Magazine Politica

Gas illuminante

Creato il 13 dicembre 2019 da Albertocapece

Gas illuminanteUna decina di giorni fa Putin ha partecipato alla cerimonia di inaugurazione del gasdotto “Potenza della Siberia” che si sviluppa per 2200 chilometri fino in Cina, è stato progettato per resistere a temperature di – 62 gradi e a terremoti dell’ordine di 8 gradi Richter, mentre il presidente cinese Xi Jinping in video conferenza ha detto che “questo passaggio sta portando la cooperazione strategica russo-cinese nel settore energetico a un livello completamente nuovo”. L’opera inizia nel giacimento di gas Chayanda in Yakuzia e completa la sezione russa a Blagoveshchensk  dove, attraverso due gasdotti subacquei sotto il fiume Amur, si collega con  il gasdotto Heihe-Shanghai lungo 3.371 chilometri che come si evince dal nome porta il gas nell’area della  megalopoli cinese al ritmo di 38 miliardi di metri cubi l’anno, ma anche nelle regioni del nord est favorendo anche lì lo sviluppo industriale. Tuttavia questa è solo una parte della storia perché Gazprom ha dato il via alla costruzione, ai margini del gasdotto e a 160 chilometri dal confine cinese,  del più grande impianto planetario di trasformazione del gas per produrre etano, propano, butano e 60 milioni di metri cubi di elio ogni anno, elemento questo richiestissimo dalle industrie di punta, da quella dei semiconduttori a quella aerospaziale e missilistica dove finora Usa e Qatar erano in pratica i soli produttori. Per la sua costruzione saranno impegnati centinaia di ingegneri e fino 25 mila operai (non si vuole perdere tempo) , di cui tremila saranno poi stabilmente addetti alla produzione. Se vogliamo aggiungere un altro elemento  geopolitico si può aggiungere che il socio principale di Gazprom  in questa impresa destinata a rivitalizzare la regione assieme a tutto l’oriente russo, ma anche a far cadere un monopolio di fatto, è la tedesca Linde.

Però la cosa davvero interessante è che tutto questo non sarebbe mai nato se il noto politco, mestatore e corrotto Joe Biden, al tempo vice di Obama, uno di quei “competenti” a cui secondo il furbetto da mentecatti Santori, bisogna affidarsi senza pensieri, non avesse avuto la malaugurata idea di provocare il golpe in Ucraina con l’espulsione del legittimo presidente da parte di formazioni naziste  e oligarchi  dentro un regime fantoccio degli Stati Uniti. Il colpo di stato fu pensato quando il governo di Viktor Yanukovich aveva deciso di accettare generose condizioni russe per aderire alla sua Unione economica eurasiatica piuttosto che una vaga promessa di un possibile status di candidato all’adesione all’Ue e quindi a qualche imbecille dovette sembrare un colpo da maestro, senza minimamente pensare che invece avrebbe cambiato tutte le carte in tavola e non a favore di chi si ritiene il banco. Fino ad allora infatti i negoziati tra Mosca e Pechino per il gasdotto si stavano trascinando da più di dieci anni senza alcun costrutto, perché Cina e Russia non avevano idea di quanto accanitamente e ossessivamente gli Usa intendessero assediarli. Anzi i due Paesi erano, per quanto blandamente, rivali riguardo alle risorse dell’immenso territorio siberiano, ma col golpe a Kiev tutto divenne immediatamente chiaro, i responsabili dei due Paesi si resero conto che l’irresponsabilità americana e dei suoi ceti dirigenti non aveva limiti né ritegno: in poche settimane dopo tanti anni di melina, Mosca raggiunse un accordo finale con Pechino nell’ambito di un progetto che vedeva un perno politico ad Est, lontano dalla Nato. 

Insomma la hybris di ceti politici subalterni ai poteri economici e ai loro interessi ha fatto commettere loro un enorme passo falso risvegliando resistenze che prima erano state riposte in un cassetto e agevolando la formazione un blocco continentale di straordinaria potenza economica e militare  che prima era soltanto in uno stato larvale. La cosa è indirettamente ammessa anche da uno dei massimi rappresentanti e complici del sistema liberista, ovvero Emmanuel Macron che in una recente intervista all’Economist parla di un necessario riavvicinamento alla Russia rendendosi conto che la prima vittima di tutto questo è proprio l’Europa che pure ha tenuto bordone alle avventure Usa – Nato. Insomma ha cercato in qualche modo di accodarsi alla doppia politica della Germania che non vuole assolutamente essere tagliata fuori dal gioco adesso che il Pacifico ha sostituito l’Alantico come centro della geopolitica e da una parte aderisce alle sanzioni Usa, dall’altra le bypassa senza pensieri.  Forse è la rivolta sociale in Francia che porta Macron a meditare, anche sull’assenza reale di un’Europa che non è altro che un coacervo di ideologie commerciali guidate dalla Nato, ma non c’è il minimo dubbio che occorre ripensare completamente il futuro e rifiutare il presente se non si vuole trovarsi ai margini della carta geografica dove si accumulano le cacche delle mosche.


Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Magazines