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Gabrio Gentilini: “Tutti abbiamo un talento. Portiamolo avanti”

Creato il 23 luglio 2015 da Monica7775 @modaestyleit
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Gabrio Gentilini, il protagonista di Dirty Dancing, lo spettacolo rivelazione dell’anno che tra pochi giorni lascerà il palco del Barclays Teatro Nazionale di Milano per proseguire il suo tour in tutta Italia, si racconta a Moda e Style, in una veste inedita.

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Lo abbiamo incontrato qualche mese fa, ma solo oggi, a pochi giorni dalla fine dell’esperienza milanese, è con immenso piacere che pubblichiamo, in coda a molte altre, questa intervista a uno dei giovani performers (attore, cantante e ballerino) più promettenti del panorama artistico italiano, che ci racconta con estrema semplicità e sensibilità qualcosa di sè e delle sue aspirazioni personali e professionali. Attenzione, questa è solo la prima parte!

Gabrio, giovanissimo, già con molta esperienza, ma con ancora grandi aspirazioni. Cosa vuoi fare da “grande”?
Mi piace pensarmi diviso tra cinema e teatro, oltre a formare una mia famiglia.
Mi piacerebbe aiutare i più giovani. Se dovessi immaginare “in grande”, vorrei investire sui giovani, garantire loro una formazione migliore per intraprendere questa carriera.

Tu però hai già avuto modo di insegnare?
Si però al momento non mi vedo come insegnante. Anche quando ho avuto la possibilità di incontrare i ragazzi, per me si è trattato di uno scambio. Ho cercato di trasmettere loro la mia esperienza, prima di tutto umana come artista, poi fornendo elementi più pratici, esperienze tratte dalla mia partecipazione a La Febbre del Sabato Sera e Mamma Mia. Ho cercato di lasciare sempre qualche strumento umano per fare questo mestiere o per viverlo come hobby o passione.
Secondo me quello in Italia manca è una formazione completa per noi artisti. Allo stato attuale non esiste una scuola che formi realmente. Dunque sogno una struttura che riesca a raccogliere ed accogliere tutti gli insegnanti e le specializzazioni necessarie per formare un artista a 360°. Anzi sarebbe bello che nascesse un’Università vera e propria.

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Come vi formate voi artisti?
Privatamente. Per accedere in Accademia è necessario superare un provino attitudinale, che ha lo scopo di verificare che esistono nel candidato determinati talenti per frequentare un corso specifico. Questo tipo di formazione è comunque a pagamento.

Si può dire che siete già esposti a un doppio impegno: studio e lavoro.
Esattamente. Io ho avuto la fortuna di ottenere una borsa di studio. Diversamente credo che avrei avuto non poche difficoltà a frequentare l’accademia, costosa e onerosa soprattutto per i miei genitori. Parliamo di cifre che si aggirano intorno ai 5000 euro all’anno, a cui si aggiungono le spese per mantenersi in una città che, come nel mio caso, non è quella in cui vivi.
Oggi, comunque, esistono e continuano a nascere molte accademie che si propongono di formare noi artisti.

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Certo, poi bisogna vedere se sono istituti accreditati o meno…
Infatti… A differenza dei ballerini, che hanno come punti di riferimento la Scala di Milano o l’Accademia di Roma, per noi artisti di musical non c’è niente di riconosciuto a livello nazionale. Io credo che sarebbe bello avere una scuola tipo Fame in Italia.

Torniamo alle tue aspirazioni “da grande”.
Da grande mi piacerebbe unire al mio lavoro, che è fatto di apparenza, un messaggio. Vorrei che un numero sempre maggiore di ragazzi potesse avere la possibilità di coltivare i propri sogni e combattere per realizzarli. Purtroppo la società in cui viviamo, almeno oggi, è molto arrendevole sotto certi aspetti; i giovani non hanno più coraggio di sognare perché i messaggi che ci vengono trasmessi non ci incoraggiano a farlo. Oggi le prospettive di un ragazzo di 20 anni sono: avere un lavoro e prendere lo stipendio a fine mese. Nessun sogno e questo mi dispiace.
Quando incontro una persona, una delle prime domande che pongo è: Qual è il tuo sogno? E a volte non sanno rispondere. Molto spesso accade questo: nasci, vieni educato ad andare a scuola, perché quello è il tuo obiettivo. E dopo la scuola? Devi lavorare, “sopravvivere” e mantere te e la tua famiglia. Questo sarebbe il punto d’arrivo. Io credo che debba esserci più di questo, perché tutti abbiamo un talento. Tutti siamo speciali in qualcosa. Io vorrei che ciascuno di noi trovasse quel talento o quella passione che li rende speciali e provasse a perseguirli.

Dal cinema cosa ti aspetti, ma soprattutto non temi che sia complicato far parte di questo mondo?
Penso che sia decisamente complicato, perché non è semplice accedere ai provini. Bisogna affiancarsi a qualcuno che ti insegna a promuoverti al meglio, che ti faccia accedere ai casting, che abbia le conoscenze giuste.

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Essere un attore teatrale non ti ostacola in qualche modo?
Si esistono dei pregiudizi in questo senso, anche se un attore teatrale è di fatto un attore, che si rivolga a una platea o reciti davanti a una telecamera.
La verità vince sempre, per cui bisogna imparare a essere persone vere. Se ne sei consapevole e non alteri la tua personalità o la voce per sembrare più “teatrale”, riesci a trasmettere la tua personalità al pubblico con estrema naturalezza.
Col tempo ho imparato a non farmi influenzare dai pregiudizi o da situazioni che non condivido, ma anche questo è un lavoro che bisogna fare su se stessi per concentrarsi sui propri obiettivi. Il mio sport preferito è far cambiare idea alle persone. Per esempio, appena si è conclusa La Febbre del Sabato Sera, mi sono tinto i capelli di rosso, ho detto basta, Tony è morto, adesso voglio essere altro. Non voglio essere ricordato come l’attore che ha interpretato Tony Manero, come non vorrò essere ricordato per essere stato Johnny Castle. Quando un’esperienza termina, basta è finita. Io accetto che è chiusa e inizio a concentrarmi su altro. Ci sono artisti che si attaccano a interpretazioni del passato a distanza di decine di anni. Ma io mi chiedo: ma vuoi andare avanti? Sei stato solo quello? Non ci si può ridurre solo a questo, poi personalmente penso di poter raccontare tanto altro. Io, ad esempio, vorrei raccontare qualcosa di mio che sia, prima di tutto, mio.

Ti piacerebbe scrivere qualcosa?
Non so se sono ancora in grado di farlo, però scrivere in generale, è piacevole. E l’ho fatto non molto tempo fa, ho scritto una lettera a una persona speciale, in occasione del suo matrimonio, a cui ho fatto da testimone. La lettera è piaciuta molto e mi è stato suggerito di iniziare a scrivere.
Sarebbe bello coltivare anche questo talento, ma devo essere ispirato e deve parlare il cuore.

Ricordiamo ai lettori di Moda e Style che Gabrio e il cast di Dirty Dancing saranno in scena al Barclays Teatro Nazionale di Milano fino al 26 luglio, per poi trovarli: il 6 agosto 2015 a FORTE DEI MARMI (LU) – Villa Bertelli, 8 agosto 2015 CATTOLICA (Rimini) – Arena della Regina, 10 agosto 2015 VERONA – Arena, dal 13 novembre 2015 al 10 gennaio 2016 ROMA – Gran Teatro Saxa Rubra.

Credits foto Gabrio Gentilini: Giacomo Ligi ph


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