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Gioco Interiore: come gestirlo e renderlo funzionale nell’Atleta

Da Angelo Bonacci @PrometeoCoach

Gioco Interiore: come gestirlo e renderlo funzionale nell’Atleta
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Corso per diventare uno Sport Coach | Prometeo Coaching

Sempre più spesso si parla di Gioco Interiore e di come sia possibile governarlo al meglio per migliorare le prestazioni sportive dell’atleta. La domanda più comune è: come posso gestire il Gioco Interiore, superare l’interferenza e renderlo funzionale?

Il Gioco Interiore: come gestirlo e renderlo funzionale nell'Atleta

Circa 40 anni fa, Timothy Gallwey (uno dei padri fondatori del Coaching moderno), elaborò la teoria dell’Inner Game (Gioco Interiore) al fine di apportare un miglioramento nella prestazione degli atleti che seguiva. Secondo tale teoria, l’atleta impegnato in una competizione si trova a dover affrontare due differenti sfide: una contro l’avversario, l’altra contro se stesso. E’ di quest’ultima che il Gioco Interiore rappresenta il fulcro portante.

Quante volte ti è capitato di affrontare una prestazione sportiva (mi riferisco sia al giorno della gara che ai giorni o mesi che la precedono) dove l’angoscia ha influito così tanto sul tuo modo di agire da non permetterti di raggiungere ciò che desideravi o di farlo ma non con i risultati sperati?

Molto spesso a questa domanda non si riesce a dare una risposta efficace per due motivi: il primo perché non si è consapevoli che ciò che pensiamo ha un impatto (a volte limitante) sulle proprie azioni; il secondo motivo è che nonostante ci si rende conto di quanto è forte il nostro gioco interiore, non si hanno gli strumenti per contrastarlo o, meglio ancora, gestirlo.

Quale influenza ha sulla prestazione sportiva il gioco interiore ed in che modo è possibile gestirlo?

Il Gioco Interiore - FASE 1

La prima fase, che ritengo indispensabile, è quella di acquisire una migliore consapevolezza del proprio gioco interiore, ovvero del rapporto esistente tra il “SE’ PENSANTE” e il “SE’ AGENTE” ed osservare in che modo tale “conversazione con se stessi” condiziona le proprie azioni atletiche (e non solo).

Ti propongo, a tal proposito, un esercizio semplice, ma allo stesso tempo efficace, che può aiutarti a far emergere questo meccanismo e chiarire maggiormente in che modo influisce sulla tua vita:

  • Prendi un foglio di carta e scrivi un episodio che ti capita di vivere quando ti alleni o mentre sei in gara (racconta il fatto senza aggiungere valutazioni o giudizi);
  • Prova a descrivere COSA dici a te stesso ed in che modo lo dici. Se ti può essere utile, adopera delle misurazioni di riferimento: ad es. “quanto sei prescrittivo” in una scala da 0 a 5? (0 non lo sei affatto, 5 lo sei al massimo);
  • Cerca di descrivere almeno 3/4 episodi che possano portati ad individuare un meccanismo abituale che condiziona sensibilmente la tua prestazione o gli elementi caratteristici della stessa.

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Il Gioco Interiore - FASE 2

Dopo essere arrivato ad un miglior livello di consapevolezza, puoi passare al modo in cui è possibile gestire al meglio il meccanismo che hai individuato come gioco interiore. Attenzione: non è necessario cercare di eliminare i meccanismi individuati, ma definire quelli che limitano il tuo agire e riprogrammarli in modo che possano essere per te più utili ed efficaci.

Il fine di tutto questo discorso è permetterti di arrivare a dei risultati tangibili che possano sviluppare le tue abilità mentali e permetterti di acquisire uno stato di “concentrazione rilassata”: questo ti permetterà di calmare il SE1 e, allo stesso tempo, di far agire il SE2 in perfetta autonomia per l’ottimizzazione della massima prestazione.

Per poter raggiungere il risultato che ti ho appena descritto, è importante saper sviluppare alcune abilità:

  1. Abbandonare il giudizio. L’esecuzione di un gesto atletico è di per sé un fatto, niente di più. Aggiungere una valutazione di carattere negativo o positivo induce l’atleta ad aggiungere una interferenza nella massimizzazione della prestazione. Giudicarsi implica un’elaborazione di pensieri che, nella maggior parte dei casi, approdano al “cosa c’è che non va”. La naturale conseguenza di ciò implica la ricerca di una soluzione correttiva. Quest’ultima spinge l’atleta a compiere uno sforzo ulteriore che corrisponde ad emettere un comando prescrittivo verso il SE2. Quest’ultimo sarà costretto, in tal modo, a dare il meglio di sé e questo sforzo inibisce lo stato di autonomia e rilassatezza necessari affinché il gesto atletico sia fluido e composto.
  2. Apprendere in maniera naturale. Si tratta del più antico e naturale processo di apprendimento umano (ma anche delle specie animali): l’osservazione!! Osservare in che modo compiamo i nostri gesti atletici è una parte fondamentale dell’apprendimento naturale per il SE2. Se ci pensi, i bambini imparano a camminare e a fare la maggior parte delle loro azioni solo attraverso l’osservazione di chi hanno intorno. Non hanno bisogno di istruzioni né di giudizi positivi o negativi, svolgono il loro compito per tentativi fino a raggiungere il risultato desiderato.

Anche in questo caso ti propongo un esercizio utile al raggiungimento dello scopo sopra descritto:

  • Prendi un foglio di carta e descrivi uno o più episodi che ti hanno portato ad una prestazione che hai ritenuto non soddisfacente;
  • Descrivi il fatto con le sue caratteristiche oggettive. Di fianco aggiungi che tipo di giudizio hai espresso su di te, su ciò che hai fatto e su come lo hai fatto. Scrivi esattamente le parole che hai utilizzato in quella occasione;
  • Descrivi uno o più episodi che ti hanno portato ad una prestazione eccellente, nella quale il risultato che hai conseguito ti ha soddisfatto;
  • Descrivi il fatto con le sue caratteristiche oggettive. Di fianco aggiungi che tipo di giudizio hai espresso su di te, su ciò che hai fatto e su come lo hai fatto. Scrivi esattamente le parole che hai utilizzato in quella occasione.

Una delle prime abilità che apprenderai attraverso questi semplici esercizi è quella di esprimere una consapevolezza senza giudizio. La privazione del giudizio porta con sé anche tutte le aspettative, le ansie e lo stress che si agganciano alla “necessità” del miglioramento.

Tale abilità di permetterà di effettuare un secondo ed altrettanto importante passaggio: il riconoscimento delle proprie abilità interiori e lo sviluppo di una maggior fiducia nei propri confronti. Difatti, riconoscere le proprie capacità e abilità permette di sviluppare una maggior fiducia nel SE agente. Al contrario, giudicarsi porta ad aumentare il conflitto con il SE pensante.

Abbassare il tuo Gioco interiore vuol dire, in definitiva, migliorare il dialogo interno promuovendo lo sviluppo di un apprendimento naturale e di una maggior fiducia in se stessi.

LUCA LISTORTI - Coach Professionista, Formatore e Tutor della Scuola Italiana di Sport Coaching. Grande appassionato di Sport. Ha ricevuto la Medaglia di Bronzo al Valore Atletico dal Coni. Pratica nuoto, subacquea, corsa, sci, ciclismo, vela e triathlon. E’ esperto di motivazione, autoefficacia, mental thoughtness, team coaching e tecniche per la gestione dei conflitti.

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