaggi nello spazio americani e dalla domanda: Can we do this? Kennedy nel 1962 tenne un famoso discorso noto come Moon Speech o We chose to go to the Moon:

We choose to go to the moon. We choose to go to the moon in this decade and do the other things, not because they are easy, but because they are hard, because that goal will serve to organize and measure the best of our energies and skills, because that challenge is one that we are willing to accept, one we are unwilling to postpone, and one which we intend to win, and the others, too. [...]

Many years ago the great British explorer George Mallory, who was to die on Mount Everest, was asked why did he want to climb it. He said, "Because it is there."

Well, space is there, and we're going to climb it, and the moon and the planets are there, and new hopes for knowledge and peace are there. And, therefore, as we set sail we ask God's blessing on the most hazardous and dangerous and greatest adventure on which man has ever embarked.

From the Earth to the MoonEd è proprio questa la cosa più bella della miniserie. Il viaggio non verso la Luna, ma quello nella scienza, nel tentare un'impresa mai tentata prima, con tutte le sfide tecniche e di fattibilità del caso. Una volta stabilito, più o meno, che sì, si poteva fare, la miniserie prosegue con le prime missioni Apollo, quelle "esplorative" per capire come procedere. Si arriva poi all'episodio per me più bello, il quinto, Spider, che racconta la costruzione del modulo lunare, cioè una cosa completamente nuova, inventata, la creazione di un "oggetto" estremamente complicato e ipertecnologico senza avere termini di paragone e con la non certezza del suo funzionamento una volta in loco. Finalmente con Mare Tranquillitatis arriviamo sulla Luna. Per farvi capire il mio livello di ignoranza: io prima della miniserie ero convinta che sulla Luna la prima volta ci fossero andati in due, Armstrong e Aldrin, e solo loro due, con il loro shuttle o qualcosa di simile e con quello erano atterrati per poi ripartire. Mi vergogno quasi a scriverlo ma se una come me l'ha apprezzata figuratevi chi ne sa di più quanto potrebbe gongolare. Invece non è andata così. C'era un terzo, Michael Collins, poraccio, nessuno se lo ricorda mai. Collins rimase in orbita attorno alla Luna mentre gli altri due fecero le loro cose sulla superficie per poi ripartire con un pezzo di modulo e riagganciarsi al tizio orbitante. Una roba assurda. Non ci sarei mai arrivata da sola. In effetti il mio metodo forse era un po' troppo semplicistico.

Dopo l'Apollo 11, c'è l'Apollo 12 e arriviamo all'Apollo 13. L'avevo scritto sopra, la mano è quella e quindi devono essersi detti: il fallimento della missione già l'abbiamo raccontato in modo più che soddisfacente, analizziamo la vicenda da un altro punto di vista, quello dell'impatto mediatico, quello di come l'ha vissuto chi stava sulla terra. Che è un discorso estremamente sensato. Peccato che l'episodio sia un po' un buco nell'acqua, forse avevo altre aspettative, forse è talmente fuori dal senso che io ho dato alla miniserie da stonare con il resto, non lo so. Con l'episodio successivo, dedicato interamente a Alan Shepard, il primo americano ad andare nello spazio, si torna a ragionare e giungiamo dunque al mio secondo episodio preferito, Galileo was right. A un certo punto si sono accorti che andare sulla Luna sì ok figo e tutto, ma anche molto costoso (tanto che poi non ci sono più andati) e di risultati concretamente utili non ne venivano portati a casa. Durante le ultime due missioni (se non ricordo male) si è cercato dunque di dare un'impronta più scientifica al viaggi. Al team di astronauti viene dunque affiancata una squadra di scienziati, geologi soprattutto, incaricati di insegnare ai primi cosa fare, nella pratica, una volta sulla Luna, come raccogliere reperti, cosa raccogliere, come distinguere un sasso normale dalla genesis rock, etc. Anche in questo caso, la scienza al suo massimo splendore, l'inventore del metodo scientifico compare nel titolo dell'episodio perché sì, Galileo aveva ragione ( Mr. Galileo was correct in his findings) quando diceva che nel vuoto la gravità fa cadere due oggetti di massa diversa alla stessa velocità (e toccano quindi il suolo contemporaneamente).

From the Earth to the MoonSiamo giunti all'episodio 11, dedicato alle mogli, insomma, e l'ultimo, il più strano, che racconta in parallelo l'ultima missione verso la Luna, l'Apollo 17, e la creazione, nel 1902 del film Le Voyage dans la Lune di George Méliès (interpretato da Tom Hanks). Il film, muto e in bianco e nero, si trova tranquillamente su youtube in varie versioni ( questa dovrebbe essere l'originale) e con l'esplorazione spaziale c'entra poco e niente, è una favola un po' farsesca che si appella a un tipo di immaginario che ormai non esiste più. Méliès era anche uomo di varietà, prestigiatore, e questa era la cifra stilistica che ha voluto dare al film. L'Apollo 17 partì nel 1972, 70 anni dopo il film. Siamo passati da un barattolo/navicella sparato da un cannone e conficcato nell'occhio della luna a guidare un rover lunare come se fosse un golf cart. Mica male no? Sicuramente c'è un'altra spiegazione ma è passato del tempo e io questo mi ricordo. Potrei avere scritto anche altre inesattezze, ma ora sono solo un po' meno ignorante, non è che so tutto tutto tutto.

From the Earth to the Moon è una miniserie che ha la capacità di emozionare con argomenti che di solito non lo fanno. E per emozionare intendo proprio quello, emozionarsi, stare lì attaccati allo schermo pur sapendo benissimo come andrà a finire, fin commuoversi guardate. Ed è per questo che è straordinaria, pur con i suoi due passaggi a vuoto (facciamo uno e mezzo va là). Quindi vabbè, io nelle conclusioni sono sempre un po' uno schifo, però ecco guardatela perché 1. imparate un sacco di cose, 2. vi emozionate, 3. e se vi dicessi che Buzz Aldrin l'ha interpretato Bryan Cranston?


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