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Gioco d’azzardo: come fu risolto il problema dai Borbone

Creato il 17 agosto 2018 da Vesuviolive

Gioco d’azzardo: come fu risolto il problema dai BorboneÈ risaputo che quello tra Napoli e il gioco del Lotto è un legame viscerale. La tombola napoletana, la Smorfia, con i molteplici significati che si attribuiscono ai novanta numeri, rappresentano uno dei baluardi identitari più importanti della cultura partenopea.

La nascita del gioco della tombola la si fa risalire al 1734, anno nel quale Carlo di Borbone si era appena insediato sul trono di Napoli. Il Lotto, già all’epoca, era molto diffuso nella città e in tutto il Regno ma era fuori legge. L’iniziatore della dinastia dei Borbone delle Due Sicilie decise di legalizzarlo, anche per incassare, seppur in percentuale, parte del denaro che la gente spendeva per tale attività.

Tale provvedimento non incontrò i favori di alcuni esponenti della Chiesa in quanto questi credevano che, con la legalizzazione del Lotto, la popolazione avrebbe avuto una grossa distrazione che l’avrebbe sviata dai suoi compiti religiosi.

Bisogna dire, però, che nonostante la legalizzazione del gioco del Lotto, continuava ad essere presente una serie di giochi che non erano regolamentati da nessuna legge e quindi d’azzardo. Furono molti i provvedimenti atti a ridurre la piaga. Tutti i giochi d’azzardo e le private lotterie vennero dichiarate fuori legge.

Le pene andavano dalla reclusione ad una multa che oscillava dai 100 ai 500 ducati e vennero ulteriormente inasprite col Reale Decreto del 11 ottobre 1826. Dovevano considerarsi colpevoli tutti coloro i quali concedevano un locale nel quale si sarebbe poi svolta l’attività o l’avrebbero in qualunque modo favorita. I denari, gli utensili e tutti gli oggetti che venivano messi al gioco sarebbero stati confiscati dalle autorità competenti.

Fu in questo modo che i Borbone regolamentarono in maniera netta la questione, legalizzando il Lotto e mettendo fuori legge tutte le altre forme di lotterie private e di gioco d’azzardo. La loro lungimiranza fu garanzia di vantaggio e beneficio, ancora una volta, per il regno e i loro sudditi.

Fonti:
– Codice per lo regno delle Due Sicilie, Palermo presso Giovanni Pedone, 1840

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