Garth Ennis (cap. 4.4) – Preacher: comiche violente

Creato il 21 dicembre 2013 da Lospaziobianco.it @lospaziobianco
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Comiche violente

Un’altra peculiarità della poetica ennisiana è l’arma della comicità e del grottesco che l’autore utilizza in modo dirompente. Il binomio ironia/violenza è diventato un po’ il marchio di fabbrica della sua produzione, e quando lo si cita è impossibile non pensare a questo suo tratto esplosivo.

In un’intervista, alla domanda da dove trae ispirazione per le sue storie, Ennis risponde:

 Come tutti gli scrittori, da quello che mi piace, che mi fa ridere e che mi fa incazzare […] La violenza e lo humour nero derivano dalle letture e dai film con cui sono cresciuto. Lo trovo un approccio interessante, realistico e divertente, anche. Non credo di essere l’unico a rispondere con lo humour nero alla violenza del mondo che ci circonda, si tratta di un modo diverso di descriverlo e osservarlo. (1)

La copertina del sesto numero © dc Comics/Vertigo.

Infatti, Preacher non narra soltanto la dimensione fuori dal tempo del western di frontiera, ma anche e soprattutto le contraddizioni della società di oggi, senza risparmiare niente e nessuno. Denuncia infatti l’influenza dei condizionamenti religiosi sul singolo e la violenza tra le mura domestiche, incarnati dal folle personaggio della nonna puritana Marie L’Angelle, ma anche dal repressivo sceriffo Hugo Root. La serie è feroce satira dello star system musicale attraverso la parabola di Facciadiculo e critica alle istituzioni e al conformismo americano, fino a denunciare il razzismo, il Nazismo e la guerra del Vietnam.

Ennis amplifica la violenza reale e la unisce a un’ironia corrosiva: ne trae situazioni bizzarre e spaesanti che colpiscono il lettore direttamente ai visceri, con il triplice effetto di emozionarlo, divertirlo, ma anche farlo pensare.

Per ottenere un simile effetto, l’autore non fa soltanto uso dello humour, ma di una comicità del corpo che si rifà alla slapstick comedy di Mack Sennett. Negli anni Venti-Trenta l’attore era l’artefice delle cosiddette “comiche violente”, un carosello di acrobazie, schiaffi e torte in faccia che in Preacher si potrebbero riassumere con la formula “scazzottate, spari & budella”.

L’autore irlandese arricchisce questo tipo di humour ispirandosi ai comici Stan Laurel e Oliver Hardy (e non è un caso che quest’ultimo abbia recitato in Dopo Waterloo insieme a John Wayne, in un fil rouge di riferimenti cari allo sceneggiatore). Le gag di Stanlio e Ollio raffinano la comicità ennissiana concentrandosi non tanto sugli inseguimenti tipici di una certa visione leggera e spensierata del genere action, ma sulle reazioni psicologiche dei personaggi a una situazione anomala, in una serie di reazioni a catena dall’esito catastrofico.

Un’altra prerogativa di Ennis è l’ossessione per le mutazioni e le mutilazioni del corpo. Quasi tutti i personaggi, infatti, ne subiscono nel corso della storia o ne hanno subite in passato, recandone le cicatrici. Si pensi alla madre di Jesse a cui viene amputato il braccio da un coccodrillo; all’amichetto Billy e alla sorella Lorie, privi di un occhio perché esito di incroci tra consanguinei; a Cassidy che viene spesso fatto a pezzi dalla luce del sole per poi tornare miracolosamente in sesto; al volto sfigurato di Facciadiculo; alle progressive e involontarie amputazioni di Herr Starr; fino a Jesse stesso, a cui il Signore in persona strappa un occhio. 

L’irrinunciabile binomio ironia/violenza emerge anche qui: l’inquietudine generata da una mutilazione è sempre unita a uno spirito irriverente e beffardo che la trasforma e le conferisce una connotazione più grottesca, in una sorta di ibrido tra David Cronenberg e i Loney Toones.

I corpi di Ennis ricordano un po’ quelli dei cartoni animati: sono duttili, malleabili e si scompongono e ricompongono al servizio delle gag. Ma le cicatrici restano.

Infatti, Ennis non rinuncia a guardare in profondità. In Preacher la risata è spesso un modo per decostruire una realtà falsa e farne intravedere una più autentica. Si pensi alla storia di Facciadiculo, il ragazzino che si è sfigurato il viso per emulare il suo idolo Kurt Cobain. Il lettore ride per la situazione surreale, ma si commuove di fronte all’ingenuità e fragilità del personaggio.

La mutilazione per eccellenza, la più crudele, è tuttavia quella all’occhio. In Preacher la subiscono ben tre personaggi: Jesse ne perde uno a causa del volere del Signore, Herr Starr viene accecato da piccolo per mano dei compagni e Cassidy non si toglie mai gli occhiali da sole per tutta la serie. È curioso notare che Custer è cieco all’occhio sinistro, l’antagonista Starr al destro, mentre il vampiro possiede entrambi gli occhi, ma sono così disgustosi e iniettati di sangue che li nasconde per celare agli altri la sua natura.

Tale mutilazione si può dire che sia la più metaforica della serie. Herr Starr infatti muore privo di occhio, Jesse lo riacquista dopo la “resurrezione” e Cassidy si toglie gli occhiali soltanto dopo essersi trasformato in umano.

Non a caso si dice che l’occhio sia lo specchio dell’anima.

Note

  1. Garth Ennis intervistato da Steven G. Saunders in Garth Ennis – Preaching to the Choir, comicsbullettin.co 2008. [Traduzione italiana a cura dell’autrice. N.d.C.] [↩]
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