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Gang calibro 77

Creato il 02 febbraio 2017 da Maurozambellini
GANG      CALIBRO 77 
Partiti su una arrembante base rockista i Gang sono approdati ad una canzone italiana capace di coniugare testi anticonformisti di denuncia sociale e memoria storica con le radici folk e rock della loro educazione musicale. Con Sangue e Cenere (2015) hanno raggiunto lo zenith di questa traiettoria, un disco la cui bellezza, profondità e poesia lo rendono assimilabile alle grandi opere d'autore della canzone italiana, lavori che appartengono alla produzione di De Andrè, Gaber, Guccini, Della Mea, De Gregori. Autori che, insieme ad altri, hanno rallegrato la gioventù dei fratelli Severini, quando negli anni settanta alle manifestazioni o al Circolo Giovanile, sul muretto o ai giardinetti del paese suonavano e cantavano le loro canzoni, coinvolti e contagiati da quel movimento creativo e politico che in quegli anni moltiplicava i pani e riempiva di rose la vita di migliaia di giovani che non si riconoscevano nel passato e guardavano al futuro con un idealismo che non si è più ripetuto. Bollati sbrigativamente come gli "anni di piombo", gli anni settanta hanno lasciato dietro di sé, nonostante le sconfitte, la violenze e i riflussi autodistruttivi, un patrimonio creativo distribuito in diverse manifestazioni artistiche, non ultima la musica. Un canzoniere importante è nato in quegli anni, canzoni operaie e ispirate dalla resistenza, canzoni che immaginavano un nuovo umanesimo, canzoni di rivolta e canzoni di disagio, canzoni che traslavano in musica il linguaggio del proletariato giovanile, canzoni di nuove esperienze e canzoni di strada, canzoni contro e canzoni di speranza. Alcuni dei migliori album della canzone d'autore italiana sono stati pubblicati in quella decade, chi era giovane (e non solo) in quegli anni ne venne contagiato: si creò un sentire unico e diverso che metteva insieme a livello emotivo Beatles, Rolling Stones, Dylan, Crosby, Stills, Nash & Young, De Andrè, Guccini, De Gregori, Bennato, Area, Gaber, Lolli, salì una musica ribelle, a volte anche intimista e riflessiva, che fu la colonna sonora di quegli anni inquieti. Erano molti gli immaginari e diversi erano gli stili e tutti riuscivano a convogliare e convivere nella canzone. Marino e Sandro Severini ovvero i Gang sono tornati a quel "movimento" non tanto per omaggiarlo come si fa con le opere e gli autori importanti ma per ridare legittimità a quel messaggio fuori dal pensiero unico, cantando quella generazione e offrendole un rifugio nel tempo e nella storia, contro i tanti, intellettuali in primis, che in tutti questi anni l'hanno segregata nella cupa pagina degli anni di piombo.GANG      CALIBRO 77 
Calibro 77 è il titolo del loro disco e non perché le canzoni interpretate arrivino tutte da quell'anno, sono difatti sparse per tutto il decennio, ma perché il 1977 è un anno significativo e rappresentativo, una sorta di spartiacque, contradditorio anche visto che è l'anno della contestazione dell' autonomia contro Lama alla manifestazione dei sindacati confederali a Roma, è l'anno della grande manifestazione contro la repressione che coinvolse 25 mila persone a Bologna, dei 200 mila che sfilarono a Roma dietro le bandiere della CGIL-CISL-UIL per chiedere al governo una svolta riformista. Ma è anche l'anno di una fila impressionante di morti e feriti da parte delle BR, del terrorismo, della polizia, con la morte di Pierfrancesco Lorusso, Walter Rossi e Giorgiana Masi militanti di Lotta Continua, la strage di Acca Larentia dove morirono dei fascisti, i tanti gambizzati tra cui il ferimento di Indro Montanelli, l'uccisione del presidente dell'Ordine degli Avvocati Fulvio Croce oltre all'appello di Leonardo Sciascia sulle colonne della Stampa contro l'inesistenza di uno stato di diritto in Italia. E' anche l'anno che in altre parti del mondo scoppiò una influente rivoluzione musicale, col punk i Gang furono tra i primi alle nostre latitudini a cavalcare quel death or glory, il 1977 per tutti questi motivi è un anno cardine.
