Funny Games

Creato il 09 ottobre 2014 da Fabio Buccolini

       

Qualche tempo fa feci la recensione di Hostel, definendolo come uno dei film più crudeli della storia del cinema…..beh, signori, è arrivato il momento di recensire quello che è IL FILM PIU’ CRUDELE DELLA STORIA DEL CINEMA: Funny Games.

E’ stato fatto da Michael Haneke nel ’97, e 10 anni dopo ha girato il remake, che è un remake cosiddetto “shot for shot”, ovvero conservando le stesse inquadrature, gli stessi dialoghi, le stesse espressioni del primo; l’unica cosa che cambia sono gli attori, rimpiazzati da attori noti provenienti da Hollywood, quali Tim Roth, Naomi Watts, Michael pitt, ma il bello è che Haneke non ha lasciato al caso neppure la scelta del cast, poichè gli attori citati sopra hanno praticamente la stessa corporatura di quelli del film originale (attori austriaci sconosciuti al grande pubblico, bravissimi), e quando dico corporatura intendo proprio struttura ossea e fisica (non so come abbia fatto O_O). L’unico scopo per cui ha voluto girare un remake di questo tipo è unicamente far conoscere il film (un film eccezionale) al grande pubblico, e quale piazza migliore di Hollywood? In ogni caso non ha senso parlare di due film, il film è unico, semplicemente girato due volte, per cui parlerò al singolare.

La trama è presto detta: una famiglia come tante (padre, madre, figlio), va in vacanza alla propria casa al lago, sembra tutto normale, finchè arriva uno strano ragazzo (Peter) vestito interamente di bianco (come un giocatore di tennis), che chiede delle uova; inavvertitamente (o forse no), le uova gli cadono, e ne chiede altre; la situazione si fa sempre più strana, e peggiora ancora di più all’arrivo dell’amico del ragazzo (Paul), anche lui vestito interamente di bianco. Piano piano si riveleranno le vere intenzioni dei due: torturare e uccidere per gioco tutti i membri della famiglia.

Dalla trama non noterete nulla di nuovo, la violenza fine a se stessa è stata già trattata un milione di volte, dal 1971 quando Stanley Kubrik creò quel capolavoro di Arancia Meccanica, però in questo caso è diverso: qui non ci sono abbellimenti artistici, non ci sono musiche, non ci sono dialoghi poetici, il film è praticamente girato in tempo reale, ci troviamo di fronte alla realtà, a un fatto che potrebbe tranquillamente accadere, che forse è già accaduto, o che accade, e continua ad accadere, da qualche parte nel mondo.

Viene messo in mostra ciò che già è stato espresso altre volte nella storia del cinema (vedi Salò, Hostel, ecc…), ovvero la supremazia del più forte sul più debole, chi ha il potere può fare quello che vuole, se non c’è qualcuno a fermarlo chi glie lo impedirebbe?

Hostel mi ha turbato, ma alcune scene e alcuni dialoghi sono un po’ prevedibili, Salò è atroce, ma a tratti risulta un po’ teatrale e poco credibile, per cui perde effetto, invece in questo Funny Games sembra di assistere a qualcosa che sta accadendo in quel momento, e che non puoi fare nulla per impedire ciò (e questo è un grande merito, non è affatto facile girare un film di questo tipo).

Più volte sento dire in giro che ha soltanto ripreso ciò che c’era in Arancia Meccanica, ma signori, se l’argomento è già stato trattato è inevitabile che venga ripreso se lo si vuole riesprimere, e il regista questo fa, in un film disturbante, crudele e spietato, più crudele di Arancia Meccanica, più crudele di Salò, più crudele di Hostel, e questa crudeltà è necessaria, poichè bisogna shockare lo spettatore per rendere il messaggio, ovvero che il male esiste ed è tangibile, che, come già detto sopra, ciò può accadere; la malvagità dei due aguzzini tocca vette mai osate, e questa è una delle principali differenze rispetto al film di Kubrik, nel quale, come dico sempre, l’unico omicidio che avviene, avviene per sbaglio (la signora anziana con la statua).

Ma attenzione, a differenza di Hostel ad esempio, non c’è sangue qui (se togliamo qualche schizzo nella scena del televisore), non è un film splatter, è solo terrorismo psicologico, e proprio a questo riguardo, frequenti sono gli occhiolini fatti alla telecamera, e i dialoghi che Peter (il più sveglio) instaura con lo spettatore (“Voi che ne dite? In fondo tifate per loro”), a rimarcare il fatto che chiunque potrebbe stare nella stessa situazione dei nostri malcapitati.

Quello che più turba del film è che i due aguzzini agiscono semplicemente per il gusto di farlo (da qui il titolo Funny Games = Giochi Divertenti), lo si intuisce chiaramente diverse volte, come quando il padre chiede loro apertamente il perchè facciano ciò che fanno, e anche i loro vestiti non sono scelti a caso: indumenti da tennisti, completamente bianchi, indizi che fanno pensare a uno sport da ricchi, e ciò fa presagire che non agiscono per soldi, o per vendetta, ma solo per divertimento, per sfaldare la noia quotidiana.

L’unica pecca a mio avviso è la scena del telecomando, girata allo scopo di ricordare che ciò che stiamo guardando è solo un film, ma comunque evitabilissima visti i continui sguardi verso la telecamera e i dialoghi con lo spettatore; finale tremendamente tragico, in linea con la natura dell’opera.

Tim Roth dichiarò che è stato il film più disturbante e difficile da girare per lui e per gli altri attori, e in certi casi si sono dovuti fermare durante le riprese per la drammaticità e la rabbia dovuta alle scene; beh che dire, se non lo avete visto, potete capire più o meno a cosa andate incontro, ma ripeto, non aspettatevi violenza visiva, non è uno splatter, solo pura crudeltà.

EDOARDO ROMANELLA



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