La simbiosi tra le voci del nuovo umanesimo e la matrice rock trova compimento nella personale interpretazione che i Gang offrono degli undici titoli di questo canzoniere che spazia da Guccini a De Andrè, da Della Mea a De Gregori, da Bennato a Gaber, da Finardi a Pietrangeli. GANG      CALIBRO 77 
L'essere ancora adesso on the road lo dice il modo con cui si apre Calibro 77, i Gang scelgono Sulla strada di Eugenio Finardi, una canzone che andava a cogliere il margine beat e americanoide di quel movimento, la mitologia del viaggio come cambiamento, più esistenziale che fisico, la ricerca di un altro Egitto avrebbe cantato De Gregori. C'era ritmo ed un cinematico folk-rock nella versione di Finardi, cosa che i Gang rispettano marcandone il soundcon un sopraffino lavoro di chitarre (Sandro Severini, Jono Manson, Ben Wright) e di Hammond (Jason Crosby). Il sax dell'originale è stato sostituito dall'assolo di una cruda chitarra elettrica, un più sprezzante "cagare" ha messo nel cassetto un "ranare" che oggi non si usa più nel linguaggio della strada.
Folk-rock elettrico, gagliardo e scalpitante, è uno degli stili del disco, riproposto nella indurita versione di Questa casa non la mollerò di Ricky Gianco, già adattata al tempo sull'aria di Six Days On The Road dei Flying Burrito Brothers, il cui tema, l'occupazione delle case, viene sdrammatizzato quando l'occupante vede il cugino che si è fatto poliziotto arrivare a sgombrarlo. Chitarre in gran spolvero e pianoforte al posto del violino country dell'originale, un sano roots-rock barricadiero. Sulla stessa falsariga l'ermetico Cercando un altro Egitto di Francesco De Gregori, anche qui arrangiamento ricco e drive spedito, la firma di Jono Manson in fase di produzione oltre al raffinato mix strumentale: si sentono flauto, tromba, trombone, sax, Hammond e percussioni in un ensemble di musicisti coi fiocchi, per lo più americani. Il disco è stato difatti registrato negli studi di Manson a Santa Fe in New Mexico e masterizzato da David Glasser a Boulder in Colorado.
Il tasso di americanità è una prerogativa di Calibro 77 anche se la voce calda e il cantare raccolto di Marino Severini mantengono il disco negli scaffali della musica d'autore italiana. Ne sono testimonianza i trattamenti subiti da Canzone del maggio di Fabrizio DeAndrè, un dolente blues con uno splendido inciso di sax ed un Hammond da soul-band, da Venderò di Edoardo Bennatoimportato sulle montagne degli Appalachi con tanto di fisarmonica, mandolino e dobro in una veste bluegrass, da Sebastiano di Ivan Della Mea, canzone su operai, scioperi, sindacato e padroni Fiat, rigenerata in un rutilante folk-rock dylaniano con la svolazzante armonica di John Popper ed una sporcizia blue-collar da randagi rockabilly.
L'intimismo è affidato ad una canzone di Claudio Lolli, non poteva essere diversamente, in Io ti racconto i Gang allentano la mortale tristezza dell'autore senza intaccarne la poesia, la marginalità di un tema di solitudine urbana viene preservata nell'interpretazione struggente di Marino e in un pianoforte che è un morso al cuore.
La stessa Uguaglianza di Paolo Pietrangeli, canzone sulle vittime del lavoro, viene svolta con una stringata esecuzione folkie che ne acuisce il tono drammatico e l'unico ricamo sono le chitarre tenore e baritono di Jono Manson. Un crescendo da ballata springsteeniana accompagna il finale di Un altro giorno è andato, l'agile talkin' blues di Francesco Guccini viene rallentato ad arte nella prima parte della canzone dove prevalgono voce e pianoforte ma poi le chitarre si mettono ad abbaiare e l'unisono full-band sottolinea l'enfasi finale. Di tutt'altro segno è la scanzonata Ma non e' una malattia di Gianfranco Manfredi, l'ironia di un improbabile " il personale è politico" è stemperata in un pimpante e allegro dixieland, trombe, sax, clarinetto, cori e sezione ritmica evocano una marchin'band di New Orleans, anche se da ultima spiaggia, questo era difatti il titolo dell'album del 1976 da cui è tratta. Chiude il disco la versione di I Reduci di Giorgio Gaber. Non una canzone ma una fotografia spietata e magnifica sulle illusioni ed il seguente retour a la normale di una generazione, brano che i Gang affrontano in modo superbo. Il pianoforte di Jason Crosby è da applausi, Marino canta come se raccontasse la sua e le nostre storie, senza cedere alla retorica e al compiacimento, nella sua voce si scorge una partecipazione emotiva incredibile, è dimessa ma stringe il cuore. Ed è questa la caratteristica che pervade tutto il disco, oltre alla veste sonora folk-roots-rock americana (decisivo l'apporto di Jono Manson), i Gang non hanno affrontato Calibro 77 con l'atteggiamento dell'interprete e del bravo musicista ma col trasporto emotivo di chi a queste canzoni crede e ha creduto perché parte della loro vita. Oltre che riconoscere l'importanza di un'epoca che in tanti hanno liquidato come una sconfitta. Massimo rispetto.
MAUROZAMBELLINI  

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